Un uomo viene assassinato e dietro la sua morte emerge lentamente una storia d’amore durata cinquant’anni, vissuta quasi interamente attraverso lettere, rinunce e silenzi. Il 24 settembre arriva al cinema Maigret – L’amore e la morte, nuovo incontro tra il grande schermo e uno dei personaggi più celebri creati da Georges Simenon. Diretto da Pascal Bonitzer e interpretato da Denis Podalydès, affiancato da Irène Jacob, Manuel Guillot e Anne Alvaro, il film porta sullo schermo Maigret e i vecchi signori, romanzo pubblicato originariamente nel 1960 e oggi disponibile in Italia per Adelphi nella traduzione di Barbara Bertoni.
Dietro la struttura del giallo si nasconde però qualcosa di più malinconico: l’indagine costringe Maigret a entrare in un ambiente aristocratico che sembra appartenere a un’altra epoca e a confrontarsi con uomini e donne che hanno trascorso gran parte della propria esistenza custodendo sentimenti che il tempo non è riuscito a cancellare.
“Maigret – L’amore e la morte”, di cosa parla il nuovo film
Tutto comincia quando Maigret viene convocato d’urgenza al Quai d’Orsay per occuparsi dell’omicidio di Monsieur Berthier-Lagès, celebre ex ambasciatore appartenente a un mondo fatto di diplomazia, prestigio e antiche famiglie. L’indagine assume presto una direzione inaspettata quando il commissario scopre che l’uomo aveva mantenuto per cinquant’anni una corrispondenza amorosa con la principessa de Vuynes. I due avevano continuato ad amarsi da lontano mentre le loro vite procedevano separatamente, legate da lettere che diventano inevitabilmente centrali quando anche il marito della principessa muore. Maigret comincia così a muoversi tra le due famiglie, interrogando persone che sembrano custodire ognuna una parte della verità, mentre anche il comportamento della domestica dell’ex diplomatico alimenta nuovi sospetti.
È una premessa perfettamente simenoniana perché il delitto rappresenta soltanto il punto attraverso cui entrare nelle vite degli altri. Maigret non cerca semplicemente una combinazione di indizi capace di condurlo al colpevole, ma deve comprendere rapporti costruiti nel corso di decenni, vecchie fedeltà, differenze sociali e sentimenti rimasti nascosti abbastanza a lungo da diventare quasi indistinguibili dalla memoria. Il titolo italiano scelto per il film, L’amore e la morte, porta in primo piano proprio questa dimensione e sembra allontanarsi volutamente dalla denominazione originale del romanzo per mettere l’accento sulle due forze che attraversano l’intera vicenda.
Il film nasce da “Maigret e i vecchi signori” di Georges Simenon
Alla base del film troviamo Maigret et les vieillards, pubblicato da Georges Simenon nel 1960 e arrivato in Italia con il titolo Maigret e i vecchi signori. Nell’attuale edizione Adelphi il romanzo è tradotto da Barbara Bertoni e conta 143 pagine.
L’opera appartiene alla lunga serie delle inchieste dedicate al commissario, ma possiede un’atmosfera particolarmente riconoscibile perché porta Maigret lontano dagli ambienti popolari nei quali spesso riesce a muoversi con maggiore naturalezza e lo introduce nelle case di una vecchia aristocrazia parigina della quale fatica inizialmente a comprendere regole e linguaggio.
Nel libro la vittima si chiama conte Armand de Saint-Hilaire, ex ambasciatore trovato morto nel proprio studio di rue Saint-Dominique dopo essere stato raggiunto da quattro colpi di revolver.
L’uomo aveva continuato ad amare per mezzo secolo Isabelle, detta Isi, diventata principessa dopo avere sposato un altro uomo. La loro è una relazione costruita sulla distanza e sulla permanenza del sentimento: due esistenze che hanno seguito percorsi differenti senza riuscire davvero a separarsi. Attorno a Saint-Hilaire si muovono inoltre la governante Jaquette e il nipote Alain, mentre Maigret deve decifrare un ambiente nel quale le apparenze, le buone maniere e il peso della posizione sociale sembrano rendere ogni persona leggermente sfuggente.
Un amore durato cinquant’anni diventa il cuore del mistero
È proprio la relazione tra Saint-Hilaire e Isi a rendere Maigret e i vecchi signori molto diverso dal semplice racconto di un omicidio. Simenon immagina un sentimento sopravvissuto a cinquant’anni di separazione e lo colloca all’interno di un mondo nel quale l’amore non coincide necessariamente con la possibilità di costruire una vita insieme.
I due hanno accettato convenzioni, matrimoni e distanze senza interrompere il legame che li univa, affidandolo alla corrispondenza e trasformandolo progressivamente in qualcosa che appartiene tanto alla realtà quanto alla memoria. La morte riapre improvvisamente quello spazio privato e costringe Maigret a leggere il presente attraverso ciò che è accaduto decenni prima.
Simenon riesce così a trasformare il tempo in uno degli elementi essenziali dell’indagine. Non basta stabilire chi fosse presente nel momento del delitto, perché per comprendere davvero quelle persone bisogna tornare indietro e osservare ciò che hanno desiderato, ciò a cui hanno rinunciato e le immagini di se stesse che hanno continuato a custodire.
L’amore diventa quasi una forma di resistenza al tempo, mentre la morte obbliga tutti a confrontarsi con ciò che era rimasto sospeso. È un terreno particolarmente adatto a Maigret, investigatore interessato agli esseri umani prima ancora che alle prove materiali, capace di aspettare che un ambiente gli riveli gradualmente la propria logica.
