“Nanbanjin” due mondi si incontrano nel Giappone del Cinquecento: il fumetto d’autore da non perdere a settembre

Un naufragio, due sguardi e due culture che fino a quel momento si ignoravano. Nanbanjin, in uscita per J-POP il 9 settembre, porta nel Giappone del Cinquecento per raccontare l’incontro con l’altro attraverso una sorprendente opera a quattro mani di Taiyō Matsumoto e Cyril Pedrosa.

“Nanbanjin” due mondi si incontrano nel Giappone del Cinquecento: il fumetto d’autore da non perdere a settembre

 Nanbanjin, ambiziosa opera realizzata da Taiyō Matsumoto e Cyril Pedrosa e proposta in Italia da J-POP in un unico grande volume cartonato a colori, ci porta in un’ambientazione storica, precisamente nel: 1543, anno tradizionalmente associato all’arrivo dei primi portoghesi in Giappone: un incontro destinato ad aprire una lunga stagione di commerci, contaminazioni culturali, tensioni religiose e trasformazioni. 

Matsumoto e Pedrosa scelgono di osservare quel passaggio storico prima che diventi Storia con la maiuscola. Al centro non mettono trattati, grandi battaglie o strategie diplomatiche, bensì esseri umani che si trovano davanti qualcuno di completamente sconosciuto. Un portoghese guarda il Giappone. I giapponesi guardano lui. E proprio nello spazio che separa questi due sguardi prende forma un racconto sull’alterità, sulla paura e sulla curiosità che accompagnano ogni vero incontro.

“Nanbanjin”, di Taiyō Matsumoto e Cyril Pedrosa, tradotto da Federica Bruniera, J-Pop

Nel 1543 il marinaio portoghese Fernando approda in Giappone dopo un naufragio. Per lui ciò che incontra è estraneo: una lingua che non comprende, abitudini differenti, un’organizzazione sociale sconosciuta, un modo diverso di leggere il mondo. Ma l’estraneità funziona in entrambe le direzioni. Per gli abitanti del villaggio che lo accoglie, è Fernando a rappresentare qualcosa che non appartiene al loro universo.

La storia viene così osservata da prospettive opposte. Da una parte c’è l’uomo venuto dall’Europa, dall’altra la comunità che assiste alla sua comparsa. Bambini, guerrieri e altri abitanti del villaggio reagiscono alla presenza dello straniero secondo sensibilità differenti, mentre Fernando deve progressivamente confrontarsi non soltanto con una cultura nuova, ma anche con se stesso. L’incontro diventa quindi scoperta reciproca, attraversata inevitabilmente da incomprensioni, fascinazione e diffidenza. 

Ed è qui che Nanbanjin supera il semplice racconto d’avventura ambientato nel passato. L’altro esiste sempre in relazione allo sguardo di chi lo osserva. Fernando è straniero per i giapponesi quanto loro lo sono per lui. Non esiste una prospettiva neutrale dalla quale giudicare l’incontro e il lettore è costretto a spostarsi continuamente da una parte all’altra.

Cosa significa “Nanbanjin”

Anche il titolo contiene una parte fondamentale della storia. Nanban significa letteralmente “barbari del Sud” ed era un termine utilizzato in Giappone che finì per essere associato agli europei giunti nell’arcipelago attraverso le rotte meridionali, a cominciare dai portoghesi. Da qui deriva anche l’espressione nanban bōeki, utilizzata per indicare gli scambi commerciali che coinvolsero il Giappone e soprattutto portoghesi e spagnoli tra il XVI e il XVII secolo. 

La parola è interessante proprio perché racconta immediatamente un punto di vista. Prima ancora di conoscere individualmente quegli uomini, il linguaggio li aveva collocati in una categoria: erano quelli che arrivavano da fuori, diversi per aspetto, abiti, religione e comportamenti.

Il fumetto lavora proprio dentro questa distanza. Chi è il “barbaro” quando due civiltà che si conoscono appena si trovano faccia a faccia? Quanto di ciò che consideriamo normale dipende semplicemente dal luogo nel quale siamo cresciuti? E cosa succede quando ciò che sembrava naturale viene improvvisamente osservato attraverso gli occhi di uno straniero?

