Fino al 31 gennaio 2027, Palazzo Reale di Milano ospita “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, una grande mostra dedicata alla celebre dinastia di pittori fiamminghi e al ruolo che ebbe nella trasformazione della pittura europea tra XVI e XVII secolo.
Attraverso oltre 80 dipinti, disegni e stampe, l’esposizione ricostruisce non solo la storia della famiglia Brueghel, ma anche la nascita e la diffusione di generi destinati a caratterizzare la pittura moderna: paesaggio, natura morta, scene di vita quotidiana, battaglie, allegorie e rappresentazioni mitologiche.
Il progetto, promosso dal Comune di Milano – Cultura e prodotto da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE, nasce da un’idea di Bernard Aikema ed è curato da Carlotta Striolo. L’obiettivo è proporre una visione del Rinascimento non limitata all’Italia, ma fondata sugli intensi scambi culturali e artistici tra Italia, Fiandre, Germania e Paesi Bassi.
Il “brand” Brueghel
Il percorso prende avvio da Pieter Bruegel il Vecchio, considerato il capostipite della dinastia. Erede della tradizione di Hieronymus Bosch, Bruegel se ne distacca progressivamente, sostituendo alle visioni popolate da demoni, mostri e allegorie cosmiche una rappresentazione più concreta della realtà. La neve, il fango, i campi, le feste, il lavoro e la vita quotidiana dei contadini diventano soggetti centrali. Il paesaggio assume così un’importanza sempre maggiore e persone comuni, contadini e bambini diventano protagonisti delle composizioni.
Dietro l’apparente semplicità delle scene si nasconde però una grande complessità culturale. Le immagini contengono riferimenti e significati destinati anche a un pubblico colto. Le invenzioni di Bruegel il Vecchio, inizialmente non prodotte in modo seriale, saranno successivamente trasformate dai figli in modelli destinati a una più ampia diffusione.
La seconda generazione Brueghel
Un ruolo fondamentale è infatti svolto da Pieter Brueghel il Giovane, primogenito dell’artista. Attraverso la propria bottega, egli riprende numerosi soggetti paterni, realizzando molte varianti di paesaggi innevati, feste contadine e scene di vita quotidiana. La ripetizione dei modelli più richiesti contribuisce alla diffusione delle immagini e alla costruzione di quello che la mostra definisce il “brand Brueghel”.
La bottega diventa parte di un sistema produttivo complesso, nel quale collaborano copisti specializzati e nel quale le opere vengono replicate e adattate alle esigenze di un mercato dell’arte in espansione. Questo fenomeno rende particolarmente complesso il problema delle attribuzioni. Gli studiosi devono spesso stabilire se un’opera sia stata realizzata dal maestro, dai suoi figli oppure da artisti della cerchia.
La mostra dedica grande spazio anche a Jan Brueghel il Vecchio, secondogenito di Pieter. La sua carriera fu fortemente influenzata dai soggiorni italiani. Durante il viaggio nella Penisola entrò in contatto con nuovi ambienti artistici e conquistò importanti committenti. Tra questi vi fu il cardinale Federico Borromeo, grande collezionista di pittura fiamminga.
Anche Roma ebbe un ruolo importante nella carriera italiana dell’artista. In mostra sono presenti opere provenienti dalla Collezione Colonna, tra cui “Enea e Sibilla nell’Oltretomba” e “Orfeo canta per Plutone e Proserpina”. Jan sviluppò inoltre nuovi soggetti, come paradisi terrestri, allegorie degli Elementi e delle Stagioni, composizioni floreali e scene mitologiche.
L’influenza dei Brueghel in Europa
L’influenza della famiglia superò inoltre i confini italiani. Praga, e in particolare la corte dell’imperatore Rodolfo II, rappresentò un altro importante centro di elaborazione e diffusione dei modelli bruegheliani. Le formule sviluppate da Jan, soprattutto nei piccoli paesaggi, nei paradisi terrestri e nelle allegorie, furono riprese da artisti come Roelant Savery e Pieter Stevens. La mostra allarga infine lo sguardo ad Anversa, Amsterdam e Haarlem, centri culturali ed economici nei quali le invenzioni dei Brueghel furono rielaborate.
Artisti come Lucas van Valckenborch, Roelandt Savery, Pieter Stevens e Paul Bril contribuirono allo sviluppo di paesaggi, scene contadine e nature morte. La vicenda dei Brueghel si inserisce quindi nella trasformazione del mercato artistico europeo. La crescita della borghesia e del collezionismo privato aumentò il numero degli acquirenti e permise agli artisti di specializzarsi in soggetti specifici.
La famiglia Brueghel contribuì così alla progressiva definizione dei generi pittorici moderni. Il percorso di Palazzo Reale mostra infine un’Europa attraversata da artisti, opere e idee, nella quale gli scambi tra diverse tradizioni artistiche contribuirono a costruire il volto della pittura del Seicento.
Immagine copertina: Pieter Bruegel il Vecchio (compia antica da); La danza nuziale, 1566 circa; Anversa, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten.

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