“Wolf & Revolver”, il manga dark fantasy in 2 volumi per chi ama licantropi, misteri e amori pericolosi

Una poliziotta, un villaggio minacciato da creature capaci di rubare il volto degli esseri umani e un lupo mannaro che potrebbe essere tanto un alleato quanto una minaccia. Wolf & Revolver di Yū Suzuki rilegge il mito della licantropia in una duologia dark fantasy dalle sfumature romantiche.

“Wolf & Revolver”, il manga dark fantasy in 2 volumi per chi ama licantropi, misteri e amori pericolosi

I lupi mannari appartengono a quell’immaginario fantastico che sembra impossibile reinventare davvero. Da secoli la licantropia racconta la paura di perdere la propria umanità, di scoprire qualcosa di selvaggio nascosto sotto un’apparenza civile, ma anche il fascino esercitato da chi vive sul confine tra due nature. Yū Suzuki parte proprio da questa figura e aggiunge un particolare particolarmente inquietante: i suoi licantropi possono rubare il volto degli esseri umani e assumerne le sembianze.

È da questa idea che nasce Wolf & Revolver, manga pubblicato originariamente da Hakusensha e apparso sulla rivista LaLaDX. In Italia arriva per J-POP Manga come una serie completa in appena due volumi, entrambi di 168 pagine, un formato particolarmente invitante per chi desidera una storia fantasy conclusa senza affrontare una lunga serializzazione. Il catalogo dell’editore italiano lo presenta infatti come un «dark fantasy a tinte romantiche», mentre in Giappone l’opera viene introdotta attraverso una domanda che sintetizza bene il rapporto al centro della vicenda: il licantropo che ha salvato la protagonista rappresenta un amore oppure una trappola? 

E dietro il soprannaturale Wolf & Revolver costruisce soprattutto un gioco sulla fiducia. Se una creatura può appropriarsi del volto di qualcuno, riconoscere chi abbiamo davanti non è più sufficiente per sapere chi sia veramente. Amore, paura e identità finiscono così per intrecciarsi in una storia breve che utilizza il mostro per porre una domanda molto umana: quanto possiamo fidarci di qualcuno quando non siamo più certi di conoscerne la vera natura?

“Wolf & Revolver” di Yū Suzuki, tradotto da Maria Paola Pedicini, J-POP

Il villaggio di Blume è minacciato dai lupi mannari, ma dimentichiamo subito l’immagine più tradizionale della creatura che aspetta la luna piena per trasformarsi. I licantropi immaginati da Yū Suzuki possiedono una capacità decisamente più insidiosa: possono sottrarre il volto alle proprie vittime, assumere sembianze umane e nascondersi tra gli abitanti. Il pericolo, quindi, non arriva necessariamente dalla foresta. Può essere già entrato nel villaggio e avere l’aspetto di qualcuno che conosciamo. 

Al centro della vicenda troviamo Otogi, giovane agente di polizia determinata a proteggere la comunità. La sua scelta professionale, però, affonda in un trauma personale: la sua famiglia è stata massacrata da un lupo mannaro. Quando nuovi omicidi riportano quelle creature nella sua vita, per Otogi il confine tra indagine e passato diventa inevitabilmente fragile. Durante uno scontro viene attaccata da uno dei mostri e sembra non avere possibilità di salvarsi, finché a intervenire non è proprio ciò che dovrebbe temere più di ogni altra cosa: un altro licantropo. 

Si chiama Luke e sembra conoscere Otogi. È da questo incontro che il manga comincia davvero a giocare con le aspettative del lettore. Il lupo è tradizionalmente il predatore, il revolver rappresenta invece l’arma di chi dovrebbe difendersi dal mostro. Suzuki mette queste due figure una di fronte all’altra e rende progressivamente meno semplice stabilire chi occupi realmente ciascuna posizione.

Otogi dovrebbe diffidare di Luke per tutto ciò che egli rappresenta, eppure è stato proprio lui a salvarle la vita. Luke, dal canto suo, nasconde informazioni e intenzioni che la ragazza non riesce immediatamente a comprendere. È su questa ambiguità che si inserisce anche la componente romantica della storia: non un sentimento rassicurante, ma un’attrazione continuamente contaminata dal sospetto.

Il primo volume: fidarsi del proprio peggior nemico

Il primo dei due volumi costruisce essenzialmente questa impossibilità della fiducia. Otogi appartiene alla legge, Luke alla specie responsabile della tragedia che ha segnato la sua esistenza. In teoria dovrebbero trovarsi su fronti opposti, ma le categorie di vittima e carnefice cominciano presto a mostrare qualche crepa.

