Un quadro estivo di Picasso per non pensare al giudizio altrui e correre verso la felicità

Un inno alla libertà e alla gioia di vivere: scopri i segreti del capolavoro di Picasso “Due donne che corrono sulla spiaggia” (1922) e cosa ci insegna oggi.

Un quadro estivo di Picasso per non pensare al giudizio altrui e correre verso la felicità

C’è un momento preciso, nella storia dell’arte del Novecento, in cui la pesantezza del mondo si dissolve per fare spazio a un’esplosione di pura vitalità. Quel momento è racchiuso in una tela di piccole dimensioni ma dalla forza monumentale: “Due donne che corrono sulla spiaggia” (Deux femmes courant sur la plage), dipinta da Pablo Picasso nel 1922.

Oggi custodita al Museo Picasso di Parigi, quest’opera è un inno alla libertà, all’energia e alla riscoperta del corpo. Ma cosa si nasconde dietro questa gioiosa corsa in riva al mare? E soprattutto, cosa ha ancora da insegnarci oggi?

“Due donne che corrono sulla spiaggia” di Pablo Picasso: un’energia che rompe gli schemi

A un primo sguardo, il dipinto ci travolge con il suo dinamismo. Due figure femminili, dalle forme giunoniche e scultoree, corrono a piedi nudi su una spiaggia dorata, sotto un cielo di un azzurro intenso che si fonde con il mare. I loro corpi sono massicci, quasi sproporzionati, eppure sembrano dotati di una leggerezza ultraterrena. I capelli al vento, le braccia spalancate verso l’infinito e i volti rivolti all’insù trasmettono un senso di estasi e di totale abbandono al momento presente.

Quest’opera appartiene al cosiddetto “periodo neoclassico” di Picasso. Dopo le scomposizioni geometriche del Cubismo, l’artista spagnolo compì un viaggio in Italia nel 1917 che lo folgorò. Rimase affascinato dalla statuaria classica e dagli affreschi di Pompei. Il risultato? Una reinterpretazione unica del classicismo: i suoi personaggi non sono algidi e fermi come statue di marmo, ma traboccano di calore, vita e movimento rutilante.

Aneddoti e curiosità sulla tela

Dietro la genesi di questo quadro si nascondono storie affascinanti che ne accrescono il valore e il mistero. Picasso dipinse quest’opera durante l’estate del 1922 trascorsa a Dinard, in Bretagna, insieme alla moglie Olga Khokhlova e al figlioletto Paulo. L’atmosfera rilassata delle vacanze estive e l’osservazione dei bagnanti sulla spiaggia furono la fonte d’ispirazione diretta per questo inno alla vita.

L’impatto visivo di questo dipinto fu così potente che nel 1924 il celebre impresario dei Ballets Russes, Sergej Djagilev, chiese a Picasso il permesso di utilizzarlo. L’opera fu ingrandita per diventare il gigantesco sipario del balletto d’avanguardia “Le Train Bleu”, scritto da Jean Cocteau, con i costumi sportivi disegnati da Coco Chanel e le musiche di Darius Milhaud. Picasso fu così entusiasta del risultato che firmò personalmente quel sipario gigante con una dedica.

Mentre dipingeva questa scena di assoluta armonia e sfrenata libertà, la vita matrimoniale di Picasso con la ballerina russa Olga Khokhlova cominciava a mostrare le prime profonde crepe, dovute all’incompatibilità dei loro stili di vita. La corsa sulla spiaggia rappresenta, forse, anche un desiderio di fuga personale dell’artista dalle convenzioni borghesi in cui si sentiva intrappolato.

Cosa ci insegna quest’opera

Oltre ad essere un capolavoro artistico, “Due donne che corrono sulla spiaggia” è un vero e proprio manifesto filosofico ed emotivo. Una tela che ci insegna come la libertà si conquisti liberandosi dai fardelli: le due donne dipinte da Picasso non corrispondono ai canoni di bellezza esile e delicata dell’epoca. Sono figure imponenti, “pesanti” nella loro fisicità, eppure corrono con una grazia e una velocità disarmanti. Ecco, quindi, che l’opera ci ricorda che la vera libertà dipende dalla nostra capacità di muoverci nonostante il peso delle nostre responsabilità, dei nostri corpi, delle nostre imperfezioni. Possiamo essere monumentali eppure volare; possiamo avere una vita densa di gravità eppure correre felici verso il futuro.

Il dipinto viene realizzato nel 1922, a pochi anni dalla fine della devastante Prima Guerra Mondiale e della pandemia di influenza spagnola. L’umanità intera cercava di ricominciare a respirare. Con questo quadro, Picasso vuole insegnarci che il ritorno alla natura – il contatto della pelle con la sabbia, il vento tra i capelli, l’orizzonte marino – è la medicina più potente contro i traumi della storia e della vita quotidiana. La felicità è un atto rivoluzionario che si consuma nel qui e ora.

“Due donne che corrono sulla spiaggia” è un invito visivo a toglierci le scarpe, a smettere di pensare al giudizio altrui e a correre a braccia aperte verso ciò che ci fa stare bene. Oggi, sempre più presi dall’ansia della perfezione e dall’iper-connessione, con questa tela Picasso ci regala una ricetta intramontabile: riscoprire la bellezza selvaggia e spettinata dell’essere vivi.