Le Dolomiti appartengono a quei paesaggi che, proprio mentre si mostrano, sembrano rimandare a qualcos’altro. Un lago può diventare difficile da distinguere dal paesaggio che riflette, un sentiero può richiamare ciò che ancora non si conosce, una montagna può essere così vicina da entrare nello spazio quotidiano di un paese.
È una condizione vicina al mondo di Dino Buzzati, dove la montagna non è mai soltanto un paesaggio, ma un luogo dell’attesa, del mistero, di ciò che rimane appena oltre lo sguardo.
“[…] sente come non mai la vicinanza delle montagne, con i loro valloni deserti, con le gole tenebrose, con i crolli improvvisi di sassi, con le mille antichissime storie e tutte le altre cose che nessuno potrà dire mai.”
Dino Buzzati, Bàrnabo delle montagne.
Viaggio letterario nelle Dolomiti guidati dalle parole di Dino Buzzati
È da questa idea che nasce il nostro viaggio: incontrare questi luoghi, cercando ciò che il paesaggio lascia intravedere oltre ciò che mostra. Prima un riflesso, poi un richiamo e infine le cime che diventano parte del paesaggio abitato.
Il lago di Braies – Ciò che si nasconde
Si arriva a Braies da una strada immersa tra le conifere. Nelle giornate nuvolose le cime emergono dai banchi di foschia, mentre il verde della vegetazione rimane intenso.
Poi si arriva sulla riva. Il capanno di legno sulla sinistra, il colore verde smeraldo delle acque, il bosco intorno. Tutto sembra essere al proprio posto, come se il paesaggio fosse stato composto con cura. Eppure, basta soffermarsi qualche istante perché quell’ordine cominci a perdere i propri confini.
Le montagne e le nuvole si riflettono sulla superficie del lago fino a confondersi con ciò che le circonda. Per un momento diventa difficile capire dove finisca la riva e dove inizi il suo riflesso. Il silenzio accompagna chi percorre l’anello che circonda il lago. Il sentiero attraversa il bosco e, qua e là, il colore di qualche sorbo interrompe il verde intenso. Poi il lago torna a comparire tra gli alberi, sempre diverso a seconda della luce e del cielo.
Il gioco dei riflessi viene interrotto dalle piccole barche a remi che consentono di navigare le acque. È solo allora che ci si riscuote e ci si rende conto di quanto il paesaggio sia fatto anche di miraggi, come in un’enorme casa degli specchi.
Dobbiaco – La soglia
Da Braies si prosegue verso Dobbiaco. Qui la montagna cambia rapporto con chi la vive. Il paese ha una dimensione raccolta, ma basta percorrerne le vie per avvertire che non può essere soltanto una destinazione. Le strade sembrano condurre naturalmente verso l’esterno, verso i sentieri, le malghe e le vette che circondano l’abitato.
Non si riesce a camminare tenendo lo sguardo basso. La mente e lo sguardo salgono verso le montagne, mentre il paese rimane alle spalle, quasi come un punto di partenza.
È questa la soglia di Dobbiaco: il momento in cui ci si trova ancora in un luogo abitato, ma si percepisce già il desiderio di lasciarlo per vedere cosa c’è oltre.
È una sensazione vicina al mondo di Buzzati, popolato da uomini che attendono, partono, seguono sentieri e guardano verso qualcosa che ancora non conoscono.
“Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli… si caricano di significato…”
Dino Buzzati, Un amore
Anche a Dobbiaco la montagna sembra avere questo effetto: invita a fermarsi e, nello stesso tempo, a proseguire verso qualcosa di più alto.
San Candido – La montagna come presenza
Da Dobbiaco si può proseguire verso San Candido, dove il paesaggio cambia ancora una volta. Qui il movimento è contrario: la montagna sembra avvicinarsi al paese. Non rimane sullo sfondo come un richiamo, ma entra nelle sue strade, nelle piazze, nelle facciate degli edifici. Le case con i tipici bovindi, i portici e le montagne che circondano l’abitato compongono un paesaggio nel quale natura e architettura sembrano appartenere alla stessa storia.
A San Candido non si ha più la sensazione di dover cercare la montagna oltre il paese. È già lì. Non è quindi qualcosa da raggiungere, ma una realtà con cui il paese convive ogni giorno. Nella scrittura di Buzzati le montagne sembrano possedere una vita propria, come se osservassero silenziosamente gli uomini e custodissero storie che non possono essere raccontate fino in fondo.
A San Candido ritroviamo questa sensazione. La montagna appartiene agli abitanti, è parte del loro quotidiano; al viaggiatore, invece, può apparire per un istante come qualcosa di estraneo e familiare insieme.
Ciò che sta oltre il visibile
Braies, Dobbiaco e San Candido raccontano così tre modi diversi di incontrare la montagna. Forse è proprio in questo continuo passaggio tra ciò che appare e ciò che immaginiamo che si trova la meraviglia delle Dolomiti raccontate da Buzzati.
E nei giorni di pioggia, quando la meraviglia che c’è sembra nascondersi, si può scorgere anche la meraviglia che non c’è.
“Le montagne sono nascoste ma si sentono vicine; sono immobili e solitarie, sprofondate nelle nubi.”
Dino Buzzati, Bàrnabo delle montagne (1933)

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