Come difendersi da fake news e propaganda oggi secondo lo scrittore Andrea Frediani

Le fake news ieri e oggi: nel nuovo romanzo di Andrea Frediani, la propaganda del Terzo Reich diventa uno specchio per difendersi dalle manipolazioni digitali e dell’IA.

Come difendersi da fake news e propaganda oggi secondo lo scrittore Andrea Frediani

C’è un filo rosso, invisibile ma robusto, che lega i drammatici giorni della caduta di Berlino nel 1945 al nostro presente iper-tecnologico, in cui una gran mole di notizie, molte delle quali fake news, arrivano istantaneamente sul palmo della nostra mano. È il filo della propaganda e della disinformazione, un tema antico quanto il potere, ma che oggi assume contorni sempre più inquietanti. A esplorare questo legame è il noto divulgatore e romanziere storico Andrea Frediani, vincitore del Premio Selezione Bancarella, tornato in libreria con il suo nuovo thriller storico, “La notte dei traditori“, edito da Newton Compton.

“La notte dei traditori” di Andrea Frediani

Ambientato nelle ultime, convulse ore della seconda guerra mondiale, il romanzo trascina il lettore in una Germania devastata dalle invasioni alleate. Protagonisti della vicenda sono Konrad e Alois, due amici e disertori nazisti che intraprendono una missione quasi impossibile: percorrere 250 chilometri di fronte caldo per raggiungere Berlino prima che cada nelle mani dei sovietici. Per anni i due hanno collaborato al “Progetto Linz”, confiscando a ebrei e musei dei territori occupati un ingente patrimonio di opere d’arte destinate al museo sognato da Hitler (vicenda storicamente legata anche al reale e clamoroso ritrovamento di quadri avvenuto a Monaco nel 2011).

Ora, l’obiettivo dei due disertori è sfruttare un vecchio legame con il ministro della Propaganda Joseph Goebbels per scambiare quelle tele inestimabili con la propria salvezza. Sullo sfondo della loro fuga, Frediani dipinge una società totalmente deformata da anni di manipolazione ideologica, tra i drammi del campo di concentramento femminile di Ravensbrück, le spietate corti marziali itineranti e il fanatismo delle bande giovanili del Werwolf. Un orrore che spinse molti civili a suicidi di massa, incapaci di concepire un mondo senza il Führer o terrorizzati dai mostruosi stereotipi diffusi sul conto dei soldati sovietici.

Come difendersi da fake news e propaganda. I consigli di Andrea Frediani

Il tema della propaganda e di come attraverso le fake news si possa manipolare individui e intere società è di stretta attualità ancora oggi. Abbiamo quindi chiesto ad Andrea Frediani un’analisi della situazione contemporanea e alcuni utili consigli per difendersi da questo fenomeno delle fake news che ai tempi dell’IA può rappresentare un ulteriore pericolo per la società contemporanea.

L’analisi dell’autore: da Goebbels allo smartphone

E’ inutile girarci intorno: come afferma il grande storico e sociologo Noah Yuval Harari, nella fase attuale l’IA è ancora allo stato di ameba, ma presto, sostiene, si trasformerà in tyrannosaurus rex. Finora l’uomo aveva inventato strumenti, necessari a eseguire le sue volontà; ma con l’IA ci troviamo di fronte a un agente, che se adesso agisce in base ai parametri che gli fornisce l’uomo, in futuro potrebbe operare elaborando parametri propri.

Da quando questa minaccia pende sulle nostre teste, e da quando il mondo ha ripreso a procedere come fino a ottant’anni fa, prima che gli orrori della Seconda guerra mondiale inducessero le società a cercare forme di cooperazione e garanzie di pace, penso spesso alla facilità con cui, per esempio, si potranno provocare nuove guerre con l’aiuto delle fake news e della disinformazione. O alla velocità con cui si può instillare odio verso una categoria di persone, semplicemente attribuendogli nefandezze di ogni sorta: una volta una fotografia o un filmato erano una prova incontestabile, adesso perfino questi strumenti possono essere manipolati. E ciò avviene ancora in modo grossolano.

