Lingua italiana: si chiama “esame di stato” o “esame di maturità”?

Tra i dubbi linguistici più frequenti nel lessico scolastico appartenente alla lingua italiana vi è quello che riguarda le espressioni “esame di Stato” ed “esame di maturità”. Molti studenti, genitori e persino insegnanti si chiedono quale delle due formule sia corretta, se siano sinonimi oppure se esista una differenza precisa tra esse. La risposta, come…

Lingua italiana si chiama esame di stato o esame di maturità

Tra i dubbi linguistici più frequenti nel lessico scolastico appartenente alla lingua italiana vi è quello che riguarda le espressioni “esame di Stato” ed “esame di maturità”. Molti studenti, genitori e persino insegnanti si chiedono quale delle due formule sia corretta, se siano sinonimi oppure se esista una differenza precisa tra esse. La risposta, come spesso accade nella lingua italiana, richiede una distinzione tra il piano ufficiale e quello dell’uso comune.

Lingua italiana nei giorni degli esami

In realtà entrambe le espressioni sono comprensibili e largamente utilizzate, ma non hanno esattamente lo stesso valore. Una è la denominazione istituzionale attualmente prevista dalla normativa scolastica italiana; l’altra è la denominazione tradizionale che continua a vivere nel linguaggio quotidiano e nell’immaginario collettivo.

Per comprendere la questione è necessario fare un breve viaggio nella storia della scuola italiana.

Che cos’è l’esame di maturità?

Per gran parte del Novecento la prova conclusiva degli studi secondari superiori è stata comunemente chiamata esame di maturità.

Il termine “maturità” non era stato scelto casualmente. L’idea di fondo era che, al termine del percorso scolastico, lo studente dovesse dimostrare di aver raggiunto una certa maturazione culturale, intellettuale e personale.

Non si trattava soltanto di verificare la conoscenza delle discipline studiate, ma anche di accertare la capacità di ragionare, esprimersi e affrontare in modo autonomo problemi e situazioni nuove.

Per decenni milioni di italiani hanno parlato della “maturità” come di un momento fondamentale della propria vita. Ancora oggi molte persone ricordano con emozione “gli esami di maturità”, le prove scritte, l’esame orale, l’attesa dei risultati e il significato simbolico di quel passaggio verso l’età adulta.

La forza di questa espressione è tale che continua a essere usata anche da chi ha terminato la scuola molti anni dopo la modifica della denominazione ufficiale.

Quando nasce l’espressione “esame di Stato”?

La situazione cambia alla fine degli anni Novanta.

Con la riforma scolastica introdotta dalla legge n. 425 del 1997, la denominazione ufficiale diventa Esame di Stato conclusivo dei corsi di istruzione secondaria superiore. Da quel momento, sul piano giuridico e amministrativo, il termine corretto è “esame di Stato”. La nuova denominazione vuole sottolineare che si tratta di una prova pubblica, organizzata e riconosciuta dallo Stato, destinata a certificare il completamento di un ciclo di studi.

Il cambiamento non riguarda soltanto il nome, ma riflette una diversa concezione dell’esame. L’attenzione si sposta infatti dall’idea di una presunta “maturità” personale alla certificazione ufficiale delle competenze e delle conoscenze acquisite.

Quale espressione è corretta oggi?

Dal punto di vista formale e istituzionale, la risposta è semplice:

la denominazione corretta è “esame di Stato”.

È questa la formula utilizzata:

nelle leggi;
nei decreti ministeriali;
nelle circolari scolastiche;
nei documenti ufficiali del Ministero dell’Istruzione.

Quando si scrive un testo amministrativo, un documento scolastico o un articolo che richieda precisione terminologica, è quindi opportuno utilizzare l’espressione “esame di Stato”.

Tuttavia sarebbe sbagliato considerare errata la locuzione “esame di maturità”.

Nel linguaggio comune essa continua a essere perfettamente viva e comprensibile.

Perché si continua a dire “maturità”?

Le parole non cambiano automaticamente quando cambia una legge.

La lingua segue spesso percorsi diversi rispetto alle decisioni amministrative. Alcuni termini rimangono radicati nella memoria collettiva e continuano a essere utilizzati anche quando non rappresentano più la denominazione ufficiale.

È ciò che accade con “esame di maturità”. L’espressione è breve, efficace e carica di significati simbolici. Evoca immediatamente l’idea della conclusione degli studi superiori e del passaggio alla vita adulta. Per questo motivo continua a essere impiegata:

nei giornali;
nelle conversazioni quotidiane;
nei programmi televisivi;
nei ricordi autobiografici.

