Nella lingua italiana nessuno, alcuno e veruno appartengono alla categoria degli aggettivi indefiniti e presentano un significato molto vicino, perché tutti possono esprimere, in modi diversi, l’assenza o la mancata individuazione di una persona o di una cosa. La loro storia, tuttavia, non è affatto sovrapponibile: mentre nessuno è oggi la forma più comune e naturale, soprattutto nel parlato, alcuno conserva un uso pienamente vitale, ma presenta caratteristiche sintattiche e semantiche più specifiche, mentre veruno è ormai percepito come una forma antiquata o decisamente letteraria, benché non sia del tutto scomparso dalla lingua.
La loro vicenda mostra dunque molto bene come il sistema degli indefiniti italiani sia il risultato di una lunga evoluzione, nella quale forme concorrenti possono sopravvivere con diversa frequenza e con differenti valori stilistici.
Lingua italiana: nessuno, alcuno, veruno
L’aggettivo nessuno è oggi, tra i tre, quello di uso più largo. In particolare, esso si alterna con alcuno nelle frasi negative, ma nella lingua parlata rappresenta normalmente la scelta più spontanea. Quando diciamo, per esempio, «non ho nessun dubbio», «non c’è nessuna ragione», «non ho incontrato nessuna persona» oppure «non esiste nessun motivo per preoccuparsi», utilizziamo una costruzione del tutto comune, presente tanto nella conversazione quotidiana quanto nella lingua scritta di qualsiasi livello. L’elemento fondamentale è proprio la presenza della negazione: nessuno, in questo contesto, rafforza e precisa l’idea di assenza. La costruzione «non c’è nessuna soluzione» significa infatti che non esiste alcuna soluzione, mentre «non ho visto nessuno» indica l’assenza di persone incontrate o viste.
Il materiale proposto mostra come questa vitalità di nessuno sia documentata anche in testi appartenenti a registri diversi. Si può trovare, per esempio, nella frase «nello statuto radicale non c’era scritto da nessuna parte che io non potessi farlo», tratta da un intervento di Marco Pannella; oppure nella prosa di Primo Levi, dove si legge che «nessuno trovava […] nessuna contraddizione». Anche il linguaggio giuridico ricorre normalmente alla forma: nel Codice civile troviamo, per esempio, l’espressione «in nessun caso». Questi esempi sono significativi perché dimostrano che nessuno non è affatto una forma esclusivamente colloquiale: è pienamente legittimo e naturale anche nella prosa letteraria, giornalistica e amministrativa.
La storia di nessuno, però, presenta anche una caratteristica oggi meno familiare: nell’italiano antico e nell’uso toscano l’aggettivo poteva comparire anche al plurale. Si tratta di un uso che appartiene alla tradizione linguistica e che oggi appare arcaico. Un esempio letterario volutamente antiquato è quello di Carlo Emilio Gadda in Eros e Priapo: «dove nissune genti vi guazzavano». Qui troviamo non soltanto il plurale dell’indefinito, ma anche la forma nissune, caratterizzata dalla i protonica, una variante che è rimasta largamente in uso per una parte del Novecento.
L’esempio di Gadda mostra quindi come un autore possa recuperare forme storiche o regionali per ottenere particolari effetti espressivi e stilistici. Nell’italiano contemporaneo comune, invece, l’uso di nessuno al plurale non appartiene alla norma corrente e viene percepito come arcaizzante o fortemente marcato.
Nessuno possiede inoltre alcuni usi idiomatici nei quali assume significati particolari. Un caso noto è quello delle espressioni figlio di nessuno, donna di nessuno e terra di nessuno. «Figlio di nessuno» indica tradizionalmente un trovatello, cioè una persona della quale non siano noti o riconosciuti i genitori; l’espressione, però, può essere utilizzata anche in senso figurato per indicare chi non gode della protezione o dell’appartenenza a un determinato gruppo.
«Terra di nessuno», invece, indica originariamente uno spazio non appartenente effettivamente a nessuna delle parti in conflitto e, per estensione, un luogo privo di un’autorità o di una precisa appartenenza. Il valore di nessuno, in queste locuzioni, non è quindi semplicemente quello dell’indefinito presente in una frase negativa: la parola entra in una costruzione idiomatica ormai stabilizzata.
Un altro significato interessante di nessuno è quello di «persona qualunque, che non conta nulla». In questo caso il termine viene sostantivato e può essere usato per indicare una persona priva di prestigio, autorità o importanza sociale. Dire che qualcuno è «un nessuno» significa dunque presentarlo come una persona senza peso o senza riconoscimento. Il termine, in questo uso, può assumere una forte connotazione svalutativa, ma può anche essere inserito in un contesto narrativo o letterario per rappresentare la condizione di un individuo apparentemente insignificante. È significativo che una parola originariamente legata all’idea di assenza possa così trasformarsi in un sostantivo indicante una persona che, agli occhi della società, «non conta».