Il pericolo dell’Intelligenza Artificiale e l’analfabetismo funzionale

Viviamo in un’epoca in cui, lo attesta l’OCSE, un italiano su tre (dieci anni fa erano un italiano su quattro) non capisce il senso di un testo scritto, né possiede gli strumenti cognitivi per distinguere una fake news dalla realtà. Ho pertanto sentito l’impulso di scrivere un romanzo che mi consentisse di risalire alle origini della propaganda. Nel mio viaggio, non potevo che approdare alla Germania nazista e al famigerato dottor Goebbels, un vero genio, a suo modo, della propagazione di fake news.

E mi sono reso conto che il momento migliore per illustrare gli effetti della propaganda sul popolo tedesco sono gli ultimi giorni di guerra: un contesto veramente drammatico, con i sovietici ormai penetrati in territorio germanico e ansiosi di vendicarsi degli eccidi dei tedeschi durante la campagna di Russia. Berlino è ormai stretta d’assedio, e Hitler e il suo ministro, asserragliati nel bunker sotto la cancelleria e in procinto di suicidarsi, continuano a emettere proclami farneticanti per esortare il popolo a emularli.

Il punto è che molti continuano a dar loro retta. Condizionati da anni e anni di martellante propaganda, in tanti si tolgono la vita, nella convinzione che non valga la pena vivere in un mondo non nazista, o che i sovietici li sottoporranno al più feroce dei regimi, arrivando a bere il sangue dei loro bambini. Tanti altri, invece, continuano a esercitare con fanatico zelo il loro mestiere, anche con i sovietici alle porte, giustiziando i disfattisti e i disertori, trascinandosi dietro i deportati dei campi di concentramento per trasferirli altrove, e resistendo a oltranza con una guerriglia senza scopo.

E i due protagonisti del romanzo, costretti a percorrere in poche ore 250 chilometri di fronte caldo per raggiungere Goebbels ed estorcergli un segreto con il quale sperano di salvarsi la vita, dovranno temere i loro stessi connazionali perfino più dei sovietici.

Io non so come avrei reagito se fossi cresciuto nella Germania nazista. Avrei iniziato anch’io a odiare il mio vicino ebreo, con il quale magari condividevo le mie giornate fino a poco prima dell’avvento di Hitler al potere? Avrei creduto anch’io ciecamente alle fandonie propinate da Goebbels alla radio, alle immaginarie armi segrete e ai fantomatici accordi con gli Alleati in funzione antisovietica? Nessuno di noi può mettere la mano sul fuoco su ciò che avrebbe fatto. E non si può dire neppure oggi.

Viviamo in un’epoca in cui la propaganda ha infinitamente più strumenti per insinuarsi nelle nostre vite. Allora c’erano solo radio e giornali, adesso il diavolo (secondo la felice espressione di Carlo Verdelli) ce l’abbiamo in tasca: è il nostro smartphone, che ascolta i nostri discorsi e ci porta dove crediamo di desiderare, in realtà dove vuole chi desidera generare traffico, per guadagnare altri soldi, o consenso, per guadagnare potere.

Le regole per difendersi da fake news e propaganda: l’antidoto della lettura consapevole

L’unico, vero antidoto è continuare a leggere. Ma non solo “quello che passa il convento” su internet, quello cui ci conducono gli algoritmi, bensì quello che scegliamo noi, consapevolmente, in libreria. Un libro intero, che ci permetta di approfondire il lungo e complesso percorso che ha portato a certi eventi, come la guerra in Ucraina o quella a Gaza, comprendendone così dinamiche e ragioni. Altrimenti, finiremo condannati a essere solo dei tifosi, dell’una o dell’altra parte, sposandone acriticamente le posizioni e contribuendo a polarizzarle.

E’ possibile scrivere un libro adottando lo stesso metodo con cui gli sceneggiatori realizzano una serie tv? Scopri come secondo Andrea Frediani