Lingua italiana: sai quali sono i verbi fraseologici?

Tra gli aspetti spesso trascurati della grammatica e della lingua italiana vi è la presenza dei verbi fraseologici, una categoria di costrutti verbali che permette di descrivere con grande precisione le diverse fasi di un’azione. Se il verbo principale indica ciò che accade, il verbo fraseologico aggiunge informazioni sul momento in cui l’azione si colloca,…

Lingua italiana sai quali sono i verbi fraseologici

Tra gli aspetti spesso trascurati della grammatica e della lingua italiana vi è la presenza dei verbi fraseologici, una categoria di costrutti verbali che permette di descrivere con grande precisione le diverse fasi di un’azione. Se il verbo principale indica ciò che accade, il verbo fraseologico aggiunge informazioni sul momento in cui l’azione si colloca, sul suo sviluppo o sul suo grado di compimento. Grazie a queste costruzioni, la lingua italiana riesce a rappresentare non soltanto un evento, ma anche la sua evoluzione nel tempo: un’azione può essere sul punto di iniziare, può cominciare, essere in pieno svolgimento, continuare oppure giungere al termine.

Le principali caratteristiche dei verbi fraseologici della lingua italiana

I verbi fraseologici appartengono a una categoria diversa rispetto ai verbi ausiliari e ai verbi servili, anche se con essi condividono una caratteristica fondamentale: non vengono utilizzati da soli, ma accompagnano un altro verbo espresso in un modo indefinito, cioè all’infinito oppure al gerundio. La loro funzione non consiste nell’indicare direttamente l’azione principale, bensì nel precisarne il valore aspettuale, cioè il modo in cui l’azione si sviluppa nel tempo.

Si consideri, ad esempio, la frase «Marco legge un libro.» Il verbo leggere comunica semplicemente l’azione. Se invece diciamo «Marco sta leggendo un libro», «Marco sta per leggere un libro», oppure «Marco ha finito di leggere un libro», l’informazione diventa molto più precisa. Non cambia l’azione fondamentale, ma cambia il momento in cui essa viene osservata. È proprio questo il compito dei verbi fraseologici: aggiungere una prospettiva temporale o aspettuale all’evento espresso dal verbo principale.

Tradizionalmente la grammatica distingue diverse categorie di verbi fraseologici in base alla fase dell’azione che essi descrivono.

La prima categoria comprende i verbi che indicano un’azione prossima a iniziare. Si tratta di costruzioni come stare per, essere per, essere sul punto di, accingersi a. In tutti questi casi l’azione non è ancora cominciata, ma il suo inizio è ormai imminente. Quando diciamo «Sto per uscire», comunichiamo che l’uscita non è ancora avvenuta, ma accadrà tra pochissimo tempo. Analogamente, nella frase «L’atleta è sul punto di partire», l’attenzione è concentrata sull’attesa immediatamente precedente all’inizio dell’azione.

Anche il verbo accingersi a possiede questo valore: «Si accinse a parlare» significa che il soggetto si preparò a iniziare il discorso. Tutte queste costruzioni sono estremamente frequenti sia nella lingua parlata sia nella lingua scritta, perché consentono di rappresentare con precisione il momento che precede l’avvio di un’attività.

Un secondo gruppo comprende invece i verbi che esprimono l’inizio vero e proprio dell’azione. Ne fanno parte verbi come cominciare a, iniziare a, mettersi a, attaccare a (più colloquiale), prendere a e, in alcuni contesti, ancora accingersi a. La differenza rispetto ai casi precedenti è sottile ma importante. Se «sto per leggere», la lettura non è ancora iniziata; se invece «comincio a leggere», l’azione è già entrata nella sua fase iniziale.

Un esempio molto comune è «Il bambino si è messo a piangere». Qui il verbo fraseologico mettersi a segnala il momento preciso in cui il pianto ha avuto inizio. Allo stesso modo, nella frase «La professoressa cominciò a spiegare la lezione», il lettore percepisce chiaramente il passaggio dall’attesa all’effettivo svolgimento dell’attività.

Molto interessante è anche la categoria dei verbi fraseologici che descrivono lo svolgimento dell’azione. In questo caso il verbo principale compare normalmente al gerundio, accompagnato soprattutto da stare oppure da andare. La costruzione stare + gerundio è probabilmente la più nota e la più usata nella lingua contemporanea.

