La foto di una famiglia di migranti in lacrime, separata dall’Ice (U.S. Immigration and Customs Enforcement), scattata da Carol Guzy è la foto dell’anno secondo il World Press Photo 2026, il più prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo al mondo. Lo scatto, intitolato Separati dall’ICE, è stato realizzato dalla pluripremiata fotografa all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York.
Quest’anno, la giuria ha selezionato opere che, oltre a documentare i conflitti e le crisi del 2025, riescono a restituire dignità alle vittime, trasformando il dolore individuale in una testimonianza collettiva.
La foto dell’anno: una tragedia nel cuore della giustizia
L’immagine di Carol Guzy cattura un istante straziante: Luis, un migrante ecuadoriano senza precedenti penali, viene fermato dagli agenti dell’immigrazione (ICE) subito dopo un’udienza in tribunale il 26 agosto 2025. Davanti a lui, la moglie Cocha e i loro tre figli sono pietrificati dal trauma.
Quello che rende la foto di Guzy così potente non è solo la disperazione visibile sui volti, ma il contesto: un luogo costruito per amministrare la giustizia che diventa teatro di una separazione familiare forzata. Come ha sottolineato Joumana El Zein Khoury, direttrice esecutiva del World Press Photo, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio è un “atto di testimonianza”. Carol Guzy, con l’umiltà dei grandi testimoni, ha dedicato il premio alle famiglie: “Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. Questo premio appartiene a loro.”
I finalisti: Gaza e la giustizia per le donne Achi
Accanto al lavoro di Guzy, due finalisti raccontano altrettante fratture del nostro presente. Il fotografo Saber Nuraldin (EPA Images) ci porta a Gaza, al valico di Zikim. La sua foto, AID Emergency in Gaza, documenta l’assalto disperato a un camion di aiuti umanitari nel luglio 2025. In un contesto di fame estrema usata come arma di guerra, l’immagine di Nuraldin non è solo cronaca, ma un urlo visivo sulla crisi umanitaria che ha colpito la popolazione palestinese. La composizione diretta della foto costringe lo spettatore a non distogliere lo sguardo dalla realtà della carestia.
Dall’altra parte dell’oceano, in Guatemala, Victor J. Blue ha documentato per il New York Times Magazine una vittoria storica. La foto ritrae Doña Paulina Ixpatá Alvarado insieme ad altre donne Maya Achi fuori dal tribunale di Città del Guatemala. Dopo 44 anni di silenzio e una battaglia legale durata 14 anni, queste donne sono riuscite a far condannare i loro aggressori per crimini contro l’umanità e violenza sessuale usata come arma durante la guerra civile. Il ritratto di Blue non celebra solo la sentenza, ma la resilienza di donne che, da soggetti “privi di potere”, sono diventate pilastri di giustizia.
Perché il fotogiornalismo conta ancora
In una società in cui domina l’intelligenza artificiale e la post-verità, il World Press Photo 2026 riafferma il valore della “prova”. Kira Pollack, presidente della giuria, ha ricordato quanto sia pericoloso e spesso poco redditizio il mestiere del fotografo oggi: “Lo fanno perché credono che vedere sia importante. Che le prove contino.”
I numeri di questa edizione parlano chiaro: 57.376 fotografie presentate da oltre 3.700 professionisti provenienti da 141 Paesi. Una mole di lavoro imponente che Marsilio Arte raccoglierà nel consueto World Press Photo Yearbook 2026, disponibile in libreria dal 22 maggio.
L’appuntamento in Italia con il World Press Photo
Le immagini premiate nel World Press Photo Contest 2026 saranno presentate a milioni di visitatori in tutto il mondo nell’ambito della mostra itinerante annuale del World Press Photo, che farà tappa in oltre 60 sedi internazionali.
La prima mondiale della mostra sarà inaugurata ad Amsterdam, presso la De Nieuwe Kerk, il 24 aprile. Ulteriori sedi saranno confermate nel corso dell’anno e aggiunte al calendario ufficiale. Per chi volesse immergersi in queste storie dal vivo, la mostra itinerante farà tappa in Italia in tre città chiave: Roma, al Palazzo Esposizioni dal 7 maggio al 29 giugno; Lodi, nell’ambito del Festival della Fotografia Etica dal 26 settembre al 25 ottobre; Bologna, alla Galleria Modernissimo dal 30 ottobre al 30 novembre.
Photocredits: ICE Arrests at New York Court © Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald
