10 frasi di Arthur Schopenhauer per imparare a vivere con maggiore saggezza

Un viaggio tra gli aforismi di Arthur Schopenhauer: scopriamo cosa ci insegnano sulla vita, sul tempo e sul potere salvifico della lettura.

10 frasi di Arthur Schopenhauer per imparare a vivere con maggiore saggezza

Arthur  Schopenhauer, filosofo tedesco, è stato uno dei maggiori pensatori del XIX secolo e dell’epoca moderna. Nato a Danzica, nel 1778, Arthur  Schopenhauer ebbe un’infanzia turbolenta e una famiglia difficile. Seguì gli studi di filosofia fino ad abilitarsi alla libera docenza. Dopo aver pubblicato le sue prime opere (il mondo come volontà e rappresentazione, 1819), iniziò a delineare sempre di più la sua filosofia, contrastando soprattutto l’idealismo di Hegel.

Influenzato dalla filosofia di Platone, dal Romanticismo, Kant e la filosofia buddista, il suo pensiero esistenzialista lo portò a sviluppare una forte e profonda riflessione sulla vita dell’uomo e sulle menzogne presenti in questa. Da qui lo sviluppo di un forte pessimismo e una critica accesa verso tutte quelle che consideriamo “certezze”.

Centrale alla sua filosofia infatti, è il velo di Maya, parvenza ed illusione della realtà. Ciò che ci circonda, diventa così, qualcosa di totalmente soggettivo.

Presa coscienza del dolore, inevitabile nelle nostre vite, possiamo ricorrere ad un’unica via di liberazione: l’arte. Attraverso l’arte siamo in grado di rappresentare le forme pure, le idee, ponendoci superiori al dolore.

10 bellissime frasi del filosofo Arthur Schopenhauer

Attraverso la sua scrittura affilata, poetica e priva di fronzoli retorici, Schopenhauer ci ha lasciato in eredità massime intramontabili. Eccone alcune tra le più amate e significative:

1. Più intelligenza avrai più soffrirai.

2. La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.

3. I veri grandi spiriti costruiscono, come le aquile, i loro nidi a grandi altezze nella solitudine.

4. La musica, intesa come espressione del mondo, è una lingua universale al massimo grado, e la sua universalità sta all’universalità dei concetti più o meno come i concetti stanno alle singole cose.

5. Il compito non è vedere quanto nessuno ha visto ancora, ma pensare quello che ancora nessuno ha pensato su ciò che tutti vedono.

6. La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.

7. Senza libri lo sviluppo della civiltà sarebbe stato impossibile. Essi sono il motore del cambiamento, finestre sul mondo, “Fari, – come disse il poeta – eretti nel mare del tempo”. Essi sono compagni, insegnanti, maghi, banchieri dei tesori del mondo, i Libri sono l’umanità stampata.

8. Essere consapevoli di ciò che si prova dentro di sé, senza sentirsi sbagliati, è il passo fondamentale per essere padroni di se stessi.

9. La filosofia è un’alta strada alpina, a essa conduce solo un ripido sentiero su pietre appuntite e rovi pungenti; è un sentiero solitario e diventa sempre più deserto quanto più si sale, e chi lo percorre non deve conoscere spavento, ma deve lasciarsi tutto alle spalle e di buon animo aprirsi da sé la via nella fredda neve.

10. Una briciola di volontà pesa più di un quintale di giudizio e persuasione.

Cosa ci insegnano queste frasi

Arrivati a questo punto, sorge spontanea una domanda che sta molto a cuore a noi amanti della cultura e della crescita interiore: cosa ci insegnano queste frasi così dense e apparentemente severe nella nostra quotidianità iperconnessa, frenetica e spesso superficiale? La risposta risiede nel potere trasformativo della consapevolezza. Schopenhauer scriveva per svegliarci dal torpore delle convenzioni e delle illusioni sociali.

In primo luogo, la celeberrima immagine del pendolo tra noia e dolore ci impartisce una lezione fondamentale: ci insegna a ridimensionare le nostre aspettative sulla felicità intesa come accumulo di piaceri o euforia costante. Se comprendiamo che il desiderio continuo genera ansia e che la società dei consumi si basa proprio sulla creazione di bisogni fittizi, impariamo il valore della moderazione e della tregua. La felicità per Schopenhauer non è un’aggiunta, ma una sottrazione: è l’assenza di dolore, il raggiungimento di una serena e imperturbabile calma interiore.

In secondo luogo, la straordinaria riflessione sul tempo mascherato da spazio ci regala una lezione psicologica di sconvolgente modernità sul sentimento della nostalgia. Quante volte cerchiamo la felicità cambiando città, casa, o partner, convinti che la nostra insoddisfazione dipenda dal “luogo esterno”? Il filosofo ci insegna che ciò di cui abbiamo nostalgia non è il luogo geografico, ma lo stato d’animo del nostro passato: la freschezza, la giovinezza e l’apertura al futuro che avevamo in quel momento. È un monito potente a smettere di fuggire nello spazio e a iniziare a coltivare la nostra ricchezza interiore qui e ora.

Infine, l’esaltazione dei libri come “fari eretti nel mare del tempo” e l’idea che la vita e i sogni siano fogli dello stesso libro ci ricordano l’importanza cruciale della cultura come terapia. Schopenhauer, che amava svisceratamente i classici e considerava i libri come “l’umanità stampata”, ci insegna che l’arte e la letteratura sono le nostre uniche vere zattere di salvataggio.

Quando leggiamo, quando ci immergiamo nell’arte o nella contemplazione estetica, la nostra volontà egoistica finalmente si placa. Il tempo si ferma, i bisogni quotidiani svaniscono e noi diventiamo “puri specchi del mondo”, liberi, anche solo per poche ore, da ogni forma di sofferenza. Un insegnamento profondo che ci ricorda il motivo per cui continuiamo ad amare i libri giorno dopo giorno: non per fuggire dalla realtà, ma per imparare a viverla con maggiore saggezza.