Trekking in Liguria in compagnia di Montale: un toccasana per l’anima

18 Aprile 2026

Un trekking poetico tra le Cinque Terre e Tellaro: un viaggio dove il cammino si fa rivelazione e i versi di Eugenio Montale guidano i passi tra mare, scale e borghi lenti.

Trekking in Liguria in compagnia di Montale un toccasana per l’anima

C’è un momento preciso in cui il camminare smette di essere movimento e diventa poesia. Basta imboccare un sentiero e il mondo cambia passo. In Liguria questo passaggio è quasi inevitabile: accade quando la mente si sgombra, il passo si accorda al respiro, il paesaggio smette di essere sfondo e comincia a parlare.

Trekking poetico in Liguria con i versi di Eugenio Montale

È da qui che comincia questo trekking ideale. Una rivelazione lenta, in cui la voce di Eugenio Montale, autore profondamente legato alla Liguria, definita spesso la sua terra d’ispirazione, accompagna ogni svolta, ogni sosta e ogni sguardo.

Il sentiero delle Cinque Terre: dove lo sguardo impara a fermarsi

Il cammino inizia tra i sentieri delle Cinque Terre, quando la luce è ancora tenue e il turismo lontano. I muri a secco delineano il paesaggio e offrono ristoro, i vigneti si aggrappano alla terra con ostinazione, e il mare compare e scompare in lontananza come un amico presente, ma non invadente.

Qui il tempo cambia consistenza. Non scorre: si dilata.

E mentre il sole, a metà giornata, comincia a farsi più caldo, torna alla mente Montale:

“Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto…”
(da Meriggiare pallido e assorto, in Ossi di seppia, 1925)

È un ricordo indolente che riaffiora nella memoria. Perché questo paesaggio, indipendentemente dalla predisposizione alla poesia, è la cartolina di quei versi. O forse, più semplicemente, quei versi hanno saputo incarnare ciò che accade qui: il senso di una quiete, di una sospensione che non è noia, ma essenza di un luogo fuori dal tempo.

Camminare tra questi sentieri significa imparare a soffermare lo sguardo, a mettere a fuoco dettagli, a sospendere l’urgenza.

Tellaro: una casa sospesa tra pietre e mare

Il percorso si sposta verso Tellaro, piccolo approdo di marinai sospeso tra roccia e mare. Qui il paesaggio cambia tono: diventa più umano e intimo. Le case colorate sembrano affacciarsi l’una sull’altra come in un dialogo silenzioso. I vicoli stringono, costringono a rallentare ancora. I gatti sonnecchiano al sole, la brezza del vento accarezza il viso trafelato dopo una discesa dalla macchia mediterranea.

E proprio qui, tra una porta socchiusa e qualche anziano che si attarda a parlare fuori dalla porta, riaffiora un’altra immagine montaliana:

“Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni…”
(da I limoni, in Ossi di seppia, 1925)

A Tellaro, quei limoni non sono simboli: sono presenze reali. Crescono nei cortili nascosti, improvvisi. E ogni apparizione è una piccola rivelazione, una conferma che la bellezza non si impone mai, ma accade.

Monesteroli: le scale e la memoria

Poi arriva Monesteroli. E con lui, la prova. La scalinata scende ripida verso il mare, quasi a strapiombo. La bellezza rapisce, ma ogni gradino va misurato e calcolato con attenzione. Qui il trekking smette di essere contemplazione e diventa fatica fisica ed equilibrio.

Ma è proprio nella discesa che qualcosa cambia. Perché scendere non è solo l’atto di andare verso il mare: è un atto di attenzione. E allora i versi si fanno inevitabili:

“Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…”
(da Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, in Satura, 1971)

Qui Montale non è più solo un compagno di viaggio letterario. Diventa presenza emotiva. Le scale non sono più soltanto pietra, ma diventano metafore di legami umani, fatti di cure ricevute e cure elargite.

Ogni gradino porta con sé un bagaglio emotivo che non si vede. E forse è proprio questo che rende questo luogo così potente: la sua capacità di trasformare il paesaggio in esperienza interiore.

Monterosso e il Nettuno: il mare come compimento

Il cammino trova il suo approdo a Monterosso al Mare, davanti al Gigante del Nettuno. Dopo ore di sentiero, il mare non è più solo un orizzonte: è un approdo. Quell’amico che dai sentieri fa capolino e che ora finalmente si offre in tutta la sua generosità.

Ci si arriva con lentezza, quasi con rispetto. Il suono delle onde sembra un richiamo, quasi un saluto ruvido, ma sincero. Il corpo si distende, lo sguardo si apre. E ancora una volta, Montale offre una chiave:

“Avrò la pace in un punto del mondo”
(da Mediterraneo, in Ossi di seppia, 1925)

Qui tutto l’errare trova un senso. Non una risposta, ma una tregua.

Camminare per evolvere

Forse è questo il senso profondo di un trekking poetico in Liguria: evolvere passo dopo passo. Accettare la fatica, sostare nell’incertezza, lasciare che il paesaggio che si trasforma ci trasformi.

Camminare diventa un atto contemplativo. esattamente come fa la poesia. Perché, in fondo, chi cammina non sta solo attraversando un luogo: sta componendo, metro dopo metro, il suo percorso. E senza accorgersene, somiglia sempre un po’ a un poeta.

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