Farsettiarte di Cortina d’Ampezzo dedica la sua mostra estiva a Renato Guttuso (Bagheria, 1912 – Roma, 1987), tra i maggiori protagonisti dell’arte italiana del Novecento, attraverso un percorso espositivo che ripercorre l’intero arco della sua lunga e intensa attività artistica.
La selezione di opere accompagna il visitatore dagli anni della formazione fino alla piena maturità, restituendo l’evoluzione di un linguaggio pittorico capace di coniugare impegno civile, ricerca formale e straordinaria forza espressiva.
Perché visitare la mostra: il focus sugli anni Trenta
L’itinerario prende avvio alla fine degli anni Trenta, periodo decisivo nella formazione di Renato Guttuso. Trasferitosi dalla Sicilia a Roma all’inizio del decennio, l’artista entra in contatto con gli esponenti della Scuola Romana, condividendone l’interesse per la pittura tonale e l’atteggiamento di aperta opposizione al gusto ufficiale del Novecento. Il successivo soggiorno milanese e l’incontro con personalità come Manzù, Birolli e Persico consolidano il suo orientamento verso un realismo sempre più consapevole e rafforzano le sue convinzioni antifasciste.
Tra i principali riferimenti culturali figurano il Picasso di Guernica, i grandi realisti francesi dell’Ottocento, come Courbet e Géricault, e il primo Van Gogh, particolarmente sensibile ai temi della condizione umana e della giustizia sociale. L’adesione al movimento Corrente negli ultimi anni del regime segna il definitivo approdo a un’arte profondamente impegnata, nella quale la pittura diventa strumento di testimonianza e partecipazione civile.
Cinque opere di Guttuso da non perdere alla mostra
Nel secondo dopoguerra Guttuso è tra i protagonisti del Fronte Nuovo delle Arti, sviluppando una ricerca che interpreta la realtà attraverso un impianto neocubista, caratterizzato da volumi solidi, piani inclinati e una costruzione rigorosa dello spazio. A questa stagione appartengono alcune delle opere più significative presenti in mostra, da non perdere : “Forchetta, bicchiere e tenaglia”, “La grande lavandaia” e “Interno con stufa”.
In “Forchetta, bicchiere e tenaglia” gli oggetti della quotidianità assumono una monumentalità quasi scultorea. Disposti su un intenso drappo rosso, sembrano proiettarsi verso lo spettatore grazie al sapiente gioco di piani inclinati e all’accostamento di colori pieni e vibranti. La natura morta diventa così una riflessione sulla modernità, nella quale gli elementi più semplici acquistano un valore universale. Con “La grande lavandaia” l’interesse sociale dell’artista emerge con particolare evidenza. La figura femminile, colta nell’atto di strizzare un panno, domina la composizione attraverso una costruzione essenziale, priva di chiaroscuro ma ricca di energia plastica. Le ampie campiture cromatiche, i contorni netti e il movimento delle braccia restituiscono tutta la fatica e la dignità del lavoro quotidiano.
In “Interno con stufa” Guttuso trasforma un ambiente domestico in una scena di grande intensità espressiva. La grande stufa cilindrica occupa il centro della composizione, dialogando con la libreria sullo sfondo e con gli oggetti disposti sul tavolo — una bottiglia, una brocca, alcune uova e un libro aperto — che acquistano una presenza quasi simbolica. Il contrasto tra le tonalità fredde dello sfondo e il caldo giallo del tavolo, insieme ai diversi punti di vista adottati dall’artista, conferisce all’opera una tensione spaziale di chiara ascendenza neocubista.
Negli anni Cinquanta la pittura di Guttuso si apre progressivamente a una maggiore libertà espressiva. Questa maturazione trova piena espressione in “Damigiana e case” (1961), dove convivono armonicamente le diverse esperienze artistiche dell’autore. La grande damigiana domina la scena con una presenza volumetrica che richiama le opere giovanili, mentre l’inclinazione del piano, le architetture sullo sfondo e la libertà della pennellata testimoniano l’assimilazione delle ricerche sviluppate nel corso dei decenni precedenti.
Chiude idealmente il percorso “Edicola” (1965), scelta come immagine guida della mostra. Guttuso affronta un soggetto tratto dalla vita urbana trasformandolo in una composizione di sorprendente energia visiva. La fitta successione di giornali e fogli bianchi costruisce una trama ritmica che sfiora l’astrazione, animata da improvvisi accenti cromatici e da una pennellata rapida e sintetica. Pur restando saldamente ancorata al reale, l’opera testimonia la piena maturità dell’artista, capace di trasformare un frammento della quotidianità in una costruzione pittorica intensa, dinamica e profondamente contemporanea.
La mostra offre così una lettura completa dell’evoluzione di Renato Guttuso, mettendo in luce la continuità della sua ricerca e la capacità di rinnovare costantemente il proprio linguaggio senza mai perdere il legame con la realtà e con i temi dell’impegno civile.
