Settembre è il mese delle soglie, un momento dell’anno sospeso tra la memoria luminosa dell’estate che sfuma e la quiete malinconica dell’autunno che arriverà. È il tempo della luce morbida, delle ombre che si allungano con discrezione e del ritorno a un ritmo interiore più intimo e riflessivo. Gli artisti di ogni epoca hanno cercato di catturare questo passaggio, ma pochi ci sono riusciti con l’enigma e la poesia visiva di René Magritte.
Nel suo celebre dipinto del 1956, intitolato appunto “Il sedici settembre” (Le Seize Septembre), il maestro del Surrealismo belga regala una delle rappresentazioni più affascinanti e spiazzanti del crepuscolo settembrino. L’opera non si limita a ritrarre un paesaggio, ma trasforma l’atmosfera del mese in un’esperienza filosofica che sfida la logica della percezione quotidiana.
Dove si trova il capolavoro
Oggi Il sedici settembre è custodito nel prestigioso Koninklijk Museum voor Schone Kunsten Antwerpen (KMSKA), il Museo Reale di Belle Arti di Anversa, in Belgio. Inserito in una collezione ricchissima che spazia dai maestri fiamminghi all’arte moderna, la tela trova nell’istituzione anversese un collocamento d’eccellenza, attirando visitatori da tutto il mondo desiderosi di immergersi nel suo silenzio magnetico. Ammirare l’opera dal vivo offre una percezione ancora più profonda della stesura pittorica di Magritte, in cui la precisione quasi fotografica dei dettagli contrasta con la natura impossibile dell’immagine rappresentata.
“Il sedici settembre” di René Magritte: il paradosso della luce e della forma
Ad un primo sguardo distratto, Il sedici settembre potrebbe sembrare un tranquillo paesaggio serale. Al centro della composizione si staglia un grande albero rigoglioso, avvolto nella penombra del crepuscolo. Sulla parte superiore e sullo sfondo, un cielo dominato da sfumature di azzurro cupo, grigio e cobalto segna l’arrivo imminente della notte. In basso, la terra appare immersa in toni bruni e scuri, evocando la frescura tipica delle sere d’inizio autunno.
Il vero miracolo visivo, e il corto circuito logico tipico di Magritte, risiede tuttavia nel posizionamento della luna. Un sottile e brillante falcetto di luna crescente non è collocato nello spazio del cielo dietro l’albero, come le leggi della fisica e della prospettiva imporrebbero. Al contrario, la luna è dipinta perfettamente in sovrapposizione al tronco e alla chioma dell’albero, come se fluttuasse davanti alla vegetazione o fosse incastonata nel cuore stesso del fogliame.
Con questo gesto apparentemente semplice, Magritte sovverte la nostra consueta percezione del mondo. L’albero, da solida massa vegetale che dovrebbe nascondere gli astri retrostanti, diventa un velo trasparente o una presenza immateriale. La luce della luna, invece di essere lontana e inafferrabile, si fa vicina, quasi a portata di mano. C’è in questa composizione un perfetto equilibrio cromatico: i toni freddi e bluastri della sera si sposano con i verdi cupi e i marroni caldi della terra, restituendo con straordinaria efficacia quella temperatura emotiva tipica delle serate di settembre, quando l’aria si fa più nitida e frizzante.
Aneddoti e curiosità: la nascita del titolo e l’arte dei poeti
La genesi del titolo di quest’opera rivela molto sul metodo di lavoro e sulla filosofia di Magritte. L’artista belga era solito non dare titoli descrittivi ai suoi quadri prima di averli completati. Preferiva piuttosto invitare a casa sua la sera un ristretto cerchio di amici poeti e intellettuali surrealisti, tra cui spicca la figura di Louis Scutenaire, per mostrare le ultime tele e discutere insieme di quale nome assegnare loro.
Fu proprio Louis Scutenaire a proporre il titolo Il sedici settembre. Quando gli fu chiesto il motivo di quella data precisa, lo scrittore suggerì che il titolo non dovesse spiegare il dipinto, ma piuttosto aggiungere un ulteriore livello di mistero e suggestione poetica. Magritte accolse la proposta con entusiasmo, commentando: “Trovo che sia un ottimo titolo. Non c’è assolutamente nient’altro da dire sul 16 settembre”.
Intervistato successivamente sul significato profondo della scena, Magritte rispose con la sua celebre ed esasperante semplicità: “Ho semplicemente dipinto la luna in un albero nei colori grigio-blu della sera”. Questa dichiarazione riassume la poetica dell’artista: rendere visibile l’invisibile senza la pretesa di racchiuderlo in spiegazioni razionali.
Un’altra curiosità riguarda la ricorrenza di questo tema nell’opera di Magritte. L’artista era affascinato dal rapporto tra la luna e gli alberi e realizzò diverse varianti e studi su questo concetto nel corso della sua carriera. Tuttavia, la versione del 1956 conservata ad Anversa è universalmente considerata la sintesi più alta e armoniosa di questa ricerca.
Un’opera che racconta la poesia di settembre
“Il sedici settembre” è un capolavoro che cattura la vera essenza del mese da cui prende il nome. Settembre è il momento in cui la realtà quotidiana sembra incrinarsi per fare spazio alla contemplazione, alla meraviglia e a una dolce nostalgia. Con la sua luna impossibile e il suo silenzio cosmico, Magritte ci invita a guardare oltre l’evidenza delle cose, ricordandoci che anche nel paesaggio più familiare può nascondersi un mistero poetico capace di rivelare la bellezza segreta del mondo.

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