Dire «Sto scrivendo una lettera» significa osservare l’azione mentre è in corso. L’attenzione non è rivolta né all’inizio né alla fine, ma al suo sviluppo. La forma andare + gerundio, invece, aggiunge spesso una sfumatura di gradualità o di progressione: «La situazione va migliorando», «Il cielo andava schiarendosi». In questi esempi il cambiamento non avviene improvvisamente, ma procede poco alla volta. Questa costruzione è molto frequente nella narrativa e nella lingua giornalistica, perché permette di descrivere processi lenti e continui.

Una quarta categoria comprende i verbi che indicano la continuazione dell’azione. Tra i più comuni troviamo continuare a, seguitare a, proseguire a e insistere a in alcuni contesti particolari. Se diciamo «Continua a piovere», comunichiamo che la pioggia era già iniziata e non si è ancora interrotta. Analogamente, nella frase «L’insegnante seguitò a spiegare», il verbo fraseologico sottolinea la prosecuzione dell’attività senza soluzione di continuità. Si tratta di costruzioni molto importanti perché consentono di evidenziare la durata di un evento e la sua persistenza nel tempo.

L’ultima categoria riguarda i verbi fraseologici che esprimono la conclusione dell’azione. I più frequenti sono finire di, smettere di, cessare di, terminare di. In questo caso l’attenzione si concentra sul momento finale del processo. Dire «Ho finito di studiare» significa che l’attività di studio è ormai conclusa. La frase «Ha smesso di fumare» indica invece che un’abitudine, precedentemente in corso, è stata interrotta. Il verbo cessare di appartiene a un registro più formale ed è frequente soprattutto nei testi amministrativi, giuridici o giornalistici: «La pioggia cessò di cadere». Questi verbi permettono di delimitare con precisione il punto terminale di un’azione.

Qual è la loro funzione sintattica?

Dal punto di vista sintattico, i verbi fraseologici presentano una caratteristica comune: il significato pieno della frase nasce dall’unione tra il verbo fraseologico e il verbo principale. Se si considera soltanto il verbo stare, ad esempio, il significato risulta incompleto nella frase «Sto…». Occorre necessariamente aggiungere il gerundio: «Sto leggendo», «Sto lavorando», «Sto dormendo». Analogamente, cominciare, continuare, finire e gli altri verbi fraseologici acquistano il loro valore specifico soltanto quando introducono l’infinito del verbo principale.

È importante distinguere i verbi fraseologici dai verbi servili. I verbi servili (dovere, potere, volere) modificano il significato dell’azione introducendo concetti come obbligo, possibilità o volontà: devo partire, posso entrare, voglio studiare. I verbi fraseologici, invece, non esprimono modalità, ma il momento dello sviluppo dell’azione. Dire «Devo leggere» non equivale a dire «Sto leggendo». Nel primo caso si parla di un dovere; nel secondo dello svolgimento effettivo dell’attività.

La ricchezza dei verbi fraseologici rappresenta uno degli elementi che rendono particolarmente espressiva la lingua italiana. Essi consentono infatti di descrivere con estrema precisione il tempo interno delle azioni, andando ben oltre la semplice distinzione tra passato, presente e futuro. Grazie a queste costruzioni possiamo distinguere un’azione imminente da una appena iniziata, un’attività in corso da una che continua, un processo concluso da uno semplicemente interrotto.

Anche nella letteratura italiana i verbi fraseologici svolgono un ruolo importante. Gli scrittori li utilizzano per rendere più dinamica la narrazione, per rallentare o accelerare il ritmo del racconto e per guidare l’attenzione del lettore sulle diverse fasi degli eventi. Un personaggio che sta per parlare, uno che si mette a correre, uno che continua a camminare o uno che finisce di scrivere trasmettono sensazioni narrative molto diverse, pur riferendosi ad azioni apparentemente simili.

Conoscere e utilizzare correttamente i verbi fraseologici significa dunque arricchire la propria competenza linguistica. Essi permettono di esprimere con maggiore precisione sfumature temporali che altrimenti richiederebbero spiegazioni più lunghe. Sono strumenti fondamentali sia nella lingua parlata sia nella lingua scritta e dimostrano come l’italiano possieda risorse grammaticali estremamente raffinate per rappresentare il continuo fluire delle azioni nel tempo. Dietro costruzioni apparentemente semplici come stare per partire, mettersi a studiare, stare leggendo, continuare a lavorare o finire di mangiare si nasconde infatti un sistema grammaticale di grande ricchezza, capace di descrivere con precisione ogni fase dell’esperienza umana.