Il 1543 e il vero incontro tra Portogallo e Giappone

La scelta dell’anno non è casuale. Il 1543 è tradizionalmente considerato l’inizio dei contatti diretti tra portoghesi e giapponesi. Le fonti storiche ricordano l’arrivo accidentale di portoghesi sull’isola di Tanegashima e l’avvio, negli anni successivi, di rapporti commerciali sempre più strutturati. Insieme alle merci viaggiarono tecnologie, oggetti, idee e successivamente il cristianesimo, con l’arrivo di Francesco Saverio nel 1549. 

Cominciò così quella stagione oggi ricordata come periodo del commercio Nanban. Non fu un semplice rapporto tra Europa e Giappone, ma un sistema molto più ampio di rotte asiatiche: i portoghesi divennero anche intermediari negli scambi tra Cina e Giappone e, con il tempo, Nagasaki acquistò un ruolo centrale nei commerci. 

Dietro l’incontro individuale raccontato da Matsumoto e Pedrosa possiamo quindi intravedere l’inizio di qualcosa di enormemente più grande. Fernando ancora non può sapere quale storia seguirà il suo arrivo. Ed è forse proprio questo a rendere affascinante la prospettiva scelta dagli autori: raccontare il momento in cui un processo storico è ancora soltanto un incontro tra persone.

Due autori per raccontare due punti di vista

Anche la nascita di Nanbanjin sembra riflettere il suo argomento. Taiyō Matsumoto, uno degli autori più riconoscibili del manga contemporaneo, e Cyril Pedrosa, autore francese di origini portoghesi legato alla tradizione della bande dessinée, lavorano insieme a una storia fondata sull’incontro tra Giappone e Portogallo.

Non si limitano però a dividere semplicemente il lavoro. La concezione dell’opera trasforma la collaborazione in parte del racconto: la stessa vicenda viene affrontata attraverso due prospettive che avanzano l’una verso l’altra. La presentazione dell’edizione francese descrive infatti due narrazioni destinate a convergere al centro del libro proprio nel momento in cui le culture si incontrano. 

È un’idea particolarmente riuscita perché la forma assume il significato dell’opera. Due tradizioni grafiche, due sensibilità autoriali e due sguardi raccontano qualcosa separatamente finché la distanza che li divide si riduce. Il lettore non assiste soltanto all’incontro: è la costruzione materiale del racconto a condurlo verso di esso.

Un fumetto sull’alterità, prima ancora che sulla Storia

Questo è l’aspetto più contemporaneo di Nanbanjin. Ambientare una storia nel 1543 permette di osservare quasi allo stato originario alcuni meccanismi che continuano ad accompagnare il rapporto con ciò che percepiamo come diverso.

Lo straniero può suscitare curiosità e desiderio di conoscenza, ma anche sospetto. Ciò che per una cultura appare perfettamente comprensibile può risultare assurdo per un’altra. Persino il corpo, i vestiti, i gesti e il modo di mangiare diventano segni attraverso i quali tentiamo di interpretare qualcuno.

L’alterità, però, funziona come uno specchio. Guardare qualcuno che vive diversamente significa essere costretti a osservare anche le proprie consuetudini. Il viaggio di Fernando diventa allora qualcosa di più di uno spostamento geografico: incontrare un mondo sconosciuto significa mettere in discussione l’idea che il proprio sia l’unico possibile.

“Nanbanjin”, un volume da scoprire a settembre

L’edizione italiana di Nanbanjin arriva per J-POP oggi il 9 settembre 2026 in volume unico, in formato 23 × 30 centimetri, cartonato e interamente a colori, al prezzo indicato di 50 euro. Si tratta inoltre della versione definitiva dell’opera; non comprende invece gli extra apparsi nei precedenti Quaderni 1 e Quaderni 2.

È soprattutto il progetto che rende Nanbanjin una delle uscite a fumetti più interessanti da tenere d’occhio. Matsumoto e Pedrosa utilizzano un episodio collocato alle soglie di una trasformazione storica per interrogarsi su qualcosa che attraversa qualsiasi epoca: il modo in cui costruiamo l’immagine dell’altro.

Perché prima dei commerci, delle conversioni religiose e dei conflitti che avrebbero segnato i rapporti tra Europa e Giappone ci fu qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, straordinario: due esseri umani che si guardarono e scoprirono di non sapere nulla l’uno dell’altro. Ed è da quello sguardo che Nanbanjin decide di cominciare.