Arriva “Felice”, il nuovo romanzo di Mauro Corona sul dolore per il fratello mai dimenticato

In uscita mercoledì 16 settembre per Bompiani, la nuova opera dello scrittore ertano dà voce a Felice, scomparso nel 1968 a soli vent’anni.

Arriva "Felice", il nuovo romanzo di Mauro Corona sul dolore per il fratello mai dimenticato

Arriva nelle librerie, il 16 settembre 2026, ma è già possibile penotrarlo, Felice, il nuovo romanzo di Mauro Corona. Pubblicato da Bompiani nella storica collana Narratori italiani, il volume segna il ritorno dell’autore ertano con un’opera viscerale e a tratti spietata, concepita per affrontare a viso aperto la ferita più dolorosa della sua vita: la perdita prematura del fratello minore.

Un’uscita che segna anche uno storico cambio di casa editrice, con l’addio a Mondadori dopo il clamoroso incidente tipografico dell’autunno 2025.

“Semplicemente la storia di Felice, strappato alla vita quando era ancora un ragazzo, e di suo fratello Mauro che sfida il buio per ritrovarlo”: con questa dichiarazione, affidata ai propri canali social, Corona ha introdotto un racconto maturato in quasi cinquant’otto anni di silenzio e rimorso.

Un’opera necessaria, nata dall’urgenza viscerale di misurarsi con un’assenza diventata ossessione e di trasformare il peso del ricordo in catarsi letteraria.

Felice: l’infanzia selvatica, l’emigrazione e il viaggio oltre il buio

La vicenda ripercorre le radici della famiglia Corona tra le pareti scoscese di Erto, dove Mauro, Richeto e Felice crescono in un ambiente tanto maestoso quanto ostile. Abbandonati improvvisamente dalla madre e costretti a subire le prevaricazioni di un padre incattivito dall’alcolismo, i tre ragazzi trovano conforto solo nella reciproca solidarietà e nella natura incontaminata delle Dolomiti.

Per Mauro, la sola vera ancora di salvezza sarà una modesta biblioteca di libri rimasta in casa; per Felice, invece, la risposta alla durezza della vita si trasforma in una crescita fisica prorompente: non ha ancora diciott’anni ed è già alto quasi due metri, dotato di una forza naturale e di un’indole ingenua.

Nel 1968, mentre l’Europa è attraversata dalle fermate di protesta e i giovani sognano di rivoluzionare la società, Felice sceglie la via dell’emigrazione. Parte per la Germania per lavorare come lavapiatti, spinto dall’umile desiderio di riscatto sociale e dal senso di responsabilità verso la famiglia.

Salutando i fratelli, promette di guadagnare quanto basta per comprarsi un bel vestito da festa e portare a Mauro un orologio da polso. Ma l’illusione di una nuova vita dura solo pochi mesi: il corpo di Felice viene ritrovato privo di vita sul bordo di una piscina. Un evento tragico e mai del tutto chiarito che fa piombare la famiglia nello sconforto e lascia in Mauro un lutto impossibile da riassorbire.

A distanza di quasi sessant’anni, nella solitudine delle notti nella valle del Vajont, lo scrittore decide di varcare il confine tra i vivi e i morti. Modellando la narrazione sui grandi classici della poesia antica e della discesa agli inferi, Corona sceglie di non parlare di Felice, ma di restituirgli direttamente la voce.

Dall’aldilà, immaginato come un territorio sferzato dal vento e dominato da una profonda solitudine, il fantasma del ragazzo non concede sconti: obbligato dalla morte alla verità assoluta, affronta il fratello maggiore in un confronto serrato e privo di edulcorazioni, rinfacciandogli omissioni e fragilità, ma rievocando al contempo con struggente dolcezza i gesti, i profumi e la luce di un’infanzia spezzata troppo presto.

Chi è Mauro Corona: dall’eremo di Erto alle vette della letteratura

Nato nel 1950 a Erto, paese tragicamente legato alla memoria del Vajont, Mauro Corona rappresenta una delle figure più poliedriche, complesse e riconoscibili del panorama culturale e mediatico italiano. Intagliatore e scultore del legno fin dalla prima giovinezza, oltre che esperto arrampicatore e alpinista, Corona ha trasferito nella pagina scritta la stessa ruvidezza, forza e autenticità che caratterizzano la sua vita quotidiana tra le cime friulane.