Maigret entra in un mondo che sembra già scomparso
C’è poi un altro elemento particolarmente affascinante nel romanzo: Maigret non si sente affatto a proprio agio tra questi “vecchi signori”. L’ambiente aristocratico risveglia in lui ricordi dell’infanzia trascorsa a Saint-Fiacre, quando era il figlio dell’intendente di un castello e osservava la nobiltà da una posizione inevitabilmente distante.
Di fronte a diplomatici, dimore eleganti e persone abituate a codici sociali differenti dai suoi, il commissario torna quasi a percepire quella soggezione. La stessa presentazione italiana del romanzo insiste sulla sensazione di trovarsi davanti a figure sfocate, appartenenti a un mondo che sta progressivamente svanendo.
Il delitto diventa allora anche l’occasione per raccontare la fine di una classe e di un modo di vivere. Simenon pubblica il romanzo nel 1960, quando l’Europa sta cambiando rapidamente, mentre i suoi personaggi sembrano ancora legati a rituali, titoli e gerarchie provenienti da un’altra epoca.
Maigret arriva dall’esterno e proprio il suo disagio gli permette di osservare quel mondo senza esserne completamente sedotto. Il commissario deve comprenderne le regole per risolvere il caso, ma contemporaneamente avverte che le persone che incontra appartengono a una dimensione destinata a scomparire.
Denis Podalydès è il nuovo Maigret
Nel passaggio dalla pagina allo schermo il compito di incarnare Maigret viene affidato a Denis Podalydès, chiamato a confrontarsi con un personaggio che possiede una delle storie cinematografiche e televisive più lunghe della letteratura europea.
Il film è diretto da Pascal Bonitzer e vede nel cast anche Irène Jacob, Manuel Guillot e Anne Alvaro. L’adattamento modifica inoltre i nomi e alcuni elementi della vicenda: il Saint-Hilaire del romanzo diventa Berthier-Lagès, mentre rimane centrale la relazione sentimentale durata mezzo secolo e il mondo dell’alta diplomazia all’interno del quale Maigret deve condurre la propria indagine.
Portare nuovamente Maigret al cinema significa soprattutto confrontarsi con un investigatore molto diverso dall’eroe del crime contemporaneo. Il commissario di Simenon non possiede capacità sovrumane e raramente risolve un caso grazie a una singola intuizione spettacolare.
Il suo metodo consiste nell’osservare, frequentare gli ambienti, parlare con le persone e attendere che qualcosa cominci a emergere. È quella che nei romanzi viene spesso percepita come una sorta di immersione nella vita altrui: prima di capire chi abbia ucciso, Maigret vuole capire quale equilibrio esistesse prima che l’omicidio lo spezzasse.
Georges Simenon e un commissario che indaga soprattutto sull’essere umano
È anche per questo che le storie di Maigret continuano a essere adattate. Il mistero poliziesco può cambiare ambientazione, interpreti e linguaggio cinematografico, mentre al centro rimane un’idea sorprendentemente moderna: comprendere un crimine significa comprendere le persone che gli stanno intorno. Nei romanzi di Simenon colpa e innocenza raramente esauriscono un personaggio, perché dietro un gesto esistono desideri, frustrazioni, differenze di classe, occasioni perdute e vite trascorse cercando di mantenere un equilibrio che può rompersi improvvisamente.
Maigret e i vecchi signori porta questa idea dentro un ambiente nel quale quasi tutto appartiene al passato. Il commissario incontra persone anziane che hanno costruito la propria identità attraverso ricordi, promesse e sentimenti conservati per decenni, fino a scoprire che l’indagine stessa sembra riportarlo verso la propria infanzia.
Non è casuale che nelle ultime pagine Simenon restituisca un Maigret insolitamente toccato da ciò che ha appena attraversato: tornato a casa, abbraccia a lungo la moglie prima di riprendere la normalità della propria vita. Il caso gli ha fatto attraversare contemporaneamente un passato lontano e la consapevolezza del tempo che attende ogni essere umano.
Dal libro al cinema, perché riscoprire “Maigret e i vecchi signori”
L’arrivo di Maigret – L’amore e la morte nelle sale italiane il 24 settembre offre quindi una buona occasione per tornare anche al romanzo da cui nasce. Maigret e i vecchi signori è disponibile in Italia per Adelphi, nella traduzione di Barbara Bertoni, sia nell’edizione singola della collana dedicata alle inchieste del commissario sia in formato ebook.
È una lettura relativamente breve, ma racchiude molti degli elementi che hanno reso Maigret uno dei personaggi più longevi della narrativa europea: l’attenzione alle classi sociali, l’osservazione psicologica, Parigi, la memoria e soprattutto la convinzione che dietro un delitto esista sempre una storia umana più complessa della sua soluzione.
Il film di Pascal Bonitzer parte quindi da un giallo, ma il titolo scelto per l’Italia sembra già suggerire dove cercarne il significato più profondo. Prima dell’assassinio esiste un amore durato cinquant’anni e dopo l’assassinio rimangono persone costrette a fare i conti con ciò che hanno taciuto, conservato o perduto. L’amore e la morte finiscono per incontrarsi proprio nell’indagine di Maigret, mentre il commissario attraversa un mondo sul punto di scomparire e scopre ancora una volta che risolvere un crimine significa, prima di tutto, riuscire a entrare per qualche istante nella vita degli altri.

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