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Martedì grasso: origine significato e tradizioni del Carnevale

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Martedì grasso: origine significato e tradizioni del Carnevale

Da dove proviene il nome del giorno principale legato alle celebrazioni del Carnevale, il cosiddetto “martedì grasso“? Scoprilo in questo articolo

Martedì grasso origine significato e tradizioni del Carnevale

Oggi 17 febbraio 2026 con il Martedì grasso si chiudono i 7 giorni “grassi” di Carnevale, una delle feste più amate dell’anno. Una ricorrenza attesa soprattutto dai bambini, i quali possono travestirsi dai loro personaggi più amati. Oltre ad una connotazione più mondana, il Carnevale ha anche una connotazione religiosa.

Ma perché si chiama così? E quali sono le radici profonde di questa festa che affascina scrittori e artisti da secoli? Scopriamo insieme la storia, le tradizioni e le curiosità del Martedì Grasso

Perché si chiama “Martedì grasso”

Il termine “Martedì Grasso” deriva dalla tradizione cristiana: era l’ultimo giorno in cui era permesso consumare cibi ricchi e prelibati (carne, grassi animali e dolci) prima del Mercoledì delle Ceneri, che segna l’inizio della Quaresima, un periodo di quaranta giorni di astinenza e digiuno. Non solo la carne, tradizionalmente considerata un cibo ricco, ma anche i dolci tipici del periodo e che variano da regione a regione. Il loro alto contenuto di zuccheri li rende alimenti detti, appunto, “grassi”.

L’etimologia stessa della parola Carnevale rimanda a questo concetto: deriva dal latino carnem levare (“togliere la carne”), indicando il banchetto d’addio ai piaceri della tavola.

Il Martedì grasso è, dunque, il giorno in cui culminano i festeggiamenti in maschera e la preparazione dei dolci di Carnevale.

Il Carnevale: significato e storia

Il Carnevale per la Chiesa Cattolica indica il periodo che precede i quaranta giorni di Quaresima, che a loro volta precedono la Pasqua. Se la Quaresima è un periodo di pentimento e intensa preghiera che serve per prepararsi spiritualmente alla festa più importante dell’anno, il periodo che la precede è l’esatto opposto.

Il Carnevale ha radici antichissime: dai festeggiamenti degli Egizi in onore della Dea Iside alle “Grandi Dionisiache” greche in onore del Dio Bacco, fino ai Saturnali dell’epoca romana, in cui venivano sospese le leggi in vigore. Questo rovesciamento delle norme ha portato alla tradizione di mascherarsi, che dura tutt’oggi ed è il tratto più caratteristico del Carnevale.

Il periodo del Carnevale varia ogni anno in quanto è direttamente collegato alla data della Pasqua, che è una festività anch’essa mobile. La Pasqua si celebra la prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’equinozio di primavera, secondo i calcoli stabiliti dai cicli lunari. Quindi la Pasqua può cadere in un intervallo di tempo che va dal 22 marzo al 25 aprile. La Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri, quindi, per determinare il periodo del Carnevale, si conta all’indietro partendo dalla data della Pasqua.

In Europa, il fatto che l’usanza cristiana di astinenza durante la Quaresima sia meno praticata che nel passato ha fatto perdere al Carnevale il suo antico collegamento all’aspetto religioso. La tradizione voleva infatti che in questa giornata venissero consumati tutti i cibi più prelibati rimasti in casa, che durante la quaresima non potevano essere mangiati, come la carne. Per il fatto che si consumavano cibi grassi, l’ultimo giorno di carnevale è detto martedì grasso.

Durante il martedì grasso è usanza mascherarsi in vario modo e sfilare per le strade cittadine; ogni regione italiana ha le sue maschere tipiche. I festeggiamenti del Carnevale, un periodo di gioia e divertimento, culminavano tradizionalmente il martedì, giorno che precede il “Mercoledì delle Ceneri” il primo giorno di Quaresima.

Il Carnevale nella letteratura

Il Carnevale non è solo una festa di piazza, ma un tema ricorrente nelle grandi opere letterarie. Johann Wolfgang von Goethe, nel suo “Viaggio in Italia”, rimase folgorato dal Carnevale romano, descrivendolo come una festa che “il popolo offre a se stesso”, un momento di libertà assoluta dove ogni gerarchia sociale veniva sovvertita.

Per i più piccoli (e non solo), non possiamo dimenticare la sensibilità di Gianni Rodari. Nella sua celebre poesia “Il vestito di Arlecchino“, lo scrittore ci insegna il valore della condivisione:

“Arlecchino aveva un vestito / fatto di toppe di mille colori… / Ma ogni pezzetto era un dono / degli amici del suo cuore.”

Anche Luigi Pirandello ha usato spesso la metafora della “maschera” per riflettere sull’identità umana, ricordandoci che, se a Carnevale la maschera è un gioco, nella vita quotidiana spesso ne indossiamo di invisibili.

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Il Carnevale di Milano

Quest’anno, il calendario liturgico ci porta a festeggiare il Martedì Grasso il 17 febbraio 2026. Tuttavia, c’è un’eccezione celebre: a Milano e nelle zone di rito ambrosiano, il Carnevale non finisce il martedì. Secondo la leggenda, Sant’Ambrogio era in pellegrinaggio e chiese alla popolazione di attendere il suo ritorno per iniziare la Quaresima. Per questo, il Sabato Grasso ambrosiano si festeggerà il 21 febbraio 2026, prolungando la festa di qualche giorno.

Rispetto al martedì, quindi, i festeggiamenti sono posticipati di quattro giorni, al sabato grasso o carnevale ambrosiano.