Un evento straordinario a Pordenone, futura capitale della Cultura 2027. La città friulana si appresta ad ospitare dall’ 8 maggio al 12 luglio 2026 la mostra “MILES DAVIS 100 – LISTEN TO THIS!”, negli spazi di Villa Cattaneo, in occasione del centenario della nascita di Miles Davis, figura sfuggente e rivoluzionaria che ha trasformato in profondità i paesaggi sonori della cultura contemporanea.
In questo contesto nasce questo ambizioso progetto espositivo promosso dal Comune di Pordenone, attraverso l’Assessorato alla Cultura, in sinergia con il Festival Jazzinsieme. Realizzata in collaborazione con istituzioni di rilievo come l’American Jazz Museum e la House of Miles, e con il sostegno della famiglia Davis, la mostra è curata da Enrico Merlin, tra i massimi studiosi dell’opera davisiana.
Il progetto si propone come un’esperienza immersiva e multisensoriale che unisce musica, tecnologia e narrazione visiva, inaugurando al contempo un dialogo stabile tra il territorio pordenonese e i grandi circuiti museali statunitensi.
Miles Davis 100
“LISTEN TO THIS!” supera il tradizionale approccio cronologico per trasformarsi in un viaggio attraverso le continue metamorfosi artistiche di Davis, presentato come un vero e proprio “amplificatore di potenziale”. Il cuore dell’esposizione è un avanzato database interattivo che consente ai visitatori di esplorare oltre duemila registrazioni ufficiali attraverso postazioni di ascolto ad alta fedeltà, offrendo la più ampia piattaforma pubblica mai dedicata al suo universo sonoro.
Un icona della musica in mostra tra poster, video e registrazioni
Il percorso si articola in otto aree tematiche che indagano le molteplici dimensioni dell’artista. Tra i pezzi più significativi spicca la tromba originale di Davis, esposta in una sezione dedicata alla costellazione di musicisti che hanno orbitato attorno al periodo rivoluzionario di Bitches Brew.
Un’intera sala, “The Icon”, esplora invece la trasformazione di Davis in simbolo globale, analizzandone l’impatto visivo e culturale, il rapporto con l’universo femminile e le incursioni nel cinema e nella moda. L’esposizione include oltre 300 supporti fonografici, fotografie originali di Anthony Barboza, riviste d’epoca e rari documenti d’archivio — tra cui contratti della Columbia Records e corrispondenze private — molti dei quali presentati per la prima volta.
Più che una mostra, “MILES DAVIS 100” si configura come uno spazio vivo e dinamico, animato da incontri settimanali, guide all’ascolto e interventi di ospiti internazionali quali Stefano Zenni e Luca Bragalini, oltre allo stesso Barboza.
Particolare attenzione è riservata al legame tra Davis e l’Italia, documentato attraverso materiali inediti tra poster, video e registrazioni. Il progetto, sostenuto da istituzioni pubbliche e partner privati, si presenta dunque come un gesto culturale di ampio respiro: un invito all’ascolto profondo e alla scoperta, nel segno di un artista che ha saputo immaginare il suono prima ancora che diventasse realtà.
Miles Davis, una leggenda del Jazz
Miles Davis nacque il 26 maggio 1926 ad Alton, nell’Illinois, e crebbe a East St. Louis in una famiglia benestante. Iniziň a studiare tromba da adolescente e, nel 1944, si trasferì a New York per frequentare la Juilliard School, entrando presto in contatto con la scena jazz più innovativa del tempo. Qui collaborò con figure chiave del bebop come Charlie Parker, contribuendo allo sviluppo di nuovi linguaggi musicali.
Nel corso della sua carriera, Davis si impose come uno dei più grandi innovatori del jazz, guidando importanti svolte stilistiche: dal cool jazz di Birth of the Cool all’hard bop, fino alle sperimentazioni modali di Kind of Blue (1959), uno degli album più influenti della storia della musica. Negli anni Sessanta e Settanta, continuò a reinventarsi, arrivando alla fusione tra jazz, rock e funk con lavori rivoluzionari come Bitches Brew (1970).
Carismatico, enigmatico e sempre proiettato verso il futuro, Miles Davis non fu solo un musicista ma un vero e proprio catalizzatore di talenti, collaborando con artisti destinati a diventare leggende. Dopo un periodo di ritiro negli anni Settanta, tornò sulle scene negli anni Ottanta, mantenendo intatta la sua capacità di sperimentare. Morì il 28 settembre 1991 a Santa Monica, in California, lasciando un’eredità immensa: la sua musica continua ancora oggi a influenzare generazioni di artisti ben oltre i confini del jazz.
