Tra il 14 e il 20 settembre 2026 la narrativa straniera porta in libreria cinque storie che, in modi molto diversi, mettono i personaggi davanti a qualcosa capace di sconvolgere l’ordine delle loro esistenze. Può essere un virus che elimina ogni emozione negativa, un angelo precipitato nel fango della Prima guerra mondiale, una vendetta che attraversa l’oceano, l’apparizione inquietante di misteriose donne vestite di verde oppure una festa di quartiere destinata a far crollare l’immagine della famiglia perfetta. Cinque libri che permettono di passare dalla narrativa più popolare alla letteratura d’autore senza rinunciare a domande molto contemporanee sul potere, sulla felicità e sulle identità che costruiamo per sopravvivere.
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La selezione di questa settimana è particolarmente varia. Neal Shusterman parte da un’idea fantascientifica apparentemente paradossale per chiedersi se una società composta da persone felici possa davvero funzionare; Daniel Kraus porta il soprannaturale nelle trincee della Grande Guerra; Eden Myra costruisce un dark romance dominato da vendetta e ossessione. Marie NDiaye conduce invece il lettore in una dimensione sospesa fra autobiografia, sogno e perturbante, mentre Jennie Godfrey utilizza uno degli eventi musicali più celebri degli anni Ottanta, il Live Aid, come sfondo per raccontare segreti e crepe di una comunità apparentemente perfetta.
“All Better Now. La felicità è pericolosa” di Neal Shusterman, Feltrinelli
Un virus letale si diffonde nel mondo, ma chi riesce a sopravvivere scopre di aver ricevuto un effetto collaterale apparentemente meraviglioso: la felicità. Stress, rabbia, rancore, avidità e altre emozioni negative sembrano dissolversi e le persone guarite iniziano a vivere in uno stato di serenità mai sperimentato prima. Potrebbe sembrare l’inizio di un’utopia, ma Neal Shusterman prende questa premessa e la capovolge immediatamente.
Perché cosa accadrebbe a una società fondata sulla competizione se improvvisamente nessuno provasse più invidia? Cosa resterebbe di un sistema economico alimentato dall’ambizione se le persone smettessero di desiderare sempre qualcosa in più? “All Better Now. La felicità è pericolosa”, pubblicato in Italia da Feltrinelli, trasforma così la felicità da aspirazione universale a possibile minaccia per l’ordine costituito.
Al centro della storia ci sono Mariel, Rón e Morgan, tre ragazzi provenienti da mondi completamente diversi. Mariel vive in automobile insieme alla madre, Rón è figlio di un miliardario, mentre Morgan è una giovane brillante e spregiudicata che ha ricevuto un’eredità straordinaria accompagnata però da una condizione difficile da rispettare. Il virus porta le loro vite a incrociarsi all’interno di uno scontro sempre più grande, mentre da una parte vengono organizzate campagne per convincere l’umanità che una felicità permanente sarebbe pericolosa e dall’altra nasce un movimento di guariti intenzionato a diffondere deliberatamente il contagio.
Shusterman utilizza quindi la distopia per rovesciare una delle convinzioni più radicate della nostra cultura: che essere felici sia necessariamente un bene. Il problema, suggerisce il romanzo, potrebbe essere un altro. Se eliminassimo tutto ciò che ci rende aggressivi, competitivi e insoddisfatti, cambieremmo soltanto noi stessi oppure metteremmo in discussione l’intero sistema che abbiamo costruito?
“Angel Down” di Daniel Kraus, traduzione di Andrea Cassini, Ne/oN
La Prima guerra mondiale è già un inferno costruito dagli uomini quando, nella Terra di Nessuno, compare qualcosa che sembra appartenere a un altro mondo. Cyril Bagger è un soldato che è riuscito a sopravvivere agli orrori del conflitto affidandosi soprattutto all’ingegno, all’inganno e a un istinto di conservazione che lo porta a truffare persino i propri compagni. Tutto cambia quando lui e altri quattro soldati ricevono una missione quasi suicida: attraversare il campo di battaglia per recuperare un commilitone ferito. Quello che trovano, però, non è l’uomo che stavano cercando. Davanti a loro c’è una creatura precipitata dal cielo, un angelo che potrebbe custodire il segreto capace di mettere fine alla guerra.
