Mario Convertino: l’uomo che, da Battisti a Battiato, diede forma all’immaginario pop italiano

Ultimi giorni per visitare la mostra “Mario Convertino, progettista dell’immaginario” alla Fabbrica del Vapore a Milano. La rassegna, aperta fino al 14 giugno, ripercorre la carriera e le molte invenzioni di un padre della grafica italiana, che ha contribuito, anticipando i tempi, a disegnare l’immaginario collettivo degli anni Ottanta. La mostra rende omaggio alla figura…

Mario Convertino l'uomo che, da Battisti a Battiato, diede forma all'immaginario pop italiano

Ultimi giorni per visitare la mostra “Mario Convertino, progettista dell’immaginario” alla Fabbrica del Vapore a Milano. La rassegna, aperta fino al 14 giugno, ripercorre la carriera e le molte invenzioni di un padre della grafica italiana, che ha contribuito, anticipando i tempi, a disegnare l’immaginario collettivo degli anni Ottanta.

La mostra rende omaggio alla figura del designer e grafico Mario Convertino, restituendo ai giorni nostri un pezzo fondamentale della cultura visiva italiana, tutto da riscoprire per chi ancora non l’avesse fatto.

Dalle copertine di famosi LP alla scenografia di Mr Fantasy: un genio visionario

L’esposizione celebra i trent’anni dalla scomparsa di uno dei grandi innovatori della grafica italiana del secondo Novecento ed curata dalla vedova Patrizia Convertino, dallo studio Convertino & Designers (con lo storico assistente Max Mancusa) assieme a Luca Pollini, direttore della rivista Re nudo. Un nome forse meno noto al grande pubblico rispetto agli artisti con cui ha lavorato, ma che ha avuto un ruolo decisivo nel costruire l’immaginario visivo della musica italiana tra anni Settanta, Ottanta e Novanta.

Convertino è stato infatti il creatore di celebri copertine di Lucio Battisti, Franco Battiato, Pino Daniele, Gianna Nannini, Antonello Venditti, Eugenio Finardi e della PFM. Le sue cover non erano semplici orpelli decorativi, ma vere opere concettuali capaci di raccontare il suono attraverso fotografia, grafica, simboli e sperimentazione visiva.

La mostra permette di entrare dentro quell’universo creativo attraverso copertine storiche, fotografie, bozzetti, opere video, disegni, materiali editoriali e documenti legati anche all’esperienza di Re Nudo, storica rivista underground milanese che contribuì a definire la controcultura italiana e che organizza la mostra. Ma Convertino non lavorò soltanto nel mondo discografico. Fu anche protagonista della rivoluzione televisiva di “Mister Fantasy”, programma cult degli anni Ottanta che introdusse il videoclip musicale in Italia e cambiò il modo di immaginare la televisione musicale.

In un’epoca ancora analogica, sperimentava già contaminazioni tra videoarte, pubblicità, fotografia e grafica digitale. La mostra racconta anche la Milano creativa di quegli anni: quella di Elio Fiorucci, Bruno Munari, delle riviste indipendenti, dei laboratori grafici e della nascita di un nuovo linguaggio visivo internazionale. Un percorso che oggi appare sorprendentemente contemporaneo e che restituisce a Mario Convertino il ruolo che merita: non solo graphic designer, ma autentico “progettista dell’immaginario”.

Mario Convertino: dagli esordi nella controcultura milanese al mondo dei videoclip

II designer milanese agli inizi degli anni ‘70 inizia a collaborare con la controcultura del capoluogo lombardo, tra cui le riviste Re nudo e Gong per la quale disegna, omaggio ai Rolling Stones, il logo della testata con la linguaccia e provocatorie copertine che sono entrate nell’immaginario collettivo : il maiale con gli occhiali per Pigro di Ivan Graziani e l’affresco bucolico di Cogli la prima mela di Angelo Branduardi.

Poi agli inizi degli anni ‘80 inventa, assieme a Carlo Massarini, la scheda madre del programma cult Mister Fantasy, del quale è stato art director e designer. Con questa trasmissione è introdotto per la prima volta ufficialmente in Italia sul piccolo schermo, anticipando di un anno la statunitense MTV, il linguaggio dei videoclip, una vera e propria rivoluzione.

Innovativo era anche il setting del programma: grandi schermi e un iperspazio privo di elementi tradizionali ad anticipare di molti anni la realtà aumentata. Il presentatore, Carlo Massarini, entrava da un tunnel e si muoveva su algidi spazi post industriali: erano gli anni in cui i linguaggi si mescolavano, senza pregiudizi e senza restrizioni, ultima avanguardia del secolo breve.

A trent’anni dalla sua prematura scomparsa, a soli 47 anni, la mostra di Milano restituisce la vivacità di una delle figure cardine che ha animato negli ultimi vent’anni del Novecento Milano, consacrandola capitale italiana del design, della moda e della creatività.