Da Matera a Tétouan con Mimmo Jodice: il viaggio eterno del “Mediterraneo”

A Matera la mostra di Mimmo Jodice sul Mediterraneo: 83 scatti vintage tra archeologia, mito e visioni metafisiche, prima di volare in Marocco.

Da Matera a Tétouan con Mimmo Jodice il viaggio eterno del Mediterraneo

Matera in dialogo con il Marocco grazie a “Mimmo Jodice. Mediterraneo“, la mostra a cura di Carlo Sala che, dal 7 luglio all’8 novembre 2026 accoglie il pubblico nella sede di Palazzo Lanfranchi dei Musei Nazionali di Matera, per poi approdare al Centre d’Art Moderne di Tétouan in Marocco dagli inizi di dicembre 2026 a metà febbraio 2027.

Mimmo Jodice. Mediterraneo

Uno sguardo contemporaneo sull’antico, capace di restituire ai nostri giorni e rinnovare nel tempo odierno l’aura originaria di opere e monumenti di un Mediterraneo perduto. La mostra raccoglie 83 opere fotografiche che ripercorrono uno dei capitoli più significativi della sua ricerca artistica.

Il nucleo principale dell’esposizione è costituito da 68 stampe vintage ai sali d’argento su carta baritata con viraggio al selenio, realizzate dall’artista tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta e appartenenti alla celebre serie Mediterraneo. Le opere provengono dalla Collezione privata i Cotroneo di Roma e dalla Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ne conserva ed espone una parte.

A queste si aggiungono cinque opere di grande formato della serie “Le Danzatrici” e una selezione di dieci fotografie, vintage e moderne, dedicate alle più recenti ricerche dell’autore sul Mediterraneo, provenienti dallo Studio Jodice.

L’insieme costituisce la prima grande mostra monografica istituzionale organizzata dopo la scomparsa dell’artista, figura centrale della fotografia europea contemporanea, e offre l’opportunità di rileggere e aggiornare una delle sue serie più celebri, evidenziando come il tema del Mediterraneo abbia accompagnato il suo lavoro in modo costante nel corso degli anni.

Perché è una mostra da non perdere, tra storia e mito

Le immagini nascono da un lungo percorso di esplorazione della cultura mediterranea e del patrimonio archeologico, a partire dalla Campania, terra alla quale Mimmo Jodice rimase sempre profondamente legato. Le sue fotografie restituiscono le atmosfere di luoghi come Paestum, Pompei, Cuma e Baia, per poi estendere lo sguardo verso un Mediterraneo più ampio che comprende Grecia, Turchia, Giordania, Tunisia, Francia e Libia.

Attraverso questi scenari, l’artista costruisce una personale geografia della memoria, sospesa tra storia, mito e contemplazione. Tra le opere più note figurano gli Atleti della Villa dei Papiri di Ercolano e Le Danzatrici conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

In queste immagini le antiche sculture emergono dall’ombra con una forza espressiva straordinaria, animate da una tensione vitale che sembra superare la staticità del marmo e del bronzo. Il risultato è reso possibile dalla raffinata padronanza tecnica dell’artista, capace di intervenire sia nella fase di ripresa sia in quella di stampa, accentuando i contrasti e ottenendo neri profondi e bianchi intensi che conferiscono alle fotografie un forte impatto emotivo.

La nuova edizione del volume Mediterraneo

La mostra rappresenta inoltre l’occasione per la pubblicazione di una nuova edizione ampliata e aggiornata del volume “Mediterraneo“. Il libro, pubblicato originariamente nel 1995 dalla casa editrice newyorchese Aperture in occasione della mostra al Philadelphia Museum of Art, viene ora riproposto da Marsilio con il progetto grafico di Studio Sonnoli e arricchito da nuove immagini legate alla celebre serie.

Il volume comprende il saggio curatoriale di Carlo Sala, ripropone il testo di Predrag Matvejević già presente nell’edizione storica e include un contributo di Salvatore Settis, qui presentato nella sua versione definitiva. Come sottolinea Carlo Sala nel testo introduttivo, le statue sono tra i soggetti che nelle fotografie di Jodice esprimono il maggiore pathos, poiché i loro volti sembrano caricarsi di una profonda umanità. Il marmo e il bronzo perdono così la loro perfezione formale per trasformarsi in materia viva, capace di trasmettere emozioni e sentimenti che attraversano i secoli e raggiungono lo spettatore contemporaneo.

Queste immagini dialogano con le visioni di un Mediterraneo essenziale e quasi metafisico, un mare privo di segni del presente, nel quale il tempo sembra sospeso e la memoria continua a riaffiorare attraverso la luce, le rovine e il silenzio.