Sembra la premessa di un thriller politico costruito per esasperare le paure del presente: alcuni uomini legati al mondo degli affari considerano troppo radicali le riforme del presidente degli Stati Uniti, guardano con interesse ai regimi autoritari che stanno conquistando l’Europa e progettano di sfruttare il malcontento sociale per ridimensionare il potere democraticamente eletto.
Eppure dietro La cospirazione di Thomas Snégaroff, pubblicato in Italia da Edizioni Clichy nella traduzione di Matteo Francini, esiste una controversa vicenda storica realmente indagata dal Congresso americano, passata alla storia come Business Plot. Il romanzo torna così agli Stati Uniti degli anni Trenta per interrogare qualcosa che riguarda molto da vicino anche il presente: quanto è resistente una democrazia quando crisi economica, paura sociale, concentrazione della ricchezza e seduzione dell’autoritarismo cominciano ad agire contemporaneamente?
“La cospirazione” di Thomas Snégaroff, tradotto da Matteo Francini, Clichy
Siamo nel 1933. Franklin Delano Roosevelt è diventato presidente degli Stati Uniti e il paese sta ancora affrontando le conseguenze devastanti del crollo del 1929. Il New Deal nasce come risposta alla crisi attraverso una serie di interventi pubblici destinati a modificare profondamente il rapporto tra Stato ed economia, ma quelle politiche provocano anche una forte opposizione negli ambienti più conservatori.
È in questo clima che Snégaroff ambienta il proprio romanzo: potenti uomini d’affari di Wall Street, spaventati da riforme considerate “socialiste”, elaborano un progetto per intimidire Roosevelt, neutralizzarne l’azione politica e sostituirlo con il generale Smedley Butler, militare popolarissimo e figura capace di conquistare la fiducia dei veterani.
Il piano narrato nel libro si allarga presto oltre i confini americani. Un emissario viene mandato in Europa per osservare da vicino il funzionamento dell’Italia fascista e della Germania nazista, mentre negli Stati Uniti si cerca di costruire una forza capace di intercettare il malcontento dei veterani e di una classe media impoverita dalla crisi.
Snégaroff utilizza così il meccanismo del romanzo storico per mettere in relazione finanza, propaganda, rabbia sociale e modelli autoritari, costruendo una vicenda nella quale la tensione nasce anche dalla consapevolezza del lettore: sappiamo cosa sta accadendo contemporaneamente in Europa e conosciamo ciò che il fascismo e il nazismo diventeranno negli anni immediatamente successivi.
Il Business Plot: quando la storia sembra una teoria del complotto
La parte più sorprendente di La cospirazione è proprio il suo punto di partenza. Tra il 1934 e il 1935 una commissione speciale della Camera dei Rappresentanti statunitense, presieduta da John W. McCormack e Samuel Dickstein, indagò sulle attività sovversive e sulle organizzazioni di propaganda presenti negli Stati Uniti; gli archivi della Camera conservano ancora la documentazione relativa a quelle indagini. Fu in quel contesto che Smedley Butler dichiarò di essere stato avvicinato da uomini che volevano coinvolgerlo in un movimento di veterani sufficientemente potente da esercitare pressioni sull’amministrazione Roosevelt.
È però importante distinguere il dato storico dalla sua successiva trasformazione nell’immaginario complottista. Il fatto che Butler abbia testimoniato davanti alla commissione e che una parte delle sue dichiarazioni sia stata presa seriamente non significa che ogni dettaglio attribuito negli anni al cosiddetto Business Plot sia stato definitivamente dimostrato.
Ed è proprio questa zona grigia a rendere il materiale particolarmente fertile per un romanziere: Snégaroff può partire da documenti, personaggi e tensioni autentiche per esplorare narrativamente ciò che si muove tra progetto politico, interessi economici, ambizioni personali e possibilità storiche mai completamente realizzate.
Chi era Smedley Butler, l’uomo scelto per guidare il piano
Al centro della vicenda troviamo una figura che sembra essa stessa uscita da un romanzo. Smedley Darlington Butler era stato uno dei militari più celebri degli Stati Uniti, maggiore generale dei Marines e due volte decorato con la Medal of Honor.
Dopo una lunga carriera trascorsa anche negli interventi militari americani all’estero, sviluppò posizioni fortemente critiche nei confronti del rapporto tra guerra e interessi economici, espresse poi in maniera particolarmente netta nel celebre discorso e pamphlet War Is a Racket. Proprio la sua notorietà tra i veterani rende comprensibile perché, nel racconto del complotto, una figura come la sua potesse essere considerata indispensabile: non bastavano denaro e organizzazione, serviva qualcuno capace di offrire legittimità e seguito popolare a un eventuale movimento.
Qui emerge uno dei nodi più interessanti del romanzo: un progetto autoritario non può reggersi soltanto sull’azione di pochi uomini potenti, ma ha bisogno di trasformare un malessere reale in consenso politico. Gli Stati Uniti della Grande Depressione offrivano un terreno segnato da disoccupazione, impoverimento, rabbia e sfiducia nelle istituzioni, e i veterani rappresentavano una forza sociale particolarmente sensibile dopo le tensioni culminate nella vicenda della Bonus Army del 1932. Snégaroff inserisce la cospirazione dentro questo scenario più ampio e mostra come la destabilizzazione di una democrazia possa cominciare quando qualcuno riesce a convincere persone realmente in difficoltà che la soluzione sia consegnarsi a un potere più forte.
Perché alcuni americani guardavano al fascismo europeo
Per comprendere il contesto degli anni Trenta bisogna inoltre liberarsi dall’illusione retrospettiva secondo cui nazismo e fascismo fossero già universalmente percepiti negli Stati Uniti esattamente come li giudichiamo dopo la Seconda guerra mondiale e la Shoah.
