Capita a tutti, prima o poi, mentre ci si lava le mani e ci si allunga verso il portasciugamani: come si chiama, al singolare, quel rettangolo di morbida spugna o di lino? Dire “passami l’asciugamano” viene naturale a molti, ma ad altri suona strano o persino impreciso. Dopotutto, quando ci laviamo, non ci asciughiamo una mano sola, ma entrambe. E se le mani sono due, perché mai il singolare dovrebbe terminare con la -o? Non sarebbe più logico dire “un asciugamani”?
Il dilemma non è affatto banale e tormenta da decenni studenti, appassionati di lingua e persino i linguisti più illustri. Per capire quale sia la forma corretta, e soprattutto perché la lingua italiana si comporti in questo modo apparentemente bizzarro, occorre addentrarsi nei meccanismi dei nomi composti, fare un piccolo viaggio nella storia della nostra lingua e scoprire che la logica formale e l’uso quotidiano non sempre camminano di pari passo.
La struttura dei nomi composti: verbo più sostantivo
Dal punto di vista grammaticale, asciugamano appartiene alla diffusissima categoria dei composti esocentrici formati da un verbo e un sostantivo (in questo caso, il verbo asciugare e il sostantivo mano). La funzione di queste parole è quella di indicare lo strumento o la persona che compie l’azione espressa dal verbo nei confronti dell’oggetto indicato dal nome: il cavatappi cava i tappi, il grattacielo gratta il cielo, lo spazzaneve spazza la neve, l’asciugamano asciuga la mano.
Nella lingua italiana, quando un verbo si unisce a un sostantivo per creare un nome composto, il sostantivo di partenza può trovarsi al singolare o al plurale:
Verbo + nome singolare: portafoglio, parabrezza, passaporto, rompicapo.
Verbo + nome plurale: asciugacapelli, cacciavite, salvagente, portachiavi, lavastoviglie.
Nel caso di asciugamano, la forma standard tradizionale codificata dalle grammatiche sceglie la combinazione con il sostantivo al singolare: asciuga + mano = asciugamano.
Di conseguenza, la regola classica dell’italiano standard prevede un paradigma ben preciso:
Singolare: l’asciugamano (o un asciugamano)
Plurale: gli asciugamani (o degli asciugamani)
La tentazione delle due mani: perché diciamo “un asciugamani”?
Se la regola grammaticale della tradizione prescrive l’asciugamano al singolare, perché allora tantissime persone dicono e scrivono spontaneamente «un asciugamani»?
La ragione è prima di tutto semantica e anatomica. Il parlante comune avverte una forte spinta logica: poiché l’azione dell’asciugarsi riguarda quasi sempre entrambe le mani, il cervello tende ad associare l’oggetto al plurale del sostantivo (le mani), esattamente come avviene per l’asciugacapelli (non asciughiamo un solo capello) o per il portachiavi (che raccoglie più chiavi).
I dizionari italiani contemporanei registrano da tempo questa tendenza e non la bocciano categoricamente. La forma asciugamani usata come singolare viene infatti considerata una variante colloquiale o regionale ammissibile, trattata come un sostantivo maschile invariabile:
Un asciugamani pulito (singolare)
Due asciugamani puliti (plurale)
Esiste perfino una terza via, diffusa nell’uso orale di alcune regioni: considerare asciugamano del tutto invariabile, dicendo “un asciugamano” al singolare e “gli asciugamano” al plurale. Sebbene quest’ultima forma sia meno comune nello scritto formale, dimostra quanto questa parola continui a “oscillare” nelle abitudini linguistiche degli italiani.
Il mistero del genere: perché è maschile se “la mano” è femminile?
Un’altra curiosità affascinante riguarda il genere grammaticale. La parola mano è uno dei pochi sostantivi femminili della lingua italiana che terminano in -o (la mano, le mani). Perché allora diciamo il o un asciugamano, volgendolo al maschile?
Virgilio Sapere
Qui la regola della formazione delle parole è chiarissima: nei composti formati da verbo + sostantivo che indicano oggetti inanimati o strumenti, il genere dell’intero composto non è ereditato dal sostantivo interno (la mano), ma viene assegnato in modo maschile. In italiano, il maschile funge da genere predefinito per gli strumenti: il portaerei (anche se la nave è femminile), il cacciavite, il parafulmine, il lavavetri. Di conseguenza, asciugamano è sempre maschile, sia al singolare sia al plurale.
Un viaggio nella storia e nella letteratura
La disputa tra asciugamano e asciugamani non è un’invenzione dei social network o dei dubbi moderni: affonda le sue radici nei secoli passati, come documentato anche da studi dell’Accademia della Crusca. Forme simili a sciugamano o sugamani erano ampiamente diffuse già nel Rinascimento e persino prima.
Già nel Quattrocento e nel Cinquecento si ritrovano attestazioni scritte di questo termine negli inventari toscani. Una delle testimonianze più celebri risale al 1503, in una lettera indirizzata a Niccolò Machiavelli dalla moglie Marietta Corsini, in cui compare la variante sciugamano. Nel 1585, lo scrittore ravennate Tommaso Garzoni utilizzava invece la forma sugamani nei suoi scritti.
Nel corso dei secoli, la forma l’asciugamani al singolare è comparsa nelle opere di celebri drammaturghi del Seicento e, in tempi più recenti, nelle opere umoristiche di Achille Campanile, maestro del gioco linguistico, che amava cogliere e valorizzare le sottili incongruenze del parlato quotidiano.
Cosa scegliere nella scrittura quotidiana?
Come orientarsi dunque nell’uso pratico di tutti i giorni? Se state redigendo un testo formale, un articolo di giornale, un saggio o un tema scolastico, la scelta più sicura ed elegante rimane quella prescritta dalla grammatica tradizionale: l’asciugamano per il singolare e gli asciugamani per il plurale.
Se invece vi trovate in un contesto informale, in una conversazione familiare o in un dialogo narrativo che vuole riprodurre il parlato reale, utilizzare l’asciugamani al singolare non è una svista imperdonabile, bensì una testimonianza di come la lingua viva si adatti alla percezione della realtà. Dopotutto, la bellezza della lingua italiana risiede proprio nella sua capacità di intrecciare il rigore delle norme secolari con la vitalità delle abitudini di chi, ogni giorno, la tiene viva tra le mani.
Scopri altri dubbi linguistici tra i più ricorrenti della lingua italiana

Condividi questo articolo