Con “Angel Down”, tradotto da Andrea Cassini e pubblicato da Ne/oN, Daniel Kraus mette insieme romanzo di guerra, fantastico e horror per costruire una storia nella quale il vero campo di battaglia diventa progressivamente quello interiore. L’apparizione dell’angelo potrebbe rappresentare una possibilità di salvezza, ma costringe i soldati a collaborare proprio mentre gelosia, avidità, paranoia e desideri personali iniziano a dividerli.
La creatura celeste diventa così una specie di detonatore morale: invece di cancellare la brutalità della guerra, porta alla luce quella che gli uomini hanno già dentro di sé. Il contrasto fra il soprannaturale e il fango delle trincee permette a Kraus di interrogarsi su cosa resti dell’umanità quando la sopravvivenza diventa l’unica legge possibile. “Angel Down” ha inoltre ottenuto il Premio Pulitzer 2026 per la narrativa, elemento che rende la sua pubblicazione italiana uno degli appuntamenti più importanti di questa settimana.
“Ashes. Dalle ceneri risorgeremo” di Eden Myra, HarperCollins
Una fotografia scattata di nascosto e una misteriosa frase latina, “Ex favilla nos resurgemus”, bastano a spezzare la normalità di Kailani Johnson. Studentessa di Legge a Philadelphia, Kailani divide il proprio tempo fra l’università e turni estenuanti come cameriera in un pub, cercando semplicemente di andare avanti.
Non sa però che qualcuno ha già deciso di trascinarla dentro una storia molto più pericolosa. Dall’altra parte dell’oceano c’è Rivas Hastings, erede di una potente dinastia criminale, un uomo dominato dal desiderio di vendetta che incarna tutto ciò da cui Kailani dovrebbe tenersi lontana. Quando le loro strade finiscono per incontrarsi, la ragazza viene trascinata in una Londra governata da bande rivali e da equilibri di potere che possono spezzarsi in qualsiasi momento.
“Ashes. Dalle ceneri risorgeremo” di Eden Myra, pubblicato da Midnight, è il primo volume di una nuova serie e si muove nel territorio del dark romance, utilizzando alcuni dei suoi trope più riconoscibili: enemies to lovers, revenge romance, forced proximity ed emotional scars. Il rapporto fra Kailani e Rivas nasce infatti dentro un sistema dominato da violenza, controllo, attrazione e vendetta, dove il sentimento non coincide automaticamente con la possibilità di salvarsi.
La stessa presentazione del romanzo insiste su un amore che ferisce anziché guarire, trasformando la relazione in un gioco ossessivo nel quale desiderio e pericolo diventano difficili da separare. È dunque il titolo più apertamente romance della selezione, pensato soprattutto per chi cerca protagonisti moralmente ambigui, atmosfere criminali e relazioni costruite sul conflitto più che sulla rassicurazione.
“Autoritratto in verde” di Marie NDiaye, Prehistorica Editore
Ci sono donne vestite di verde che continuano ad apparire e scomparire. Forse sono reali, forse morte, forse immaginate. La narratrice senza nome di “Autoritratto in verde” ne è ossessionata e parte alla loro ricerca muovendosi fra Parigi, Marsiglia e l’Africa, mentre sullo sfondo la Garonna minaccia di straripare.
È una premessa che permette immediatamente di entrare nell’universo letterario di Marie NDiaye, scrittrice vincitrice del Premio Goncourt, dove la realtà conserva sempre una crepa attraverso la quale possono infiltrarsi il sogno, la paura e qualcosa di difficilmente definibile. Ogni donna incontrata sembra condurre la protagonista verso un’altra parte di sé, trasformando la ricerca esteriore in un’indagine sull’identità, sulla memoria e sul rapporto con il materno.
