Una mostra per scoprire il lato più intimo e collezionistico dei Brueghel. Brun Fine Art e De Jonckheere presentano, negli spazi di Brun Fine Art fino al 19 dicembre in via Gesù 17 a Milano, “Brueghel. Lo spirito del collezionismo. Dipinti. Sculture. Meraviglie”, una mostra nata dall’incontro e dalla collaborazione tra due realtà specializzate in ambiti differenti ma profondamente complementari.
Il progetto prende avvio dalla pittura fiamminga della dinastia Brueghel per costruire, intorno ad essa, un percorso capace di mettere in relazione dipinti, sculture e arti decorative, restituendo al visitatore quella curiosità collezionistica che, tra Rinascimento e Barocco, portò alla formazione delle grandi raccolte europee.
La mostra ideale per chi cerca un racconto diverso sui Brueghel
La mostra si inserisce in una stagione milanese particolarmente attenta alla fortuna e all’eredità della dinastia Brueghel, anche grazie alla mostra I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa a Palazzo Reale. Se quest’ultima offre un importante approfondimento sulla nascita e sullo sviluppo dei generi pittorici attraverso l’opera dei Brueghel, il progetto di Brun Fine Art e De Jonckheere sceglie una prospettiva diversa: non soltanto osservare le opere singolarmente, ma creare tra loro un sistema di relazioni, seguendo il principio della raccolta e dell’accostamento.
Il fulcro dell’esposizione è costituito da una selezione di dipinti fiamminghi presentati da De Jonckheere, ai quali si affiancano sculture e oggetti d’arte scelti da Brun Fine Art. La loro vicinanza non risponde a una semplice esigenza decorativa, ma nasce dalla volontà di stabilire un dialogo fatto di rimandi iconografici, analogie materiche, corrispondenze simboliche e suggestioni visive.
Ogni opera diventa così parte di un racconto più ampio, nel quale pittura, scultura e arti decorative si osservano reciprocamente e contribuiscono alla costruzione di nuove possibili interpretazioni.
Le opere in mostra: non solo dipinti
Il nucleo pittorico comprende opere di Jan Brueghel il Vecchio, Jan Brueghel il Giovane, Pieter Brueghel il Giovane e Pieter Brueghel III, insieme a dipinti di David Teniers il Giovane e Jan van Kessel il Giovane. La presenza di più generazioni della famiglia Brueghel permette di seguire, almeno idealmente, la continuità di una tradizione artistica che seppe rinnovarsi nel tempo mantenendo riconoscibili temi, modelli e modalità compositive.
Tra le opere più significative si distingue Lot e le sue figlie, con Sodoma e Gomorra in fiamme di Jan Brueghel il Vecchio, dipinto nel quale il racconto biblico diventa occasione per costruire una composizione di straordinaria ricchezza visiva. Il paesaggio, le figure e l’episodio narrativo convivono in un universo minuziosamente descritto, nel quale la natura e l’azione umana sono strettamente intrecciate. L’incendio di Sodoma e Gomorra, con il suo carattere drammatico, si trasforma così in una scena complessa e articolata, capace di attrarre lo sguardo attraverso la molteplicità dei dettagli.
Accanto ai dipinti, la mostra presenta una selezione di sculture e arti decorative che amplia il campo della riflessione sul collezionismo. Si tratta di opere molto diverse per cronologia, provenienza, funzione e materia. Ai dipinti si affiancano sculture e arti decorative scelte per amplificarne temi e suggestioni.
Tra le opere in mostra figurano una testa di satiro in marmo di epoca romana, il Bacco di Giuseppe Maria Mazza, una coppia di pagodi cinesi di Giovanni Bonazza, un busto allegorico in terracotta della serie delle Stagioni di Lorenzo Sarti, una coppia di specchi in ambra, le terrecotte robbiane, una coppia di pannelli in pietra dura di Giovanni e Cosimo Castrucci e il Tritone di Valentino Panciera Besarel.
La tradizione delle Wunderkammer
La scelta di affiancare alle opere dei Brueghel oggetti così differenti richiama idealmente la tradizione delle Wunderkammer, le celebri camere delle meraviglie che tra Cinquecento e Seicento raccoglievano oggetti naturali e artificiali, antichità, opere d’arte, curiosità provenienti da culture lontane e manufatti di straordinaria qualità. La mostra non intende naturalmente ricostruire una Wunderkammer storica.
Ne recupera piuttosto il principio intellettuale e visivo: riunire opere diverse per epoca, materia, provenienza e funzione, lasciando che sia la loro vicinanza a generare nuove associazioni. Il collezionismo viene così presentato non soltanto come accumulo di oggetti preziosi, ma come una forma di conoscenza e come un esercizio dello sguardo.
Siete curiosi? Allora è la mostra cha fa per voi
Il percorso espositivo invita quindi il visitatore a non seguire necessariamente una lettura cronologica o rigidamente disciplinare. Le opere possono essere osservate attraverso associazioni e contrasti: un tema rappresentato in pittura può trovare una risposta nella scultura; una materia può richiamarne un’altra; una figura mitologica può creare un collegamento con una scena profana; la rappresentazione delle stagioni può passare dal dipinto alla terracotta; la presenza di animali, uomini, piante e oggetti può diventare il filo invisibile che attraversa opere apparentemente lontane.
Il risultato è un’esposizione costruita sul principio della curiosità: quella curiosità che spinge a osservare un dettaglio, a riconoscere un soggetto, a interrogarsi sulla provenienza di un oggetto, a scoprire una relazione inattesa.

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