In questi giorni il nome di Taranto rimbalza con forza sui quotidiani e sugli schermi di tutto il mondo in occasione dei Giochi del Mediterraneo. Sotto i riflettori dei grandi eventi e dell’agonismo sportivo internazionale, la città pugliese ritrova con orgoglio la sua vocazione millenaria di crocevia naturale tra sponde, culture e popoli differenti. Eppure, al di là dei riflettori della cronaca e dell’entusiasmo delle cerimonia inaugurale, esiste una Taranto più profonda, silenziosa e segreta che chiede di essere esplorata con il passo lento del lettore e lo sguardo curioso del viaggiatore d’autore.
Viaggio culturale alla scoperta di Taranto, tra letteratura e arte
Ci sono città come Taranto, infatti, che chiedono tempo, predisposizione all’ascolto e il coraggio di immergersi nelle proprie stratificazioni interiori. La città dei due mari è esattamente questo: un luogo sospeso tra la luce abbagliante del Mediterraneo e le ombre della sua complessa storia recente, una striscia di terra impigliata tra due bacini d’acqua – il Mar Grande e il Mar Piccolo – che ne definiscono non soltanto la geografia, ma l’anima, il respiro e il destino.
Alessandro Leogrande e la voce di una città complessa
Per attraversare Taranto con lo spirito giusto, al posto di una classica guida turistica, è possibile affidarsi a una bussola morale, intellettuale e poetica. Nessuno, negli ultimi decenni, ha saputo raccontare la complessità, la bellezza ferita e la vitalità inesauribile di questa terra come Alessandro Leogrande. Scrittore, giornalista, saggista e fine pensatore tarantino, prematuramente scomparso nel 2017, Leogrande ha lasciato nelle sue pagine un’eredità letteraria inestimabile.
Attraverso opere come “Fumo nero” e le sue inchieste lucide sul Mezzogiorno, ha offerto una testimonianza d’amore viscerale per la sua città natale. Il suo era uno sguardo limpido, coraggioso, capace di denunciare le profonde cicatrici lasciate dall’industria pesante del Novecento, senza mai dimenticare il soffio epico e la grazia immortale di cui Taranto, nonostante tutto, rimane intrisa.
Oltre il Ponte Girevole: le visioni di Pasolini e il Borgo Antico
Il nostro itinerario fisico e letterario non può che iniziare dal Borgo Antico, un’isola di pietra calda, palazzi nobiliari decadenti e stradine labirintiche, collegata alla città nuova dall’iconico e imponente Ponte Girevole. Attraversare questo storico braccio d’acciaio sospeso sul canale navigabile significa compiere un vero e proprio salto temporale. Camminando tra i vicoli tortuosi della “Città Vecchia”, dove l’aria odora intensamente di salsedine e di panni stesi al sole a sventolare come bandiere, sembra di sentire la voce della storia che invita a guardare oltre la superficie delle cose.
Non è un caso che persino Pier Paolo Pasolini, nel suo celebre viaggio-reportage “La lunga strada di sabbia” del 1959, rimase folgorato da questo scorcio così unico. Descrisse la città con parole rimaste scolpite nella letteratura di viaggio italiana: “Taranto è una città perfetta. Viverci è come vivere all’interno di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari e i lungomari”.
I riflessi del Mar Piccolo e le radici di Taras
Proseguendo il cammino verso il possente Castello Aragonese, fortezza che domina il canale guardando fiera verso le onde del Mar Grande, si comprende appieno la natura intimamente letteraria e stratificata del luogo. Le pietre della roccaforte raccontano storie di assedi, di bizantini, normanni e sovrani spagnoli. Ma è volgendo lo sguardo verso le acque più placide, quasi lacustri, del Mar Piccolo che la dimensione si fa intima e riflessiva.
Il Mar Piccolo è uno specchio d’acqua segreto, ricamato dalle citri, le misteriose sorgenti sottomarine di acqua dolce che ribollono in superficie, e punteggiato all’orizzonte dai pali in legno delle coltivazioni di cozze. È un’arte antica, quella dei mitilicoltori, che qui assume i contorni di un rito tramandato di padre in figlio, fin dai tempi in cui il mito voleva la città fondata da Taras a cavallo di un delfino.
È in questi luoghi di confine, dove la terra si sfrangia nell’acqua, che Leogrande ha spesso ambientato le sue riflessioni sull’identità dell’uomo del Sud: un essere umano di frontiera, costantemente in bilico tra il richiamo struggente delle proprie radici e le sfide brutali di un presente difficile.
Gli ori del MArTA: la bellezza come atto di resistenza
Nessuna tappa culturale a Taranto può dirsi completa senza una sosta prolungata al MArTA, il Museo Archeologico Nazionale, una delle istituzioni museali più importanti al mondo per la storia dell’arte greca e romana. Tra i corridoi silenziosi che custodiscono i celebri “Ori di Taranto” – corone di foglie di quercia, orecchini finissimi, anelli e diademi in oro di sublime fattura ellenistica – si tocca con mano la ragione per cui poeti antichi come Pindaro e Leonida cantavano le innumerevoli meraviglie di questo golfo dorato.
In una città spesso narrata e ridotta dai media solo attraverso la lente del disastro ambientale o della cronaca, la bellezza sconvolgente esposta al MArTA diventa una dichiarazione di resistenza che la letteratura e l’impegno civile hanno il compito di proteggere, riscoprire e valorizzare agli occhi del mondo.
Il Lungomare al tramonto: un mistero luminoso
Questo viaggio culturale si conclude con una passeggiata lungo il monumentale Corso Due Mari e il Lungomare Vittorio Emanuele III, assecondando il ritmo lento dei passi proprio quando arriva l’ora del tramonto. Quando il vasto cielo pugliese si tinge di sfumature viola, arancio e indaco, e le prime luci della sera iniziano a riflettersi danzando sulle onde, si comprende fino in fondo la lezione più preziosa di Alessandro Leogrande.
Taranto rappresenta un mistero luminoso da proteggere. È una città non da compatire, ma che esige rigore intellettuale, sguardo profondo e una grandissima passione civile. Un luogo magico dove le pagine dei libri cessano di essere puro inchiostro per diventare la chiave ideale, l’ago e il filo con cui ricucire la memoria ferita del passato e tessere, finalmente, le speranze per un futuro di rinascita.

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