Pubblicato in Italia da Prehistorica Editore, “Autoritratto in verde” gioca deliberatamente con la forma autobiografica senza diventare un’autobiografia tradizionale. La scrittura diaristica, lirica e onirica costruisce piuttosto una sorta di autoritratto per riflessi: NDiaye sembra cercare se stessa attraverso figure femminili che possono essere seducenti o terrificanti, familiari oppure irraggiungibili. Il verde diventa il colore che le accomuna, ma anche una presenza simbolica capace di contaminare paesaggi, ricordi e percezioni.
Ne nasce un libro sospeso fra memoir, romanzo e perturbante, nel quale il lettore viene invitato a convivere con l’incertezza invece di risolverla. È probabilmente il titolo più letterariamente sperimentale fra quelli della settimana, soprattutto per chi ama storie nelle quali identità e memoria non vengono considerate realtà stabili, ma territori continuamente riscritti da ciò che ricordiamo, immaginiamo e temiamo.
“Barbecue al numero 9” di Jennie Godfrey, Bollati Boringhieri
È il 13 luglio 1985 e mentre sul palco di Wembley si sta preparando uno degli eventi musicali più celebri del Novecento, gli abitanti di Delmont Close organizzano un barbecue per assistere insieme al Live Aid. Al numero 9 vive Lydia Gordon, orgogliosa della propria casa impeccabile, del giardino perfettamente curato, del marito affabile e dei figli Hanna e David.
Lydia ammira la principessa Diana e Delia Smith e vuole che quella giornata diventi un ricevimento memorabile per l’intero quartiere. Sul televisore si susseguono Paul McCartney, Madonna, David Bowie, i Queen e gli altri protagonisti del concerto, mentre all’interno della casa comincia però uno spettacolo molto meno controllabile: quello delle verità che le persone hanno cercato di nascondere.
In “Barbecue al numero 9”, pubblicato da Bollati Boringhieri, Jennie Godfrey utilizza una singola giornata e un evento storico realmente accaduto per osservare un’intera comunità. Rita è appena arrivata dall’Australia e spera di ricominciare, ma porta con sé un episodio traumatico; Steve, giovane veterano della guerra delle Falkland, combatte contro i propri demoni; il signor Wilson nasconde qualcosa dietro un fascino quasi troppo perfetto.
E naturalmente anche la famiglia Gordon possiede crepe che Lydia preferirebbe non vedere. La festa diventa così un dispositivo narrativo ideale: più la casa si riempie, più diventa difficile mantenere intatta l’immagine di rispettabilità che i personaggi hanno costruito. Dopo “La lista delle cose sospette”, Godfrey torna a raccontare la Gran Bretagna degli anni Ottanta attraverso la vita quotidiana, intrecciando memoria collettiva e segreti privati. Il Live Aid, evento seguito contemporaneamente da milioni di persone, diventa lo sfondo perfetto per una storia che guarda invece a ciò che accade quando una comunità apparentemente unita è costretta a confrontarsi con quello che ha preferito tenere nascosto.
Dalla felicità obbligatoria ai segreti di una famiglia perfetta
Le cinque uscite della settimana attraversano generi lontanissimi, ma condividono una curiosa ossessione per ciò che si nasconde dietro le apparenze. La felicità può diventare una minaccia politica, un angelo può portare alla luce la brutalità degli uomini, l’amore può trasformarsi in ossessione, misteriose figure femminili possono mettere in crisi l’identità e una festa perfettamente organizzata può rivelare le crepe di un’intera comunità.
Dal fantastico alla narrativa letteraria, dal dark romance al romanzo storico e familiare, le uscite dal 14 al 20 settembre mostrano soprattutto quanto la narrativa straniera continui a utilizzare storie molto diverse per porci davanti alla stessa domanda: cosa rimane quando la realtà che avevamo costruito smette improvvisamente di reggere?

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