Qual è la stretta relazione che unisce la creazione artistica e gli abissi più oscuri dell’animo umano? La storia dell’arte da materia di studio può trasformarsi in un vero e proprio “giallo“, fatto di indagini, documenti sorprendenti e un continuo confronto con il mistero del Male, visto come un elemento da cui l’arte cerca di esorcizzarci.
A spiegarci lo stretto connubio tra arte e giallo è Letizia Triches, storica dell’arte e affermata autrice di narrativa giallo-noir. È proprio questa sua duplice anima, in cui la competenza accademica si fonde con la passione per il crimine letterario, a fare da motore alla sua scrittura, come dimostra chiaramente il suo romanzo intitolato “L’arte del delitto“.
“L’arte del delitto” di Letizia Triches
Edito da Newton Compton, il libro immerge i lettori in un’elegante e oscura Torino, dove un delitto per avvelenamento sconvolge il mondo patinato dell’arte, scoperchiando una rete di falsi d’autore, segreti e rancori.
In L’arte del delitto, la protagonista è Sandra Vento, una donna dotata di un olfatto straordinariamente potente, una capacità sviluppata a dodici anni dopo essere sopravvissuta alla caduta di un fulmine. Diventata adulta e inserita nel mondo delle fragranze, Sandra si reca a Torino per creare un nuovo profumo, ma si ritrova presto coinvolta in un mistero quando un uomo viene avvelenato durante una serata mondana.
L’omicidio, seguito da un secondo delitto, fa crollare la facciata patinata dell’ambiente artistico torinese, portando alla luce gelosie, falsi d’autore, vecchi rancori e rituali enigmatici. Guidata dal suo istinto e dal suo dono in grado di “fiutare” segreti e menzogne, Sandra si addentrerà in un’indagine complessa e oscura per scoprire una verità che in molti credevano sepolta.
Di seguito Letizia Triches ci svela la filosofia alla base delle sue storie, spiegandoci come l’indagine non sia solo la ricerca di un colpevole, ma uno strumento privilegiato per scandagliare la complessità delle persone e della nostra società.
Arte e giallo: perché è un connubio perfetto
Nel mio processo narrativo c’è sempre l’arte con i suoi mille linguaggi, senza non riuscirei a far procedere l’immaginazione. Penso che nessuno scrittore dovrebbe creare dal nulla e che alla base della narrazione debba esserci la realtà. Nel mio caso, è l’universo artistico.
Essere una storica dell’arte e averla insegnata per trent’anni mi hanno dotato di un istinto investigativo molto simile a quello di un detective; la parola chiave per entrambi è indagare.
Spesso la storia dell’arte è un giallo. Senza dubbio, si tratta di uno dei suoi aspetti più coinvolgenti: documenti che spuntano in archivio, rivoluzionando certezze, e opere che riemergono all’improvviso.
C’è da considerare, inoltre, che nella storia dell’arte il tema della morte violenta è spesso presente e che gli stessi artisti, quando creano, sono perennemente in lotta con il buio che cerca di sottrarre loro le immagini appena generate dalla mente. Il mondo dell’arte, poi, è pieno di contraddizioni e di conflitti, ma è anche quanto di più potente abbia creato l’essere umano per sfuggire all’istinto primordiale che ci spinge continuamente verso esiti distruttivi.
Gli esseri umani sono capaci di grande generosità, ma nello stesso tempo di impensabile ferocia. Sanno creare cose meravigliose e poi diventano preda della loro inclinazione a distruggere ciò che hanno creato. Arte come esorcismo del male, dunque. Forse potrebbe essere questa la giusta interpretazione della frase “Ogni opera d’arte è un crimine mancato” del filosofo Theodor W. Adorno (Minima moralia, 1951).
Dal mio punto di vista, il genere giallo è perfetto, e non soltanto perché può esprimere al meglio la complessità e le contraddizioni della nostra società – il che giustifica in buona parte l’enorme successo dei gialli/noir –, ma anche perché questo genere, nel mio caso, diventa una specie di bisturi per entrare nella testa delle persone cosiddette normali. È lo strumento che mi permette di raccontare la complessità dell’animo umano quando è coinvolto in un evento estremo.
Il mio obiettivo è semplice: raccontare una storia. Nel giallo il tema della storia è il delitto, ma più in generale il tema del Male. Il mistero del Male è una sfida con noi stessi. Nessuno di noi può dirsi estraneo al Male, altrimenti non saremmo essere umani. È per questo che in qualche modo siamo attratti dal Male che accade intorno a noi, perché esiste un nesso con quello che accade dentro di noi. A livello psicologico è molto difficile liberarsi da ciò che è malvagio, poiché la malvagità ci costringe a prendere coscienza di alcune caratteristiche che, seppure non a livello patologico, esistono dentro di noi.
Ricerche recenti nel dipartimento di Psicologia all’università di Milano Bicocca hanno dimostrato che ricordiamo molto meglio i volti delle persone reputate cattive. Si tratta di un istinto ancestrale che in mezzo secondo fa scattare l’allarme nella parte emotiva del nostro cervello. In conclusione, i cattivi sono impossibili da dimenticare.
L’obiettivo dell’indagine investigativa resta quello di scoprire il colpevole per fare giustizia. Il giallo è consolatorio, rappresenta il punto di vista dell’ordine legale che si è incrinato e che deve essere rimesso a posto, mentre il noir è più inquietante: mette in scena la rottura dell’ordine stabilito e non dà speranze. Io amo la contaminazione. In termini stilistici e di registro narrativo, il giallo è un genere che si ibrida bene con altri generi di romanzo, ma non tutti i crimini possono essere sanati da una sentenza della giustizia. Il Codice penale non racchiude tutto il Male che esiste.
Tornando al concetto di arte come esorcismo del male, confrontiamoci con lo strano potere dell’arte, ovvero dello specchio che riflette il nostro modo di percepire il mondo. Noi siamo in grado di percepire il bello, perché da sempre il bello abita nella nostra mente, dalla parte opposta, però, ci sono i crimini che fanno emergere il lato oscuro dell’umanità. Resta indiscutibile, quindi, l’importanza degli artisti, i soli in grado di descrivere la realtà mentre la vivono, contemplandone nello stesso istante il duplice aspetto di Bene e Male.

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