Per secoli la storia della conoscenza è stata raccontata soprattutto attraverso i nomi degli uomini, mentre molte donne che hanno lavorato negli stessi laboratori, osservato gli stessi corpi, studiato le stesse piante e prodotto opere scientifiche sono rimaste ai margini della memoria.
Cera di Christine Wunnicke parte proprio da questa zona d’ombra e porta al centro della narrazione due figure del Settecento francese: Marie Biheron e Madeleine Basseporte. Una studia il corpo umano e realizza modelli anatomici in cera, l’altra osserva e disegna il mondo vegetale; entrambe sono autodidatte e devono trovare il modo di esercitare il proprio talento in una società che considera il sapere un territorio prevalentemente maschile. Wunnicke ne fa però qualcosa di più di due simboli dell’emancipazione: restituisce loro desideri, contraddizioni, ironia e soprattutto un legame che progressivamente diventa amore.
“Cera” di Christine Wunnicke, tradotto da Chiara Liso, L’orma
Il romanzo comincia nella Parigi del 1773 con un’immagine difficile da dimenticare. Marie Biheron ha appena quindici anni quando entra in una caserma e domanda di poter comprare un cadavere. Il suo interesse non nasce dal macabro, ma dalla necessità di conoscere: vuole comprendere il corpo umano osservandolo direttamente, in un’epoca nella quale per una ragazza avvicinarsi all’anatomia significa oltrepassare una frontiera sociale prima ancora che scientifica.
Marie è destinata a diventare una celebre creatrice di modelli anatomici in cera, riproduzioni attraverso le quali il corpo può essere studiato anche quando quello reale non è disponibile. È proprio questa materia malleabile, capace di imitare pelle, organi e tessuti, a fornire al romanzo il suo titolo e una delle sue immagini più potenti: conoscere significa rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto.
Alla storia di Marie si intreccia quella di Madeleine Basseporte, illustratrice botanica che lavora per il re di Francia. Il suo universo sembra lontanissimo dai cadaveri e dalle dissezioni: è fatto di fiori, foglie, colori e osservazione minuziosa della natura. Eppure le due donne condividono qualcosa di fondamentale.
Entrambe hanno costruito il proprio sapere fuori dai percorsi tradizionali, entrambe devono confrontarsi con istituzioni che concedono alle donne uno spazio limitato e soprattutto entrambe possiedono una curiosità che non accetta facilmente i confini imposti. Quando le loro vite si incontrano, Wunnicke trasforma l’affinità intellettuale in una relazione sentimentale, facendo dialogare la ricerca della conoscenza con quella del desiderio.
Due donne realmente esistite che la storia ha lasciato ai margini
Uno degli aspetti più affascinanti di Cera è proprio la scelta di costruire un romanzo intorno a due esistenze storiche poco conosciute dal grande pubblico. Non regine, nobildonne celebri o protagoniste degli avvenimenti politici, ma donne che hanno contribuito alla cultura scientifica e artistica attraverso il proprio lavoro. Wunnicke ribalta così la prospettiva abituale del romanzo storico: la grande Storia rimane sullo sfondo mentre in primo piano entrano persone che hanno dovuto conquistarsi persino il diritto di essere considerate parte di quella storia.
Il punto decisivo non è soltanto ricordare che siano esistite, ma mostrare quali ostacoli accompagnassero il loro desiderio di conoscere. Marie e Madeleine abitano un mondo nel quale l’accesso alle istituzioni, all’istruzione e alle professioni dipende profondamente dal genere. Essere autodidatte significa allora molto più che imparare senza un maestro: significa costruire percorsi alternativi perché quelli ufficiali non sono stati pensati per accoglierle. La conoscenza assume quindi anche una dimensione politica. Ogni volta che una delle due osserva, studia, rappresenta o comprende qualcosa, sta esercitando un’autonomia che la società non considera scontata.
Il corpo e il fiore: due modi diversi di conoscere il mondo
Wunnicke accosta due discipline apparentemente lontane e crea attraverso di esse una suggestiva simmetria. Madeleine disegna la superficie visibile della natura, ne osserva le forme e tenta di restituirle attraverso l’illustrazione; Marie, al contrario, penetra sotto la superficie del corpo e cerca di riprodurne la struttura attraverso la cera. Una guarda il fiore, l’altra ciò che normalmente viene nascosto dalla pelle, ma entrambe trasformano l’osservazione in conoscenza e la conoscenza in rappresentazione. Arte e scienza cessano così di apparire come due territori separati.
