Perché “Il canto di Haiganouch” di Ian Manook è un libro che tutti dovremmo leggere

Scopri perché leggere “Il canto di Haiganouch” di Ian Manook; un romanzo storico consigliato per chi ama i romanzi storici forti e coinvolgenti.

Perché Il canto di Haiganouch di Ian Manook è un libro che tutti dovremmo leggere

Il canto di Haiganouch” di Ian Manook, edito da Fazi, è un grande romanzo storico che intreccia memoria, amore, esilio e sopravvivenza sullo sfondo della tragedia armena del Novecento. Il libro segue soprattutto le vicende di Agop e Haïganouch, due personaggi travolti dagli eventi che colpirono gli armeni dopo il genocidio del 1915 e durante gli anni dello stalinismo.

L’autore, giornalista, editore e romanziere pluripremiato e adorato dai lettori e dalla critica, ha esordito con Yeruldelgger. Morte nella steppa, primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista, un commissario di polizia di Ulan Bator che indaga su crimini efferati sullo sfondo di una società in bilico tra tradizione e modernità .
Le vicende personali intrecciate alla storia

“Il canto di Haiganouch” di Ian Manook

Nel romanzo Agop, Haïgaz, Araxie e Haïganouch, personaggi già presenti nel precedente L’uccello blu di Erzerum, sono ormai adulti e segnati dalla vita. Agop, nonostante i dubbi della famiglia e il suo stesso odio per il comunismo, decide di partire da Marsiglia verso l’Armenia sovietica a bordo della Rossia insieme a migliaia di altri armeni stipati nella nave come in un viaggio senza ritorno.

Fin dall’arrivo comprende di essere caduto in una trappola e invia ai suoi cari un messaggio cifrato per far capire di sentirsi ormai prigioniero. Nel frattempo Haïgaz coltiva una speranza segreta: ritrovare la vera Haïganouch, sorella di Araxie, creduta morta e invece sopravvissuta in Russia dopo torture e violenze che l’hanno resa cieca. Divenuta poetessa e pianista, Haïganouch vive però sotto la costante minaccia della repressione sovietica.

Quando viene raggiunta dall’aguzzino che l’aveva perseguitata anni prima, la sua esistenza precipita nuovamente nell’orrore della deportazione in Siberia. Attraverso continui spostamenti tra Parigi, Erevan, Mosca, gli Stati Uniti e la Siberia, Ian Manook costruisce una saga intensa e drammatica in cui le vicende personali si intrecciano alla grande storia. I personaggi portano dentro di sé un trauma che non smette mai di riaffiorare: il genocidio, l’esilio, la perdita della patria, la paura costante della violenza politica.

Eppure, nel romanzo rimane sempre viva una forma di resistenza umana fatta di memoria, cultura, musica e poesia. Il “canto” di Haïganouch diventa infatti il simbolo della sopravvivenza di un popolo che continua a esistere nonostante tutto e rappresenta la memoria di un popolo che riesce a sopravvivere grazie alla lingua, alla musica, ai racconti familiari e alla cultura.

Una riflessione su cosa significa l’identità di un popolo

La forza del libro sta anche nella scrittura di Manook, molto narrativa e cinematografica, capace di alternare scene di brutalità a momenti di grande delicatezza emotiva. Agop, impulsivo e ironico, attraversa il sistema sovietico cercando di adattarsi tra espedienti, mercato nero e minacce continue, mentre Haïganouch incarna la parte più poetica e tragica del racconto.

Sullo sfondo emerge un mondo dominato dalla diffidenza, dalla sorveglianza e dal tradimento, dove anche artisti e poeti possono essere arrestati o uccisi per una frase interpretata come sovversiva. È un romanzo duro, ma molto coinvolgente, che riesce a raccontare una pagina storica quasi dimenticata trasformandola in una grande epopea umana. Non è soltanto una storia di persecuzione: è anche una riflessione sull’identità, sulla memoria e sulla capacità di sopravvivere alle catastrofi della storia senza perdere completamente la propria voce.

Il romanzo ha un forte valore storico perché illumina una pagina poco conosciuta: quella degli armeni della diaspora sedotti dalle promesse sovietiche e poi perseguitati dal regime staliniano. La tragedia del popolo armeno non termina infatti con il genocidio ottomano, ma continua attraverso l’esilio, la dispersione e le nuove violenze del XX secolo

Perché leggere il libro

È un libro che vale la pena leggere soprattutto per chi ama i romanzi storici forti e coinvolgenti, capaci di raccontare vicende poco note con personaggi sono vivi e complessi, e il contesto storico viene restituito con grande forza evocativa. Proprio per questo il romanzo colpisce così tanto, perché riesce a mostrare insieme la crudeltà della storia e la resistenza della vita umana.