Philippe Claudel, ”Nel mio libro racconto la mia biografia rievocandola attraverso i profumi”

Gli odori trascinano con sé la memoria di volti e persone scomparsi, rendendoli di nuovo presenti nella nostra vita. Così, per spezzare la malinconia della perdita, Philippe Claudel ha voluto raccontare la sua vita ricordandone i ''Profumi'', titolo del suo nuovo romanzo. L'autore ha presentato ieri sera il libro a Milano...
In occasione del Festival de la Fiction Française, l’autore ha presentato il libro ieri sera a Milano durante un incontro all’Institut Français
 

MILANO – Gli odori trascinano con sé la memoria di volti e persone scomparsi, rendendoli di nuovo presenti nella nostra vita. Così, per spezzare la malinconia della perdita, Philippe Claudel ha voluto raccontare la sua vita ricordandone i “Profumi”, titolo del suo nuovo romanzo. L’autore ha presentato ieri sera il libro a Milano, durante un incontro tenutosi all’Institut Français nell’ambito del Festival de la Fiction Française – Festival della narrativa francese.

UN’OPERA NUOVA – Il libro è un’opera nuova, una biografia raccontata attraverso i profumi, che riaffiorano uno dietro l’altro alla memoria trascinando con sé il ricordo di volti e persone, emozioni, sentimenti ed esperienze del passato.  È formato da sessantatré testi, ciascuno dei quali rievoca un determinato odore, “distilla una fragranza”, per dirlo con le parole dell’autore, e uno dietro l’altro questi brani ricompongono il quadro di una vita.

UNA BIOGRAFIA LACUNOSA – “Questo lavoro è molto diverso rispetto ai miei precedenti. Per la prima volta sono io il personaggio del racconto”, esordisce Claudel. “Il libro è nato da un intento egoistico”, spiega: “in un momento particolare della mia vita, i cinquant’anni, volevo mettere a punto chi ero. Il risultato è stato particolarmente commovente per me: leggere era come trovarsi di fronte a uno specchio con dei buchi. Mi sono reso conto che l’impressione che avevo della mia stessa vita era lacunosa, che era impossibile raccontarla. Se mi sono deciso a pubblicare un testo come questo, è perché persone del mio entourage hanno trovato che in questa mia biografia ci fosse un aspetto più generale, che non riguardava soltanto me: altre persone potevano riconoscervisi. Volevo allora che il lettore trovasse dei punti in comune con la sua vita, che fosse indotto a stilare una lista dei suoi profumi, attraverso i quali ritrovare i suoi ricordi.”

IL POTERE EVOCATIVO DEI PROFUMI
– Si tratta di un libro molto sensuale, che ricerca un rapporto con la materia e con i corpi. “Il soggetto che ho scelto è molto evocativo: i profumi hanno il potere di rendere presenti persone che non ci sono più”, commenta a questo proposito Claudel. “Le figure materna e paterna hanno preso molto spazio nel libro, mio padre in particolare è molto presente, perché è morto poco prima della stesura del romanzo. Forse non l’avrei scritto se lui fosse stato ancora vivo, forse ho proprio cercato di avvicinarmi a lui: la scrittura ha il potere di avvicinarci ai volti scomparsi. Il libro disegna la figura di un grande corpo assente. Un altro corpo che riprende qui vita è quello della casa dell’infanzia, che esiste ancora, ne ho le chiavi: ci sono andato, ma è stata una delusione. Non c’erano più le persone che avevano contribuito a dare alla casa il suo odore, per cui aveva perso qualsiasi profumo. Era come se fosse in attesa di nuove persone, di altri corpi.”

LA POVERTÀ DELLA LINGUA PER DESCRIVERE GLI ODORI – L’olfatto è il nostro senso più “animale” – forse anche da questo dipende la grande sensualità del romanzo – e quello che abbiamo più dimenticato, rimosso, atrofizzato. “È stata una delle difficoltà che ho incontrato nel libro”, racconta Claudel. “L’olfatto è il senso che usiamo meno, e la lingua trascrive questa povertà di utilizzo: sono pochi gli aggettivi che descrivono gli odori. Non potevo certo ricorrere al linguaggio dell’industria dei profumi, che ha una sua valenza poetica, ma è troppo tecnico: non avevo la competenza per usarlo. Ho dovuto fare un grande lavoro per ottenere un risultato linguistico adeguato.”

LA SCRITTURA, UN MODO PER SPEZZARE LA MALINCONIA
– “L’idea guida era quella di costruire in ogni brano, per ogni immagine, un flacone di profumo in cui racchiudere la sua essenza e la sua potenza evocativa. Mi sono imposto come regola di costruire testi molto corti. Si tratta di piccoli racconti, di due pagine al massimo, ma la forma evoca piuttosto la poesia”, spiega l’autore parlando dello stile di scrittura. “L’unico lavoro finale che ho fatto è stato accordare i tempi verbali, mettendoli tutti al presente, perché solo il presente riesce a rendere la capacità dei profumi di far rivivere il passato. Quando sentiamo gli odori, è come se le persone e i visi che questi ci ricordano fossero lì con noi. Per me è stato un modo molto semplice di spezzare la malinconia.” A proposito della linea temporale del racconto, l’ordine scelto per i testi non è quello cronologico, come verrebbe naturale credere. I profumi vengono rievocati uno dopo l’altro in ordine alfabetico, l’impressione è quella di un riaffiorare spontaneo delle immagine e delle memorie.

UN LIBRO GENERAZIONALE – I personaggi che compaiono nel romanzo sono molti, figure semplici, fortemente umane, a differenza di quelli de “L’inchiesta”, suo precedente lavoro. “‘L’inchiesta’ è un libro da cui l’umanità è scomparsa del tutto, non ci sono odori qui: non è la realtà, è un incubo. “Profumi” invece si può definire un libro generazionale. Nella mia città c’erano odori molto forti, ci si poteva imbattere in mucchi di letame, c’erano persone che lavoravano nei campi. Personaggi e figure che oggi non esistono più ricompaiono nel libro con i loro odori caratteristici.” Non ultimo è rievocato l’odore del carcere, dove l’autore ha insegnato per dodici anni – esperienza senza la quale, per sua ammissione, Claudel non sarebbe l’uomo che è. “Come tutti i luoghi chiusi, il carcere ha un odore molto pungente, quello emanato da centinaia di corpi ammassati, che non possono nemmeno lavarsi come vorrebbero. È un odore fisico e anche metaforico, nel libro lo definisco “curvo”, “rotto”, “spezzato”: si sente che c’è una frattura dell’essere umano.” Quelle descritte nel libro sono sensazioni per noi forse scomparse – “il mondo di oggi è un mondo inodore”, afferma l’autore – ma che possiamo riscoprire in questo romanzo in tutta la loro forza.

28 febbraio 2013

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