Se siete amanti delle atmosfere cupe, dei misteri storici e delle trame in cui il passato riemerge per chiedere un conto di sangue, preparatevi. Dal 6 ottobre ha fatto il suo trionfale ingresso nelle librerie italiane “Il fantasma di Venezia” del maestro del thriller storico Matteo Strukul. Pubblicato nella collana Nuova Narrativa Newton da Newton Compton Editori, il libro promette di trascinare i lettori in una Serenissima inedita: nera, fosca e totalmente piegata dalla disperazione.
“Il fantasma di Venezia” di Matteo Strukul
aSiamo nel 1630. Sono ormai trascorsi dodici anni dalla conclusione della guerra che ha visto la Serenissima contrapporsi ai pirati Uscocchi, nonché dalla sanguinosa e spietata repressione della celebre Congiura di Bedmar. Eppure, quelle vicende non sembrano voler appartenere al passato. Mentre una terribile epidemia di peste inizia a dilagare inarrestabile tra le calli e i campielli della città lagunare, un assassino avvolto nel mistero comincia a mietere vittime.
Il bersaglio non è casuale: vengono uccisi, uno dopo l’altro, tutti coloro che avevano contribuito in modo decisivo alla caduta dei congiurati. Il modus operandi del killer è agghiacciante, poiché le vittime vengono rinvenute con la gola squarciata. Accanto ai cadaveri, l’assassino lascia una sola, terribile firma vergata con il sangue stesso delle vittime: «Siate maledetti».
Giustizieri, zaffi e la disperata lotta contro il morbo
A indagare su questa spietata vendetta, maturata nell’ombra per più di un decennio, scendono in campo due figure chiave e contrapposte. Da una parte c’è Marco Valier, che ricopre il ruolo di capo degli sbirri e degli zaffi. Dall’altra si muove lo Spettro di Venezia, un giustiziere mascherato noto al popolo con il nome di El Caigo. Sullo sfondo di questa incalzante caccia all’uomo, la lotta per la sopravvivenza della città continua senza sosta: la celebre profumiera Rea e il suo mentore Marco Barbaran prestano la loro opera lavorando come muschieri per tentare di contrastare i miasmi dell’epidemia, mentre i medici della peste combattono una guerra sempre più disperata contro il morbo.
Matteo Strukul, fuoriclasse del romanzo storico
Non c’è bisogno di molte presentazioni per un autore che ha saputo conquistare il panorama letterario internazionale. Nato a Padova nel 1973, Matteo Strukul vanta una formazione accademica solida, con una laurea in Giurisprudenza e un dottorato di ricerca in Diritto europeo. È stato inoltre membro della Historical Novel Society.
Il suo successo è globale: si tratta di un autore tradotto e in corso di pubblicazione in ben quaranta Paesi, con opere opzionate per il cinema. Con oltre un milione di copie vendute, Strukul si è consacrato come un vero fuoriclasse del genere.
Per Newton Compton ha esordito con la monumentale e fortunatissima saga dedicata ai Medici, che include il volume “Una dinastia al potere”, vincitore del prestigioso Premio Bancarella nel 2017. Nel corso degli anni ha regalato ai suoi lettori innumerevoli successi storici, tra cui “Inquisizione Michelangelo”, “Le sette dinastie”, “Dante enigma”, e una lunga e fortunata serie di indagini ambientate a Venezia, come “Il cimitero di Venezia”, “La cripta di Venezia” e “La vendetta dei leoni di Venezia“.
Perché leggerlo: adrenalina e tensione narrativa
Leggere questo romanzo significa immergersi in un thriller estremamente dinamico, giustamente definito dalla critica come un’opera “intrisa di congiure e battaglie”. Strukul possiede il raro dono di far respirare al lettore l’aria opprimente della storia, mescolandola con l’adrenalina dell’indagine criminale. In questo nuovo capitolo, la città lagunare non è solo uno sfondo pittoresco, ma una vera e propria coprotagonista: una Venezia afflitta che si divide drammaticamente tra lazzaretti, roghi, duelli all’arma bianca e continui agguati mortali.
È un romanzo che incatena le attenzioni e incuriosisce l’intelletto, in quello che è stato definito un vero e proprio “connubio vivido di passione, mestiere e fuoco”. La tensione narrativa è magistralmente sdoppiata: da un lato vi è la logorante corsa contro il tempo di Valier ed El Caigo per fermare la lama di un sicario spietato prima che il passato presenti il conto definitivo, dall’altro vi è l’orologio inesorabile di un’epidemia che non guarda in faccia a nessuno.
Oltre al purissimo e raffinato intrattenimento, “Il fantasma di Venezia” offre una profonda riflessione sulla natura umana, sui cicli della violenza e sulla gestione del terrore collettivo. In una città tragicamente piegata dalla paura e dalla morte, il libro ci insegna che “anche la vendetta sembra essere contagiosa”. Il romanzo ci ricorda in modo viscerale che le azioni spietate non nascono mai per caso, ma sono spesso il frutto di un risentimento lasciato marcire nel buio.
La peste che devasta il corpo di Venezia diventa quindi una potentissima, affascinante metafora del rancore che infetta le menti dei cospiratori. Inoltre, attraverso la disperata battaglia dei medici e dei muschieri contro i miasmi del morbo, il romanzo ci insegna il prezioso valore della resilienza. Anche nei momenti storici apparentemente più bui e senza speranza, la forza dello spirito umano spinge individui coraggiosi a lottare per la vita e per una forma superiore di giustizia.

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