Chi è l’autore italiano più amato all’estero? Il verdetto tra storia e contemporaneità

Dall’immenso successo storico certificato dall’UNESCO al trionfo contemporaneo sul New York Times: ecco l’autore, anzi gli autori italiani più amati al mondo.

Chi è l'autore italiano più amato all'estero Il verdetto tra storia e contemporaneità

La letteratura italiana possiede una magia singolare: sa essere intimamente radicata nei vicoli polverosi, nei dialetti e nei chiaroscuri della nostra penisola, eppure capace di parlare all’anima di chi vive a Tokyo, New York, Parigi o Buenos Aires.

Ma se ci fermiamo a guardare gli scaffali delle librerie internazionali, sorge spontanea una domanda che ogni appassionato di libri si è posto almeno una volta: chi è davvero l’autore italiano più amato e celebrato oltre i nostri confini?

Qual è l’autore italiano più amato all’estero?

Per rispondere senza cadere nella trappola del campanilismo o delle opinioni passeggere, occorre distinguere tra due dimensioni complementari: il fenomeno contemporaneo che domina il gusto dei lettori di oggi e il gigante storico che ha conquistato ogni angolo del pianeta. In entrambi i casi, a parlare sono dati e fonti autorevoli.

Il trionfo contemporaneo: Elena Ferrante e la consacrazione del New York Times

Se guardiamo alla narrativa contemporanea e al consenso critico e di pubblico degli ultimi vent’anni, la risposta porta un nome preciso: Elena Ferrante.

A certificarne il primato globale non sono solo le milioni di copie vendute in oltre cinquanta Paesi o il conio del termine Ferrante Fever da parte dei media anglosassoni, ma un verdetto critico di portata storica: l’indagine condotta dal New York Times Book Review, che ha coinvolto oltre 500 tra scrittori, saggisti, critici letterari, poeti e addetti ai lavori internazionali per eleggere i migliori cento libri del XXI secolo.

Al primo posto assoluto della classifica mondiale si è posizionato “L’amica geniale” (My Brilliant Friend), superando colossi della narrativa mondiale come Philip Roth, Cormac McCarthy, Kazuo Ishiguro e Joan Didion. Il quotidiano statunitense ha descritto l’epopea di Elena Greco e Lila Cerullo non solo come un capolavoro socioculturale, ma come uno dei vertici emotivi e psicologici della narrativa mondiale moderna. La capacità di Ferrante di scavare nelle contraddizioni dell’amicizia femminile, nei conflitti di classe e nell’eredità del dopoguerra ha travalicato ogni confine geografico, trasformando il rione napoletano in un teatro dell’anima universale.

Il primato assoluto di tutti i tempi: Carlo Collodi e l’UNESCO

Se però allarghiamo lo sguardo alla storia universale della letteratura e misuriamo l’amore dei lettori attraverso la diffusione linguistica, il gradino più alto del podio spetta a Carlo Collodi.

A documentarlo in modo inoppugnabile è l’Index Translationum dell’UNESCO, il registro internazionale delle traduzioni dell’agenzia culturale delle Nazioni Unite, integrato dalle periodiche rilevazioni dell’Atlante globale della traduzione. Con Le avventure di Pinocchio, Collodi risulta l’autore italiano più tradotto in assoluto: il burattino di legno ha superato il traguardo delle 260 traduzioni tra lingue e dialetti in tutto il mondo, posizionandosi al vertice delle opere letterarie non religiose più tradotte dell’intera storia umana.

Dall’Europa alle Americhe, dal Giappone al mondo arabo, la favola amara e salvifica del pezzo di legno che impara a diventare umano attraverso l’errore, la colpa e l’affetto continua a essere ristampata, adattata e amata da generazioni eterogenee. Un successo immortale che vede Collodi superare nei numeri persino monumenti come la Divina Commedia di Dante Alighieri o Il Principe di Niccolò Machiavelli.

La traccia indelebile del Novecento: Eco e Calvino

Accanto a Ferrante e Collodi, i rapporti annuali dell’AIE (Associazione Italiana Editori) sull’export dei diritti editoriali e la circolazione delle nostre lettere all’estero ricordano come il canone italiano sia retto da altre due figure monumentali del Novecento. La prima è Umberto Eco: il suo capolavoro, Il nome della rosa, tradotto in quasi 50 lingue e forte di oltre 50 milioni di copie vendute nel mondo, ha dimostrato che un giallo filosofico e medievale poteva conquistare sia le vette delle classifiche popolari sia le cattedre universitarie.

Il secondo è Italo Calvino: celebrato nei dipartimenti di letteratura di tutti i continenti, con testi come “Le città invisibili” e “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, è l’autore di culto per antonomasia, considerato maestro assoluto di precisione, leggerezza e architettura narrativa.

La forza della nostra letteratura risiede nella sua vertiginosa capacità di rendere l’esperienza locale uno specchio universale: dalle strade polverose di una Napoli del dopoguerra fino all’officina toscana di Geppetto, i nostri scrittori hanno saputo raccontare cosa significa perdersi, desiderare, soffrire e crescere. Quando una storia riesce a farlo con tale forza, il confine tra ciò che è italiano e ciò che appartiene all’umanità intera cessa semplicemente di esistere.

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