Al Salone del Libro, Casati Modignani, Brizzi e Vitali parlano di cibo e memoria

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A TORINO - In origine furono le madeleines. Racconta Marcel Proust ne ''Alla ricerca del tempo perduto'' che un solo morso di questi biscotti francesi fu sufficiente a ridestare in lui una serie di ricordi che pensava perduti...
La connessione tra i sapori del passato e il riaffiorare dei ricordi è al centro della collana dedicata da Mondadori Electa alle Food Novel. I tre autori hanno raccontato a Torino quali sono i piatti legati alla loro infanzia e alla loro memoria

TORINO – In origine furono le madeleines. Racconta Marcel Proust ne “Alla ricerca del tempo perduto” che un solo morso di questi biscotti francesi fu sufficiente a ridestare in lui una serie di ricordi che pensava perduti. La connessione tra cibo e memoria è al centro della collana dedicata alle food novel da Mondadori Electa. Storie di sapori e odori, storie di piatti e alimenti che rimandano al passato. Sul palco del Salone del Libro la giornalista Alessandra Tedesco dialoga con tre autori che hanno scritto per la collana: Sveva Casati Modignani, Enrico Brizzi e Andrea Vitali.

IL DIAVOLO E LA ROSSUMATA – Nella Sala Azzurra del Salone, la Casati Modigliani ricorda un mondo che per molti, qui, rivive solo nelle pagine di storia. “Lo so, io sono nata nel paleolitico”, ironizza la scrittrice. Si parla di Milano durante la seconda guerra mondiale, del trasferimento di donne e bambine nelle campagne. Ma soprattutto si parla della cucina casalinga. “E’ incredibile quanto le donne di allora riuscissero a fare con il poco che c’era a disposizione”. Poi si passa al capitolo, piuttosto divertente, sul vino e gli alcolici in genere. “Non so bene perché, per mia nonna e per mia mamma io ero anemica. Allora si diceva che un bicchiere di vino faceva sangue e allora via con il vino”. Ma il ricordo di quelle esperienze è dolce. “Ricordo queste prime sbornie piacevolissime. Dopo dormivo come una talpa”. Tra le righe del discorso emerge il rapporto non semplice con la madre. “Non nascondiamoci, le donne di allora hanno fatto dei danni tremendi. Per esempio si diceva che dimostrare l’affetto ai figli fosse sbagliato e allora mia madre non mi ha mai dato un bacio. Solo quando pensava che dormissi”.

L’ARTE DI STARE AL MONDO
– Anche per Enrico Brizzi i ricordi mangerecci sono legati a figure familiari – il nonno, le zie, le parenti donne – e ad alcuni piatti particolari. Per prima cosa il vino. “Mio nonno mi versava sempre un bicchierino di vino all’inizio dei pasti. La misura cresceva con l’aumentare degli anni. Il risultato è che sono stato un 12enne brillo ma da adulto sono diventato astemio”. Si passa poi al racconto di una tradizione italiana, ma soprattutto bolognese. “I tortellini in brodo non sono un piatto da tutti i giorni. Sono il piatto delle feste. A Bologna ogni famiglia ha la sua variante, per il ripieno. Ma non solo. Nella mia famiglia, nonne e zie avevano ognuna il proprio segreto e poi eravamo noi piccoli a dover decretare quale fosse il piatto migliore”.

LE TRE MINESTRE – “Mi scuso con il palato fino di Marcel Proust, ma a me fa impazzire il rognone”, si presenta così, Andrea Vitali. Il suo libro è un omaggio alla piccola realtà di Bellano ( paesino di circa 3.000 abitanti sulle sponde del lago di Como), dove lui ambienta tutte le sue storie e soprattutto alle tre zie, che lui chiama affettuosamente le tre ministre. I ricordi di infanzia e di cibo dello scrittore sono tutte legate a queste figure quasi mitologiche. Si parla del panino bianco comprato per la salute del nonno e che invece finì per curare le galline di casa allo strano caso delle barbabietole. Lo scrittore è ironico e il suo modo di fare conquista il pubblico in sala che dimostra di gradire aneddoti e battute.

MADELEINES MODERNE – “Ma qual è la vostra madeleine?” chiede per chiudere l’incontro la Tedesco. La scelta di Vitali, manco a dirlo, cade sul rognone trifolato. “Avete presente la pubblicità della Barilla? Ecco, per me è il rognone che fa casa”. Per Brizzi, più che un cibo, la madeleine è un’esperienza. “Quando mi metto in cucina con le mie figlie e tiriamo la sfoglia per cucinare tortellini, tagliatelle e altri piatti della tradizione emiliana”. Sveva Casati Modignani dice di avere l’imbarazzo della scelta, ma potendo fare solo un nome sceglie le crocchette di patate. “Come le faceva la mia nonna, però. Non mi sono mai più venute tanto buone”.

Roberta Turillazzi

20 maggio 2013

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