La cera diventa in questo senso una materia particolarmente significativa. Può assumere la forma del corpo, conservarne un’immagine e trasformare qualcosa di destinato alla decomposizione in un oggetto capace di sopravvivere. Anche il romanzo compie un’operazione simile con le sue protagoniste: recupera due vite lontane e tenta di restituire loro forma attraverso la letteratura. Dove la documentazione storica inevitabilmente lascia vuoti, l’immaginazione narrativa può interrogare ciò che potrebbe essere accaduto fra un evento e l’altro, restituendo alle figure storiche una dimensione quotidiana e sentimentale che gli archivi spesso non conservano.
Una storia d’amore tra donne nel cuore del Settecento
È soprattutto il rapporto fra Marie e Madeleine a impedire che Cera diventi semplicemente un romanzo sulle donne dimenticate dalla storia della scienza. Il loro legame nasce all’interno di una comune passione per il sapere, ma si trasforma progressivamente in qualcosa di più intimo. La dimensione queer non appare quindi come un elemento separato dalla loro vicenda intellettuale: conoscenza, libertà e desiderio appartengono allo stesso movimento attraverso il quale le due protagoniste cercano di definire autonomamente la propria esistenza.
Questa prospettiva permette anche di osservare il passato evitando di ridurlo a una versione incompleta del presente. Marie e Madeleine vivono in un’epoca con categorie, possibilità e limiti differenti dai nostri, ma proprio per questo la loro relazione permette di ricordare quanto le esperienze affettive tra persone dello stesso sesso abbiano una storia molto più lunga delle parole contemporanee con cui oggi le definiamo. Wunnicke sceglie di raccontarle non soltanto come donne eccezionali per ciò che hanno realizzato, ma come persone capaci di desiderare, innamorarsi e costruire legami fuori dalle aspettative sociali.
Parigi prima della Rivoluzione, quando il sapere comincia a cambiare il mondo
Sul fondo delle loro vite si muove inoltre una Francia vicina a una trasformazione enorme. Siamo negli ultimi decenni dell’Ancien Régime e Parigi è attraversata da un fermento intellettuale che rende ancora più interessante la condizione delle protagoniste: si discute di ragione, natura e conoscenza mentre l’accesso concreto al sapere continua a essere profondamente diseguale. La contraddizione è evidente. Una società può proclamare l’importanza della ragione e contemporaneamente decidere chi abbia davvero il diritto di esercitarla.
Marie e Madeleine diventano così due punti di osservazione privilegiati di un’epoca che sta cambiando senza essere ancora riuscita a liberarsi delle proprie gerarchie. La rivoluzione evocata dal romanzo non riguarda soltanto ciò che accadrà alla Francia, ma qualcosa di più piccolo e quotidiano: la possibilità di entrare in luoghi dai quali si era esclususe, produrre sapere, vivere del proprio lavoro e scegliere chi amare. La Storia con la maiuscola si prepara a trasformare un paese; le due protagoniste stanno già conducendo, nelle loro esistenze, rivoluzioni molto più silenziose.
Christine Wunnicke e il Premio Büchner 2026
La nuova edizione italiana di Cera arriva inoltre in un momento particolarmente significativo per Christine Wunnicke, indicata sulla fascetta come vincitrice del Premio Büchner 2026. È un riconoscimento che invita anche a riscoprire una scrittrice capace di avvicinarsi alla storia da prospettive laterali, interessandosi alle esistenze eccentriche, alle identità difficili da racchiudere nelle categorie e ai punti in cui la documentazione storica può incontrare l’invenzione letteraria.
In Cera questa sensibilità trova un soggetto particolarmente fertile perché Biheron e Basseporte consentono di raccontare contemporaneamente la storia delle donne, quella della scienza, dell’arte e del desiderio. Il risultato promette quindi di muoversi lontano dalla rigidità di certa narrativa storica: il Settecento non è una scenografia decorativa, ma un mondo nel quale osservare quanto possa essere difficile per una persona diventare ciò che desidera quando non esiste ancora un posto preparato per lei.
Perché leggere “Cera”
Cera può interessare chi cerca nel romanzo storico non soltanto la ricostruzione di un’epoca, ma il recupero di storie rimaste ai margini del racconto ufficiale.
Marie Biheron e Madeleine Basseporte permettono di interrogare una domanda che continua a riguardarci: quante persone sono scomparse dalla memoria collettiva non perché ciò che fecero fosse irrilevante, ma perché appartenevano alle categorie alle quali la Storia concedeva meno spazio? Christine Wunnicke risponde attraverso la letteratura, riportando alla luce due donne innamorate del sapere e trasformando il loro incontro in una storia di libertà intellettuale e sentimentale.
Ne emergono due donne che non chiedono semplicemente di essere ricordate come eccezioni, ma di essere riconosciute nella complessità delle loro vite. Scienziate e artiste, autodidatte e professioniste, donne che desiderano altre donne e che cercano uno spazio in un mondo costruito prevalentemente dagli uomini: figure che la letteratura può finalmente riportare al centro del quadro.

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