Anche se gli Azzurri non scenderanno in campo ai Mondiali di Calcio 2026 in programma negli Stati Uniti, Canada e Messico, il richiamo del calcio resta irresistibile, confermandosi lo sport più amato, discusso e influente del pianeta. Per vivere comunque l’atmosfera delle grandi competizioni internazionali, vi proponiamo un viaggio letterario attraverso quattro opere che esplorano il lato più profondo, complesso e inaspettato del “gioco più bello del mondo”.
Mondiali di Calcio 2026: 4 libri da leggere per tifosi orfani della Coppa del Mondo
Lontano dalla semplice cronaca sportiva, questi libri ci mostrano come un pallone che rotola possa raccontare la Storia e le nostre storie: da strumento di propaganda e potere geopolitico globale (Luca Pisapia) a specchio fedele dei cambiamenti sociali dell’Italia contemporanea (Alfio Caruso); dal racconto intimo e dal dietro le quinte dell’indimenticabile trionfo azzurro del 2006 (Luigi Garlando), fino alla confessione sentimentale di un tifo “clandestino” e controcorrente (Giuseppe Culicchia). Quattro letture particolari per scoprire come, ben oltre i novanta minuti di gioco, il calcio intrecci politica, società, memoria collettiva e passioni viscerali.
“Il calcio è potere” di Luca Pisapia
“Il calcio è potere. Una storia critica dei mondiali da Mussolini a Trump” di Luca Pisapia è un saggio che propone una lettura del calcio come fenomeno profondamente intrecciato con la politica, l’economia e i rapporti di potere globali.
Attraverso la storia dei Mondiali, dall’Italia fascista degli anni Trenta fino all’epoca contemporanea, l’autore mostra come la più importante competizione calcistica sia stata spesso utilizzata non solo come evento sportivo, ma anche come strumento di propaganda, costruzione dell’identità nazionale e affermazione di prestigio internazionale. Il libro si distingue per l’ampiezza della prospettiva storica e per la capacità di collegare le vicende del calcio ai grandi processi della storia contemporanea, offrendo un’analisi che va oltre il racconto delle partite e dei campioni.
Uno degli aspetti più interessanti del volume è la sua attenzione alle dinamiche di potere che si nascondono dietro l’organizzazione dei grandi eventi sportivi e al ruolo delle istituzioni calcistiche internazionali nella gestione di interessi economici e geopolitici sempre più rilevanti. Nel complesso, l’opera rappresenta una lettura stimolante e ben documentata, particolarmente adatta a chi desidera comprendere come il calcio abbia influenzato e riflesso i grandi cambiamenti della società contemporanea.
Più che una storia dei Mondiali, è una riflessione sul modo in cui lo sport più popolare del mondo diventa uno spazio in cui si manifestano interessi politici, economici e culturali di portata globale.
“Un secolo azzurro” di Alfio Caruso
“Un secolo azzurro” di Alfio Caruso è un’opera ambiziosa che utilizza la storia della Nazionale italiana di calcio come lente attraverso cui osservare un secolo di vicende politiche, sociali e culturali del Paese. Più che una semplice cronaca sportiva, il libro si configura come un ampio affresco dell’Italia contemporanea, nel quale le vittorie, le sconfitte e i protagonisti in maglia azzurra diventano simboli delle trasformazioni che hanno attraversato la società italiana. Caruso sostiene infatti che la Nazionale abbia rappresentato, in diverse epoche, uno dei più potenti strumenti di identificazione collettiva, capace di riflettere speranze, contraddizioni e cambiamenti del Paese.
Uno dei principali punti di forza del volume è la vastità della documentazione e la capacità narrativa dell’autore. Giornalista e scrittore di lunga esperienza, Caruso riesce a trasformare una materia complessa e ricca di riferimenti storici in un racconto coinvolgente, caratterizzato da uno stile fluido e appassionato. Le vicende sportive si intrecciano continuamente con gli eventi politici, dal rapporto tra il fascismo e i Mondiali degli anni Trenta fino alle connessioni tra calcio, televisione e potere nell’Italia più recente, offrendo al lettore una prospettiva originale e spesso stimolante.
“Gli ultimi campioni. Il romanzo dei Mondiali 2006” di Luigi Garlando
“Gli ultimi campioni. Il romanzo dei Mondiali 2006” di Luigi Garlando è molto più di una semplice ricostruzione della vittoria dell’Italia ai Mondiali di Germania 2006. L’autore, inviato della Gazzetta dello Sport, al seguito della Nazionale durante quel torneo, trasforma un evento sportivo già entrato nella memoria collettiva in un racconto corale, capace di restituire non solo le partite ma anche l’atmosfera, le emozioni e le tensioni che accompagnarono quell’impresa. Il punto di forza del libro risiede soprattutto nello sguardo interno dell’autore.
Garlando non racconta soltanto i gol di Fabio Grosso, la finale contro la Francia o il trionfo di Berlino, ma porta il lettore dietro le quinte della spedizione azzurra, mostrando gli umori dello spogliatoio, i rapporti tra giocatori e staff, le paure e le speranze di un gruppo che partì per la Germania nel pieno dello scandalo di Calciopoli. La narrazione in prima persona conferisce autenticità e partecipazione emotiva al racconto, facendo rivivere un mese che per molti italiani rappresenta uno degli ultimi grandi momenti di unità nazionale.
“La mia Germania” di Giuseppe Culicchia
Un libro controcorrente che fa pensare quanto sia strano il tifo calcistico. Impossibile sapere quale sia la scintilla che fa scattare quella fascinazione così irrazionale; di certo c’è solo che una volta che si è cominciato a tifare per una maglia, per dei colori, poi non si può più cambiare. Diventa una nostra caratteristica, un tratto distintivo, un aspetto della nostra dimensione esistenziale.
Vale per tutti, e vale anche per Giuseppe Culicchia: se due soldati tedeschi, durante la Seconda guerra mondiale, non avessero salvato suo padre, oggi Culicchia non esisterebbe, e forse è anche per questo che, quando il piccolo Giuseppe vide in televisione la leggendaria partita tra Italia e Germania dei mondiali del Messico del 1970, l’istinto lo spinse a tifare per i giocatori in maglia bianca, tra i quali spiccava Franz Beckenbauer, con il leggendario braccio al collo. Quella passione non si è mai più spenta, e Culicchia da allora ha sempre tifato, oltre che per il suo Toro, per la Nationalmannschaft, appunto la Nazionale tedesca, tra gioie e dolori, spesso in forma clandestina, a causa dei tanti incroci con l’Italia.
“La mia Germania” racconta di passione e Culicchia ripercorre non solo le vicende calcistiche dei “Bianchi”, ma anche una parte importante della sua vita, e l’evolversi della sua ammirazione per la Germania in generale, per la sua cultura, la sua arte, il suo spirito.
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