Ridere per sopravvivere: perché la mostra “Tragicomica” spiega perfettamente noi italiani

La mostra “L’Italia è tragicomica” al MAXXI racconta ottant’anni d’arte nazionale tra ironia, maschere e risate, viste come un lucido gesto di reale resistenza culturale.

Ridere per sopravvivere perché la mostra Tragicomica spiega perfettamente noi italiani

In un Paese che ha storicamente imparato a ridere dentro la tragedia, una mostra indaga il potere sovversivo, terapeutico e profondamente politico dell’ironia nell’arte italiana dal dopoguerra a oggi. Il MAXXI a Roma fino al 20 settembre 2026 propone un viaggio nell’identità italiana attraverso ironia, maschere e paradossi: un percorso che mostra come l’Italia continui a leggere il tragico ridendo dentro la tragedia, trasformando il riso in gesto culturale e politico.

La mostra intitolata “Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo ad oggi” è organizzata dal MAXXI , in collaborazione con il Centre d’Art Contemporain di Ginevra, ed è curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi.

L’Italia è tragicomica: una mostra con protagonisti maschere, giullari e comici

Il punto di partenza della mostra affonda le radici in una riflessione di Giorgio Agamben, citata da Andrea Bellini, secondo cui “uno dei tratti che più tenacemente caratterizzano la cultura italiana è la sua essenziale pertinenza alla sfera comica e il suo conseguente rifiuto della tragedia”.

È un rovesciamento radicale della tradizione greca: se là si nasce innocenti e si muore colpevoli, nella cultura cattolica si nasce «colpevoli e si muore innocenti», grazie ai riti che sciolgono la colpa. Da qui, forse, l’attitudine a “ridere della morte”, a trasformare il tragico in un materiale da plasmare, da sdrammatizzare, da attraversare con un sorriso storto. a mostra, con oltre 130 artisti e 300 opere, diventa così un atlante dell’italianità vista attraverso l’ironia, il grottesco, il paradosso.

L’arco temporale si estende oltre ottant’anni, dal secondo dopoguerra a oggi, soffermandosi sugli artisti che hanno fatto della tensione tra tragico e comico il centro della propria poetica e del proprio sguardo sul mondo. Ne emerge un racconto alternativo dell’arte italiana, che scompiglia il canone, ampliandolo e restituendo una lettura stratificata e alternativa della storia dell’arte nazionale.

La maschera e l’arte del ridere per sopravvivere

Tragicomica approfondisce questi temi all’interno della produzione culturale in senso ampio, coinvolgendo anche il cinema, il teatro, l’architettura, la letteratura e la filosofia in un ricco programma. Proprio la maschera viene a costituire uno dei nuclei più affascinanti del percorso. Bellini ricorda che essa offre “la possibilità del gioco, delle identità, del carattere anonimo”.

Ma soprattutto, storicamente, permette di prendersi gioco delle autorità. È la funzione del giullare, del buffone, del Pulcinella che sfida l’autorità ridendo. In un Paese attraversato per secoli da dominazioni straniere, la maschera diventa un dispositivo di sopravvivenza: un modo per dire ciò che non si può dire, per ribaltare il mondo senza dichiararlo apertamente.

Il riconoscimento all’ironia al femminile

La mostra del Maxxi, accanto a questo filone, concede finalmente , anche rispetto a questo tema, centralità alle artiste donne, che hanno usato l’ironia per smantellare il patriarcato e le sue manifestazioni. Per secoli, infatti, alle donne è stata negata la possibilità stessa di essere ironiche: la loro identità era già una maschera imposta dall’esterno.

Le femministe degli anni Settanta hanno capito che il riso poteva diventare un gesto politico, un modo per incrinare ruoli e gerarchie. Le “piccole personali” dedicate a figure come Mirella Bentivoglio o Clément Parrocchetti mostrano quanto questa genealogia sia stata ignorata e quanto sia urgente riportarla al centro.

In un presente in cui, come osserva Bellini, “ci sono alcuni clown che governano nazioni che vogliono farci credere a delle fandonie”, il tragicomico non è più un genere: è una condizione necessaria perché viviamo dentro una condizione di tragicità.

In questo contesto l’arte non ha l’ambizione di offrire soluzioni, ma di individuare uno spiraglio, di creare una giusta distanza, di permettere di respirare in un mondo che tende a soffocare. Ecco dunque che con questo messaggio Tragicominca si pone come un invito a riconoscere nella risata una forma di lucidità, un gesto di resistenza, un modo per restare umani. Con leggerezza.

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