La sua carriera letteraria prende il via oltre trent’anni fa con il racconto Il soffio del gallo forcello, inaugurando un percorso narrativo straordinariamente fertile che ha saputo conquistare milioni di lettori raccontando il rapporto ancestrale tra uomo e natura, il rispetto per la montagna e la fatica dell’esistenza contadina.

Nel corso di tre decenni ha dato alla luce una produzione letteraria imponente che spazia dal romanzo storico al saggio, dalla narrativa di memoria fino alle fiabe per adulti e ragazzi. Opere imprescindibili della sua bibliografia come Il volo della martora, Le voci del bosco, Gocce di resina, Nel legno e nella pietra e Aspro e dolce hanno definito il suo stile inconfondibile, essenziale e privo di artifizi retorici.

La consacrazione critica e di pubblico è arrivata con il prestigioso Premio Bancarella vinto nel 2011 per La fine del mondo storto, seguito dall’ingresso tra i finalisti del Premio Campiello nel 2014 con La voce degli uomini freddi. Tra i suoi libri più celebri si ricordano anche Storia di Neve, Il canto delle manére, L’ombra del bastone e Vajont: quelli del dopo, testimonianza accorata sulle conseguenze della catastrofe del 1963.

Negli ultimi anni Corona ha continuato a pubblicare con grande regolarità, mantenendo vivo il dialogo con i lettori attraverso opere recenti come I sentieri degli aghi di pino (Mondadori, 2025) e l’omaggio cinematografico Mauro Corona. La mia vita finché capita, uscito nelle sale nella primavera del 2025.

Diventato celebre anche al grande pubblico televisivo per i suoi interventi schietti e diretti, Corona dimostra con Felice di saper spogliare la propria figura di ogni filtro mediatico. Quando i riflettori si spengono e la montagna torna al suo silenzio, la scrittura si riconferma per lui l’unico strumento capace di scavare nell’animo umano, fare i conti con i propri fantasmi e sfidare l’oscurità del passato.

Il divorzio da Mondadori e la svolta verso Bompiani

Oltre al profondo valore emotivo e autobiografico della storia, l’uscita di Felice segna una novità di rilievo anche sotto il profilo strettamente editoriale per lo scrittore ertano. Per molti anni la quasi totalità della produzione di Corona è stata legata al gruppo Mondadori, con cui nell’ottobre del 2025 si è tuttavia consumato un clamoroso caso di cronaca libraria.

In occasione del lancio del romanzo I sentieri degli aghi di pino, diversi lettori avevano iniziato a segnalare sui social un’evidente incongruenza nella trama, accorgendosi che tra il capitolo otto e il capitolo nove si verificava un salto temporale inspiegabile.

Allertato dai suoi fan, lo scrittore era intervenuto con estrema veemenza sui propri canali ufficiali denunciando la presenza di un vero e proprio “libro mutilato”: in fase di composizione tipografica erano infatti saltate tre pagine fondamentali, scritte a mano sui classici quadernetti che l’autore utilizza da sempre per comporre le sue opere.

Corona aveva espresso pubblicamente la propria rabbia verso l’errore definito “madornale e scandaloso”, chiedendo l’immediata ristampa del testo completo e il risarcimento per tutti coloro che avevano acquistato la prima tiratura difettosa. Dal canto suo, la casa editrice di Segrate era intervenuta con un tempestivo comunicato di scuse, assumendosi la piena ed esclusiva responsabilità dell’errore umano e garantendo la sostituzione delle copie e l’arrivo in libreria della versione corretta nell’arco di poche settimane.

L’episodio ha finito per generare un singolare fenomeno collezionistico, con migliaia di appassionati intenzionati a conservare la prima edizione monca accanto a quella corretta. È proprio su questo sfondo di grandi polemiche e risonanza mediatica che si colloca l’uscita di Felice, per il quale Mauro Corona ha scelto di affidarsi alla storica e prestigiosa collana dei Narratori italiani di Bompiani, avviando un nuovo capitolo del suo lungo percorso letterario.