La capacità dei licantropi di rubare i volti rende ancora più interessante il meccanismo. Nel folklore tradizionale il lupo mannaro nasconde una bestia all’interno di un essere umano; qui il processo sembra quasi capovolgersi, perché il mostro può letteralmente costruirsi un’identità umana da indossare. Il volto smette così di essere una garanzia. Vedere significa sempre meno conoscere e persino la familiarità può diventare una trappola.

È un’intuizione semplice, ma permette a Suzuki di trasformare la licantropia in qualcosa che riguarda anche l’identità e l’inganno. Il vero terrore non consiste soltanto nell’essere attaccati da una creatura sovrannaturale, ma nel non poter più essere completamente certi della persona che abbiamo davanti.

E proprio Luke rappresenta la contraddizione più grande: Otogi conosce la sua natura mostruosa fin dall’inizio, eppure potrebbe rivelarsi più sincero di esseri umani apparentemente rassicuranti.

Il secondo volume e il segreto di Luke

Trattandosi di una duologia è meglio non anticipare ciò che accade nella conclusione, perché gran parte del piacere della lettura dipende proprio dalla progressiva scoperta delle informazioni nascoste nel primo volume. Possiamo però dire che il secondo sposta il sospetto sempre più vicino alla protagonista e costringe a rileggere il comportamento di Luke.

La domanda diventa infatti quale sia la verità sull’attacco alla città e, soprattutto, che cosa Luke abbia tenuto nascosto per proteggere Otogi. È il punto in cui la dimensione investigativa, quella fantastica e quella sentimentale finiscono per sovrapporsi definitivamente. La stessa presentazione italiana del secondo volume insiste sul segreto custodito dal licantropo e sulla natura ingannevole dell’amore. 

Questo rende interessante anche la brevità dell’opera. Wolf & Revolver non ha bisogno di moltiplicare archi narrativi e antagonisti: parte da un mistero, costruisce la relazione tra i due protagonisti e conduce entrambe le linee verso una conclusione nell’arco di due tankōbon. In un panorama manga nel quale iniziare una nuova serie può significare impegnarsi per decine di volumi, trovare una storia già conclusa in 336 pagine complessive rappresenta un piccolo vantaggio.

Il lupo mannaro racconta sempre qualcosa di noi

Sotto l’avventura dark fantasy rimane però un elemento che rende la figura del licantropo tanto longeva. Il mostro è inquietante perché assomiglia all’essere umano e contemporaneamente ne mette in crisi l’identità.

Yū Suzuki porta questo concetto ancora più avanti attraverso i volti rubati. Se possiamo cambiare sembianze, cosa permette agli altri di riconoscerci? Il corpo? I ricordi? Il comportamento? Il modo in cui amiamo qualcuno?

È qui che la componente romantica di Wolf & Revolver acquista maggiore interesse. Otogi deve confrontarsi con qualcuno che appartiene alla categoria che ha imparato a considerare mostruosa, mentre Luke obbliga lei e il lettore a interrogarsi sulla distanza tra essere un mostro ed essere mostruosi. Sono due concetti che il fantasy ama separare: l’aspetto o la natura soprannaturale non determinano necessariamente le scelte morali di un individuo.

Per questo la licantropia funziona ancora così bene nella narrativa contemporanea. Racconta un’identità divisa, il timore di ciò che non riusciamo a controllare e il sospetto che dentro l’altro possa esistere qualcosa che non conosciamo. Wolf & Revolver aggiunge a tutto questo il sentimento più pericoloso quando vorremmo mantenere le distanze: innamorarsi.

Perché recuperare “Wolf & Revolver”

Il primo vantaggio è pratico: sono soltanto due volumi e la storia è conclusa. Il piano dell’opera italiano conferma la struttura in due tankōbon, entrambi pubblicati da J-POP Manga nel formato 12 x 16,9 cm, brossurato con sovraccoperta, con pagine in bianco e nero e a colori. 

Ma la brevità da sola naturalmente non basterebbe. A rendere curiosa la duologia è il modo in cui mescola elementi facilmente riconoscibili senza fermarsi alla loro superficie: dark fantasy, mistero, licantropi e romance diventano parti della stessa riflessione sull’inganno e sulla possibilità di fidarsi dell’altro.

È quindi una lettura particolarmente adatta a chi ama le atmosfere gotiche e folkloriche, le creature mostruose che possiedono una dimensione umana e quelle relazioni nelle quali il sentimento nasce proprio dove sarebbe più ragionevole scappare.

E poi c’è quel titolo, Wolf & Revolver, che contiene già l’intera tensione della storia: da una parte il mostro, dall’altra chi dovrebbe dargli la caccia. Nel mezzo, però, c’è Otogi. E quando il lupo che dovresti uccidere diventa quello che ti salva la vita, premere il grilletto non è più così semplice.