Nel 1933 Hitler aveva appena ottenuto il cancellierato e Mussolini governava l’Italia da oltre un decennio; settori della società occidentale osservavano i regimi autoritari europei anche attraverso la lente dell’anticomunismo, dell’ordine sociale e dell’efficienza economica. Allo stesso tempo, negli Stati Uniti erano attive organizzazioni e campagne apertamente fasciste o filonaziste, tanto che le istituzioni americane avrebbero dedicato specifiche indagini alle attività sovversive e alla propaganda.
È in questo panorama che il viaggio europeo immaginato dal romanzo assume un significato più profondo. Guardare all’Italia fascista e alla Germania nazista significa cercare un modello politico alternativo alla democrazia liberale proprio mentre quest’ultima sembra incapace di risolvere rapidamente una crisi economica devastante.
Snégaroff può così raccontare un momento nel quale la storia non aveva ancora assunto la forma che oggi conosciamo: nel 1933 nessuno dei personaggi possiede il nostro sguardo retrospettivo e l’autoritarismo può ancora essere presentato da alcuni come una risposta possibile al disordine. È precisamente questa sospensione a rendere inquietante la vicenda.
Il New Deal e la paura di una trasformazione dell’America
Roosevelt entra alla Casa Bianca il 4 marzo 1933 e inaugura una stagione di interventismo pubblico che cambia il ruolo dello Stato federale. Banche, lavoro, agricoltura, infrastrutture e sicurezza sociale diventano progressivamente terreni di una politica che cerca di contrastare gli effetti della Grande Depressione.
Il New Deal non costituisce un progetto socialista nel significato proprio del termine, ma agli occhi di una parte dell’élite economica americana rappresenta una rottura profonda rispetto al precedente equilibrio tra governo e mercato. È questa percezione, più ancora della realtà delle singole riforme, che La cospirazione utilizza per costruire il proprio conflitto.
Il romanzo permette così di osservare una dinamica politica che ritorna in epoche differenti: una riforma può essere raccontata dai suoi oppositori non semplicemente come una scelta sbagliata, ma come una minaccia esistenziale all’intero ordine sociale.
Quando il confronto politico assume questa forma, anche mezzi che in condizioni normali sarebbero considerati inaccettabili possono cominciare a sembrare giustificabili. La domanda non riguarda più se approvare o respingere una politica economica, ma quanto lontano si possa arrivare pur di impedire che venga realizzata. Ed è proprio nel passaggio dall’opposizione democratica alla volontà di neutralizzare le istituzioni che il romanzo trova la sua materia più inquietante.
Una storia degli anni Trenta che parla alle democrazie contemporanee
Edizioni Clichy presenta La cospirazione come un romanzo storico basato su un episodio reale e poco noto capace di riflettere le tensioni della democrazia contemporanea; il libro figura tra le novità narrative dell’editore. Il collegamento con il presente funziona soprattutto se evitiamo equivalenze troppo semplici.
Gli Stati Uniti del 1933 appartengono a un contesto politico, economico e sociale specifico, ma alcuni meccanismi raccontati dal romanzo continuano a essere riconoscibili: la trasformazione della paura economica in rabbia politica, la ricerca di un uomo forte, la costruzione di nemici interni, il potere di gruppi economici capaci di influenzare la politica e la tentazione di considerare le procedure democratiche un ostacolo quando producono risultati sgraditi.
È forse questa la ragione per cui il Business Plot continua ad affascinare storici, scrittori e lettori. Ci obbliga a pensare alla democrazia non come a una condizione acquisita una volta per tutte, ma come a un equilibrio che dipende anche dalla disponibilità delle persone e delle istituzioni a rispettarne le regole nei momenti di maggiore tensione.
Una democrazia non viene messa alla prova soltanto quando tutto funziona, ma soprattutto quando una parte della società comincia a credere di avere abbastanza da perdere da preferire una scorciatoia autoritaria. Snégaroff utilizza il passato per raccontare esattamente quel momento di passaggio.
Perché leggere “La cospirazione”
La cospirazione, tradotto in italiano da Matteo Francini, parte quindi da un materiale storico che possiede già la tensione narrativa di un thriller e lo utilizza per esplorare il rapporto tra capitalismo, potere politico, propaganda e democrazia. Thomas Snégaroff, storico e giornalista francese specializzato negli Stati Uniti, sceglie la narrativa proprio per entrare negli spazi che la ricostruzione documentaria da sola non può occupare: motivazioni, paure, conversazioni, ambizioni e possibilità che circondano gli eventi reali. L’operazione diventa particolarmente interessante perché costringe il lettore a confrontarsi continuamente con il confine tra ciò che sappiamo essere accaduto e ciò che il romanzo può immaginare a partire dalle tracce della storia.
Il risultato promette di essere molto più di una curiosità sul passato americano. Dietro il tentativo di fermare Roosevelt c’è infatti una domanda che riguarda qualsiasi democrazia: cosa succede quando chi possiede un enorme potere economico ritiene che il normale processo democratico non sia più sufficiente a proteggere i propri interessi?
Quasi un secolo dopo gli eventi che hanno ispirato il romanzo, è questa domanda a rendere La cospirazione una lettura particolarmente attuale. Non perché la storia si ripeta sempre nello stesso modo, ma perché conoscere i momenti nei quali una democrazia è stata messa sotto pressione aiuta a riconoscere quanto fragile possa diventare quando paura, disuguaglianza e desiderio di potere cominciano a rafforzarsi reciprocamente.

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