Per secoli alle donne è stato insegnato che sposarsi fosse il naturale approdo della loro esistenza. Un buon matrimonio significava sicurezza economica, rispettabilità e futuro. Ma cosa accade quando una donna scopre che la libertà può essere più preziosa di qualsiasi proposta? Una zitella d’oro di Rebecca Quasi parte dalle atmosfere del romance storico per raccontare qualcosa di molto contemporaneo: il diritto di scegliere la propria vita, anche quando questa scelta va contro le aspettative della società.
“Una zitella d’oro” di Rebecca Quasi, Mondadori
Miss Cecily Higgins affronta la stagione mondana con un obiettivo preciso: trovare marito. Non perché sogni il grande amore, ma perché conosce perfettamente le regole della società in cui vive. Non appartiene a una famiglia ricca e sa che un buon matrimonio rappresenta la possibilità di garantirsi stabilità e sicurezza. Razionale, brillante e metodica, arriva perfino a riempire quaderni di strategie per affrontare quella che considera una vera e propria impresa.
Tutto cambia quando, quasi per gioco, incontra il duca di Wessex. Tra i due nasce un’immediata attrazione, ma le differenze sociali sembrano rendere impossibile qualsiasi futuro insieme. Quel breve incontro, però, segna l’inizio di un percorso che porterà Cecily a rimettere in discussione non soltanto i propri sentimenti, ma anche l’idea stessa di felicità.
L’amore passa in secondo piano, la libertà no
Molti romance storici raccontano la ricerca del partner ideale. Una zitella d’oro, invece, introduce un elemento particolarmente interessante: la protagonista, dopo gli eventi che cambiano la sua esistenza, scopre il valore dell’indipendenza.
Quando anni dopo incontra di nuovo il duca, Cecily non è più la giovane donna disposta ad accettare qualsiasi compromesso pur di sposarsi. Ha imparato a vivere secondo le proprie regole, ha trovato soddisfazione nella libertà conquistata e non è più disposta a rinunciarvi.
Il cuore del romanzo non diventa allora la domanda “riusciranno a stare insieme?”, ma qualcosa di ancora più profondo: è possibile amare qualcuno senza perdere se stessi?
Le convenzioni sociali come gabbia invisibile
L’ambientazione ottocentesca permette a Rebecca Quasi di mostrare quanto le gerarchie sociali condizionassero soprattutto la vita delle donne.
Il matrimonio non era soltanto un’unione sentimentale, ma un contratto economico e sociale. Le possibilità di scelta erano limitate e la reputazione valeva spesso più dei desideri personali.
Attraverso Cecily, il romanzo ricorda quanto fosse difficile costruire un’identità autonoma quando ogni decisione era filtrata dallo sguardo della società. Una riflessione storica che, pur parlando del passato, continua a dialogare con il presente e con tutte quelle aspettative che ancora oggi vengono proiettate sulle donne.
Una protagonista che cresce davvero
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è l’evoluzione della protagonista.
All’inizio Cecily osserva il matrimonio con pragmatismo, quasi fosse un problema da risolvere attraverso logica e pianificazione. Col tempo comprende che la vera conquista non consiste nel trovare il marito perfetto, ma nel capire quale donna desidera diventare.
Questa trasformazione rende la storia qualcosa di più di una semplice vicenda romantica. È un percorso di formazione in cui l’amore può esistere soltanto quando non richiede di sacrificare la propria identità.
Il fascino del romance storico contemporaneo
Negli ultimi anni il romance storico ha iniziato a rileggere il passato con maggiore attenzione alla complessità delle figure femminili. Senza rinunciare ai balli, ai salotti aristocratici e alle grandi storie d’amore, molte autrici utilizzano queste ambientazioni per riflettere su emancipazione, autonomia e ruolo sociale delle donne.
Una zitella d’oro si inserisce proprio in questa tradizione. L’ambientazione storica non è soltanto uno sfondo elegante, ma diventa lo strumento attraverso cui interrogare il rapporto tra convenzione e libertà, tra desiderio personale e aspettative collettive.
Leggere “Una zitella d’oro”: un romance che mette al centro la scelta di sé
Rebecca Quasi costruisce una storia capace di soddisfare chi ama i romance storici, ma allo stesso tempo offre una protagonista che non aspetta di essere salvata. Cecily cresce, cambia prospettiva e comprende che l’indipendenza non è il contrario dell’amore: è la condizione perché un amore possa davvero essere una scelta e non una necessità.
