L’universo femminile di Man Ray celebrato attraverso la grande mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo a Palazzo Roverella. Dal 13 novembre 2026 al 31 gennaio 2027 a Rovigo, “Man Ray. Il maestro del Surrealismo” mette in scena i ritratti femminili che restituiscono non soltanto la straordinaria inventiva dell’artista, ma anche la complessità delle relazioni che alimentarono il suo lavoro.
La mostra non rappresenta soltanto uno degli eventi più attesi della prossima stagione culturale, ma inaugura un programma che conferma l’ambizione del Roverella di consolidare ulteriormente il proprio ruolo nel panorama espositivo nazionale ed europeo.
Man Ray. Il maestro del Surrealismo
L’esposizione celebra l’universo anticonvenzionale di un autore cardine del Novecento, capace di tracciare percorsi visivi inediti che ancora oggi offrono spunti preziosi al linguaggio visivo contemporaneo. Curata da Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca, la mostra ha il suo punto di forza nel carattere scientifico e nella caratura delle partnership internazionali coinvolte, creando così un evento di eccezionale rilievo nel panorama culturale nazionale ed europeo.
Il percorso espositivo può vantare infatti la collaborazione diretta con istituzioni come il Man Ray Trust di New York e la Photothèque Man Ray di Parigi, garantendo così una selezione dai rigorosi standard conservativi e conoscitivi.
Kiki, Lee e Juliet: le muse dell’artista
Nella Parigi del primo dopoguerra, tra gli atelier di Montparnasse, i caffè frequentati dagli artisti e le notti animate da ballerine e modelle, Man Ray trovò un ambiente ideale per dare forma alla propria idea di arte. Per lui, come per molti esponenti del Surrealismo, la sessualità era una forza vitale, un territorio di libertà espressiva da esplorare senza tabù. Le donne che attraversarono la sua esistenza furono amanti, muse, complici e interlocutrici artistiche, protagoniste di immagini capaci di trasformare la fotografia in un linguaggio nuovo. Tre donne, in particolare, segnarono profondamente la sua vita: Kiki de Montparnasse, Lee Miller e Juliet Browner, simboli di una femminilità diversa e libera.
Kiki de Montparnasse
Quando arrivò a Parigi nel 1921, Man Ray incontrò Alice Prin, passata alla storia come Kiki de Montparnasse, figura emblematica della bohème parigina. Ballerina, cantante e modella, Kiki incarnava uno spirito libero e anticonformista. La sua bellezza colpì immediatamente il fotografo, che ne esaltò i tratti in immagini destinate a diventare celebri. In Le Violon d’Ingres, il suo corpo nudo, fotografato di schiena e trasformato attraverso l’aggiunta di due effe musicali, diventa uno strumento dalle suggestioni surreali.
In Noire et blanche, invece, il volto della donna dialoga con una maschera africana, in una composizione di raffinata ambiguità. La loro relazione durò, tra passioni e conflitti, fino al 1929. Kiki continuò a essere un’icona dell’avanguardia, ma gli ultimi anni furono segnati dalla povertà e dalla dipendenza da alcol e droghe.
Lee Miller
Un’altra figura fondamentale fu Lee Miller, incontrata nel 1929 al Bateau Ivre, locale frequentato dagli artisti a Parigi. Bellissima e determinata, Miller divenne allieva, collaboratrice e compagna di Man Ray, sviluppando rapidamente una propria identità artistica. La loro relazione, intensa e tormentata, si concluse nel 1932, lasciando tracce profonde nelle rispettive carriere.
Miller avrebbe poi intrapreso una straordinaria esperienza come fotografa e corrispondente di guerra, documentando anche gli orrori dei campi di concentramento nazisti. Celebri sono le immagini realizzate da David E. Scherman che la ritraggono nella vasca da bagno di Hitler, a Monaco, nel 1945. Nei ritratti firmati da Man Ray, il suo volto e il suo sguardo restituiscono tutta la tensione di un rapporto in cui attrazione, Juricerca e creatività si intrecciano.
Juliet Browner
Diversa, ma altrettanto profonda, fu la storia con Juliet Browner, ballerina conosciuta a Los Angeles, in un jazz club. Man Ray rimase affascinato dalla sua bellezza e dalla sua disinvoltura. La fotografò, la dipinse e la disegnò, trovando in lei una presenza costante e una fonte inesauribile d’ispirazione. Nel 1946 i due si sposarono con una doppia cerimonia insieme agli amici Max Ernst e Dorothea Tanning. Tornati a Parigi nel 1951, rimasero insieme fino alla morte dell’artista, nel 1976. Oggi riposano nella stessa tomba al cimitero di Montparnasse.

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