Alcuno
Accanto a nessuno troviamo alcuno, che presenta una storia e una distribuzione d’uso differenti. Anche alcuno può comparire in frasi negative e, in questi casi, può essere sostanzialmente equivalente a nessuno. La differenza più evidente nella lingua contemporanea riguarda però la frequenza e il registro: «non ho alcun dubbio» è perfettamente normale, ma tende ad avere una sfumatura più sorvegliata rispetto a «non ho nessun dubbio». La forma alcun, inoltre, è particolarmente frequente davanti a un nome maschile singolare: «senza alcun dubbio», «senza alcun motivo», «non c’è alcun problema». In questo uso l’indefinito appare molto produttivo nella lingua scritta e nei registri formali.
Alcuno possiede inoltre un comportamento importante quando viene usato in correlazione con altro. La coppia «alcuni… altri…» permette infatti di distribuire persone o cose in due gruppi distinti: «alcuni ragazzi partirono, altri ragazzi restarono». In questo caso alcuno non esprime propriamente una negazione, ma indica una parte non precisamente determinata di un insieme, alla quale si contrappone un’altra parte. È un uso fondamentale per comprendere che gli indefiniti non costituiscono una categoria semanticamente uniforme: possono indicare quantità indeterminate, distribuzione, assenza o genericità a seconda del contesto.
La differenza tra alcuno e nessuno emerge dunque con particolare chiarezza quando osserviamo le frasi negative. In una frase come «non è rimasta alcuna persona», alcuna equivale a nessuna: «non è rimasta nessuna persona». In entrambi i casi viene negata l’esistenza di persone rimaste. Tuttavia, nell’italiano contemporaneo nessuno è generalmente più frequente e spontaneo, soprattutto nel parlato. Alcuno, invece, mantiene una maggiore presenza nei registri formali, burocratici e letterari, oltre che in alcune costruzioni sintattiche particolarmente consolidate.
Veruno
Il terzo termine, veruno, ci porta invece in una fase più antica della storia dell’italiano. Il suo significato è sostanzialmente sovrapponibile a quello di nessuno e alcuno in determinati contesti, ma la sua collocazione stilistica è molto diversa. Veruno è oggi antiquato o decisamente letterario. Il termine può ancora essere incontrato nella lingua scritta, soprattutto quando si vuole ottenere un tono arcaizzante, solenne o volutamente tradizionale, ma non appartiene alla normale conversazione dell’italiano contemporaneo. Una frase come «non vi è veruna ragione» è perfettamente interpretabile, ma appare immediatamente più antica e ricercata rispetto a «non vi è nessuna ragione» o «non vi è alcuna ragione».
Gli esempi letterari ricordati nella documentazione confermano questa caratterizzazione. Passavanti scriveva «i peccati veniali in veruno modo si perdonano senza i mortali», mentre Palazzeschi offre l’espressione «senza veruna consistenza né possibilità di un ragionevole riflettere». In entrambi i casi veruno si inserisce naturalmente in una prosa di tono elevato, ma per il parlante contemporaneo possiede una marcatura stilistica evidente. È una di quelle parole che possiamo comprendere perfettamente senza per questo usarle spontaneamente nella comunicazione quotidiana.
La situazione di veruno è particolarmente interessante anche dal punto di vista geografico. Sebbene sia ormai antiquato o letterario nell’italiano comune, esso risulta tuttora vivo in alcune aree della Toscana nordoccidentale. Questo dato ricorda che la storia di una parola non coincide necessariamente con la sua storia nella lingua nazionale. Una forma può perdere terreno nell’italiano standard e, contemporaneamente, conservare vitalità in una varietà regionale o dialettale. La persistenza di veruno in quest’area rappresenta quindi un piccolo esempio della complessa stratificazione geografica dell’italiano.
Nel confronto tra i tre aggettivi si può dunque tracciare una sorta di scala d’uso. Nessuno rappresenta la soluzione più comune e moderna per esprimere l’assenza di una persona o di una cosa, soprattutto nelle frasi negative. Alcuno è anch’esso pienamente vivo, ma presenta una maggiore frequenza in determinati registri e costruzioni, come «senza alcun motivo», oltre a conservare il valore distributivo della coppia «alcuni… altri…». Veruno, infine, appartiene soprattutto alla tradizione letteraria e appare oggi antiquato, con una significativa sopravvivenza in alcune aree regionali.
La vicenda di queste tre parole dimostra ancora una volta che la lingua non è un sistema immobile nel quale ogni forma possiede una funzione eterna e invariabile. Le parole cambiano frequenza, registro, significato e area di diffusione; alcune diventano comuni, altre si specializzano, altre ancora sopravvivono quasi esclusivamente in testi letterari o in varietà regionali.
Nessuno, alcuno e veruno sono particolarmente interessanti proprio perché conservano tracce di questa evoluzione all’interno di un sistema ancora riconoscibile: tre forme semanticamente vicine, ma distribuite in maniera molto diversa nella lingua contemporanea. Conoscerle significa quindi non soltanto sapere quale sia la forma più naturale da usare oggi, ma anche comprendere la profondità storica dell’italiano e la continua trasformazione dei suoi strumenti espressivi.

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