Tra atmosfere d’epoca, dialoghi brillanti e tensione romantica, Una zitella d’oro ricorda che la conquista più importante non è trovare qualcuno che ci ami, ma diventare la persona che desideriamo essere. Quando questo accade, anche l’amore assume un significato completamente diverso.
Intervista all’autrice
1.
Cecily Higgins parte con un obiettivo molto preciso: trovare marito. Poi la vita la porta a mettere in discussione tutto ciò che credeva di volere. Come è nata l’idea di raccontare un percorso di emancipazione così radicale?
Sebbene io sia di indole decisamente romantica, penso che la realizzazione personale non possa passare attraverso ruoli relativi (madre di…, padre di…, moglie di…, ecc.); pertanto, volendo raccontare dell’evoluzione di Cecily e della sua emancipazione, dovevo necessariamente costruirla al netto della storia d’amore.
2.
Nel romanzo il contesto storico non è soltanto uno sfondo romantico, ma diventa un elemento che influenza le scelte e le possibilità dei personaggi. Quanto lavoro di ricerca c’è stato dietro la ricostruzione dell’epoca?
Mentirei se dicessi che ho passato ore e giorni a leggere, studiare e scandagliare dettagli sulla storiografia vittoriana. Ho una conoscenza discreta delle abitudini sociali del tempo e verifico via via che si presenta la necessità i dettagli che desidero inserire in una storia. Mi piace documentarmi, guardare video che ricostruiscono la vita domestica nei vari livelli della società del tempo e magari concentrarmi su qualche dettaglio curioso che può rappresentare un fiore all’occhiello nella narrazione.
3.
Cecily è una protagonista pragmatica, brillante e molto diversa dalle classiche eroine del romance storico. Quali caratteristiche desiderava darle per renderla una donna credibile agli occhi dei lettori di oggi, senza tradire il contesto storico?
In questo genere di romanzi credo che funzioni far indossare abiti e modi d’altri tempi a personaggi che godono di una mentalità più simile alla nostra che a quella dei loro contemporanei. Questa licenza narrativa ha il pregio, a mio avviso, di riuscire ad avvicinare maggiormente il lettore, diventando un gancio per porre l’accento su tematiche e conquiste sulle quali c’è ancora un po’ di strada da fare.
Cecily resta pragmatica per tutta la durata della storia. Sebbene cambi radicalmente la propria visione della vita e muti i propri obiettivi, lo fa con costante e intramontabile pragmatismo.
4.
Il duca di Wessex rappresenta inizialmente tutto ciò che la società aristocratica si aspetta da un uomo del suo rango. Come ha lavorato sulla sua evoluzione per evitare che fosse soltanto il classico eroe romantico?
Wessex, visto il proprio titolo e attitudini, ha senz’altro meno necessità di evolvere rispetto a Cecily, tuttavia è costretto a farlo, se vuole conquistare Cecily.
La forza di Wessex è il rispetto che porta a Cecily e la capacità di aspettare che il cambiamento si assesti.
È un uomo che capisce di avere un vantaggio e dei privilegi e non ne approfitta.
5.
Uno dei temi più interessanti del romanzo è il rapporto tra amore e libertà. Secondo lei è possibile costruire una relazione autentica solo quando entrambe le persone hanno conquistato la propria indipendenza?
Credo che sia così.
Le relazioni profonde, intense, quelle in cui lo scambio nutre e arricchisce sono sempre alla pari.
E su quanti più livelli si è alla pari, tanto più la relazione cresce.
6.
Nel titolo compare l’espressione “zitella”, una parola che nel tempo ha assunto significati spesso negativi. Cosa l’ha spinta a sceglierla e quale riflessione desiderava aprire attraverso questo termine?
Per tutta la stesura del romanzo il file è stato semplicemente “La zitella”. È diventato Una zitella d’oro per richiamare la ben più nota espressione “scapolo d’oro”.
La differenza tra i due termini, però, è evidente e non c’è nemmeno bisogno di sottolinearla: “scapolo” e “zitella” non hanno mai avuto lo stesso peso sociale. Per quanto si tenti di ingentilire la parola aggiungendole l’oro, zitella resta zitella.
Il titolo non nasce quindi dal desiderio di sovvertire il significato del termine o di cancellarne la storia. Ancora oggi una donna senza marito viene spesso percepita attraverso una lente diversa, e più penalizzante, rispetto a un uomo senza moglie. Un romanzo, da solo, non può cambiare questo meccanismo culturale.