Anche molti studenti che stanno per sostenere l’esame parlano abitualmente di “maturità”, pur sapendo che il nome ufficiale è diverso.

Il significato della parola “maturità”

La persistenza dell’espressione si spiega anche con il valore della parola “maturità”.

Nel linguaggio comune essa indica il raggiungimento di un livello di sviluppo, equilibrio e consapevolezza.

Quando si parla di una persona matura non si fa riferimento soltanto all’età, ma anche alla capacità di affrontare responsabilità e decisioni.

Applicata alla scuola, la parola suggerisce che il percorso educativo non debba limitarsi all’acquisizione di conoscenze tecniche, ma contribuire alla formazione complessiva dell’individuo.

Anche se oggi l’esame è ufficialmente definito “di Stato”, l’idea della maturazione personale continua a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell’esperienza scolastica.

Una differenza linguistica interessante

Dal punto di vista linguistico, le due espressioni mettono in evidenza prospettive differenti.

Esame di maturità pone l’accento sullo studente.

L’attenzione è rivolta alla crescita della persona e alla sua preparazione culturale e umana.

Esame di Stato, invece, pone l’accento sull’istituzione.

L’elemento centrale diventa la certificazione ufficiale rilasciata dallo Stato al termine del percorso scolastico.

Le due formule descrivono quindi lo stesso evento, ma da punti di vista diversi.

La prima guarda all’individuo; la seconda guarda al sistema educativo.

Altri casi simili nella lingua italiana

La vicenda di “esame di maturità” ed “esame di Stato” non è un caso isolato.

Nella lingua italiana esistono numerosi esempi di denominazioni ufficiali che convivono con nomi tradizionali o popolari.

Spesso il termine più antico continua a essere preferito perché più familiare, più breve o più evocativo.

La lingua quotidiana, infatti, non segue sempre le stesse logiche della lingua burocratica. Mentre le istituzioni privilegiano la precisione e l’uniformità, i parlanti tendono a conservare le parole che sentono più vicine alla propria esperienza. È proprio questo fenomeno che ha consentito alla parola “maturità” di sopravvivere nel lessico comune.

L’esame come rito di passaggio

Al di là della questione terminologica, è interessante osservare come questo esame rappresenti ancora oggi uno dei principali riti di passaggio della società italiana. Per molti giovani esso coincide con la conclusione di un lungo percorso iniziato durante l’infanzia. Dopo gli esami si aprono nuove strade: l’università, il lavoro, i corsi di formazione professionale o altre esperienze personali.

In questo senso, la parola “maturità” conserva una forza simbolica che va oltre il semplice significato scolastico. Essa richiama l’idea di una soglia da attraversare, di un cambiamento importante nella vita di una persona.

Anche i media mostrano chiaramente la coesistenza delle due espressioni. Nei titoli giornalistici si leggono frequentemente formule come:

“Maturità 2025”;
“Le tracce della maturità”;
“Ansia da maturità”.

All’interno degli articoli, però, soprattutto quando si riportano comunicazioni ufficiali, compare spesso il termine “esame di Stato”. Questa alternanza dimostra che entrambe le espressioni sono comprese dai lettori, ma appartengono a registri diversi. Alla domanda «si dice esame di Stato o esame di maturità?» la risposta più corretta è che si possono usare entrambe le espressioni, ma con valori diversi.

Esame di Stato è la denominazione ufficiale prevista dalla normativa scolastica italiana e dovrebbe essere utilizzata nei contesti formali e istituzionali. Esame di maturità è invece la denominazione tradizionale, ancora diffusissima nell’uso comune e perfettamente comprensibile a tutti i parlanti.

La coesistenza di queste due formule mostra come la lingua non sia soltanto un insieme di regole, ma anche un patrimonio di memoria collettiva. Se l’espressione “esame di Stato” descrive la realtà amministrativa dell’istruzione italiana, la parola “maturità” continua a evocare il significato umano e simbolico di un momento che segna la fine dell’adolescenza e l’ingresso in una nuova fase della vita. Per questo motivo, anche dopo molti anni dalla riforma che ne ha cambiato il nome ufficiale, milioni di italiani continuano a parlare della propria “maturità”, dimostrando che alcune parole riescono a sopravvivere alle trasformazioni istituzionali grazie alla loro forza culturale ed emotiva.