Può però raccontare una storia diversa. La mia zitella è d’oro non perché abbia trovato qualcuno che le attribuisca valore, ma perché il suo valore esiste già. Esattamente come quello dello scapolo d’oro.
7.
Le convenzioni sociali, soprattutto quelle imposte alle donne, sono uno dei principali ostacoli della storia. Quanto pensa che certi meccanismi, pur cambiando forma, siano ancora presenti nella società contemporanea?
Credo che le convenzioni sociali non scompaiano davvero: cambiano linguaggio, cambiano volto, ma continuano a esercitare una certa influenza. Nell’Ottocento le regole erano esplicite: una donna sapeva con precisione cosa poteva fare, dire o perfino desiderare. Oggi, almeno nelle nostre società, abbiamo conquistato libertà che allora sarebbero state impensabili, ma questo non significa che ogni pressione sia svanita.
Esistono aspettative più sottili, meno dichiarate, che riguardano il modo in cui una donna dovrebbe apparire, costruire la propria carriera, vivere la maternità o le relazioni. Sono vincoli meno visibili, ma proprio per questo talvolta più difficili da riconoscere.
È anche uno dei motivi per cui amo ambientare i miei romanzi nel passato: osservare personaggi costretti a muoversi entro regole rigidissime ci permette di vedere con maggiore chiarezza quanto il peso delle convenzioni possa influenzare le scelte individuali.
Un’analisi approfondita richiederebbe una riflessione ben più ampia, perciò mi limiterò a un esempio che considero particolarmente significativo: la difficoltà, per molte donne, di concedersi il permesso di essere davvero libere.
Il peso delle disparità vissute per generazioni è stato così profondo e persistente che, anche quando molti ostacoli sono stati rimossi, talvolta continuiamo a portarli dentro di noi. È come se faticassimo ad autorizzarci a vivere senza quei limiti, perché per troppo tempo ci è stato insegnato che esistono e che dobbiamo accettarli.
8.
Il romance storico vive oggi una nuova stagione di successo. Secondo lei cosa cercano i lettori in questo genere e cosa può raccontare il passato sul nostro presente?
Il romance storico consente di barare in modo sorprendente. Possiamo distillare ciò che nel passato c’era di romantico, elegante, arguto e divertente, sorvolando con una certa nonchalance su miserie, malattie, povertà e condizioni di vita spesso disastrose.
Nel presente un’operazione del genere sarebbe molto più difficile, se non altro perché i testimoni sono ancora tutti vivi e pronti a smentirci.
Detto questo, il passato non è soltanto uno scenario affascinante. È una lente attraverso cui osservare il presente. Le convenzioni cambiano, i costumi si trasformano, ma le emozioni, i conflitti e i desideri umani restano sorprendentemente gli stessi. Ed è proprio questo che, secondo me, rende il romance storico un genere ancora così vivo.
9.
I dialoghi tra Cecily e il duca sembrano fondarsi molto sul confronto e sulla crescita reciproca. Quanto è importante, per lei, che una storia d’amore sia anche uno spazio di trasformazione personale?
Cecily e Miles si giocano la conoscenza reciproca sul terreno del dialogo e del battibecco.
Si ascoltano, si comprendono e si aspettano. Più che altro è lui che aspetta lei, dandole tutto lo spazio di cui ha bisogno per non sentirsi minacciata dal giogo delle convenzioni sociali.
In una relazione, di qualsiasi genere ma soprattutto in una storia d’amore, è indispensabile prevedere uno spazio di cambiamento ed evoluzione personale. Che tutto resti identico al momento in cui scocca la scintilla è praticamente impossibile, per cui se si vuole dare una chance di durata alle relazioni è fondamentale sorvegliare i cambiamenti per accoglierli, coltivarli e nutrirli.
10.
Se dovesse descrivere Una zitella d’oro con tre parole che vadano oltre la definizione di romance storico, quali sceglierebbe e perché?
Ironia, perché è il registro che preferisco quando mi accingo a raccontare una storia.
Convenzioni: non un vero e proprio nemico, ma un’entità contro cui sia Cecily che Miles devono fare i conti.
Coraggio di scegliere di essere se stessi, di mettersi al primo posto in modo da diventare la nostra versione migliore, quella capace di una relazione libera e profonda.

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