L'autore de ''Il serpente di Dio''

Nicolaj Lilin, ”Nel mio ultimo libro ho scelto di raccontare una storia di guerra come se fosse una favola”

Si fa presentare solo dalla stampa amica, ovvero da Omar Monastier del Messaggero Veneto e dichiara il resto dei giornalisti, quelli che parlano della Russia come di un paese dove le persone si ammazzano fra loro, suoi nemici. Non è così per Nicolaj Lilin...

PORDENONELEGGE – Si fa presentare solo dalla stampa amica, ovvero da Omar Monastier del Messaggero Veneto e dichiara il resto dei giornalisti, quelli che parlano della Russia come di un paese dove le persone si ammazzano fra loro, suoi nemici. Non è così per Nicolaj  Lilin a Pordenonelegge per presentare Il serpente di Dio (edizione Einaudi). “ Ho telefonato personalmente a miei amici  ( amici tra i quali vanta boss della malavita ora imprenditori, sicari, spie e qualche commerciante )  in Russia – precisa Lilin – per verificare se i miei connazionali sono diventati davvero cannibali. Sono i giornalisti che dipingono i russi come assassini. In realtà, loro, i russi, sapevano ancora prima della stampa delle sanzioni che sarebbero piovute dall’Europa”. Sanzioni sulle quali l’autore di Educazione Siberiana non è per niente d’accordo.

 

LA VITA COME UN ROMANZO – Polemico, diretto, amante del rischio Liljn si sente – perché ha scelto di esserlo – però italiano, anche se è orgoglioso del suo passato, della sua infanzia nella mai riconosciuta Repubblica della Trasnitria, regione oggi appartenente alla Moldavia. Qui Nicolai ha vissuto un infanzia condizionata dalla situazione dell’URSS e dalla guerra civile tra Moldavia e Trasnistria nel 1992, rimanendo affascinato dai racconti degli anziani sulla cultura della sua comunità, che diventeranno soggetto dei suoi romanzi. Successivamente Lilin  racconta di essersi dovuto arruolare a forza nell’esercito  russo e di aver combattuto prima in Cecenia per due anni nelle strutture antiterrorismo, diventando consulente antiterrorista privato in Iraq e Afghanistan una volta finito il periodo di ferma.  Passa gli ultimi dieci anni della sua vita in Italia e diventato celebre per Educazione siberiana, assume un po’ il ruolo della rockstar maledetta della letteratura.

 

IL SERPENTE DI DIO – Il serpente di Dio, sua ultima fatica,  racconta la storia di un paesino del Caucaso dove da secoli vivono in perfetta armonia cristiani e musulmani, fino a che l’arrivo di un trafficante di droga non sconvolge tutti gli equilibri  di questo piccolo “paradiso”, costringendo gli abitanti ad una collaborazione forzata. Sarà compito dei due giovani protagonisti cercare di preservare i simboli del patto di convivenza stipulato tra le due religioni, anche a costo della loro stessa vita. “ Ho scelto di raccontare  – dice Lilin – una storia di guerra sì, ma come una favola, con uomini, eroi, che sopravvivono senza più sangue pur di portare a termine la missione, mussulmani e cristiani di piccoli villaggi del Caucaso che si scambiano oggetti sacri o figli per siglare la loro fratellanza” . Una fiaba per adulti che voleva avesse la forza narrativa della leggenda pur rispecchiando la realtà. Intorno a un pugno di persone innocenti, ci sono assassini, mozzatori di teste, tutte categorie che lui, Lilin, ha conosciuto di persone.  “ I conflitti nell’ex Urss, vedi Ucraina adesso – spiega l’autore – non sono tra due parti autentiche, pullulano di interessi economici, di criminali, di traffici, di mercenari che manipolano Stato e terrorismo. Sono stretti nella morsa di una piovra imbattibile”.  Nel Serpente di Dio i servizi segreti sono ormai ammorbati dal denaro sporco ricavato dal passaggio in territori  lontanissimi di droghe di ogni tipo. Ma un cambio di potere ha portato nelle sfere del comando nuovi potenti che vogliono interrompere il vecchio gioco, e, accanto a loro, ci sono anche agenti integri, ‘sabotatori’ armati di pistole e di un coraggio che solo la purezza può dare. Un ideale presente in nuce anche nella sua opera più famosa.  Nel nuovo romanzo i vecchi servizi con Kostantin alla testa alleato del terrorista Hassan, vogliono cambiare la via dei traffici e farla passare per il villaggio incontaminato. Per farlo devono rompere l’unità del Paese, rubare gli oggetti sacri e mettere gli uni contro gli altri. Due ragazzini cercano di portare in salvo scappando l’icona e il Corano che siglano il patto tra cristiani e musulmani. Solo Kosta, capo dei ‘sabotatori’, si fa strada per proteggerli. Lo scontro sarà diabolico perché anche gli islamisti arrivano per far fuori una giornalista ebrea. È così, per un sogno di pace, Lilin sa di dover combattere con ogni mezzo.

 

LO STILE IMMAGINIFICO – La scrittura a cui ci ha abituato lo scrittore russo è immaginifica, ipnotica, potente. con scintillii di assoluta ferocia e, improvvisi, morbidi e avvolgenti. Descrive la natura umana con sensibilità e attenzione specie quando si tratta di sentimenti atavici e prepotenti  come l’odio, l’amore, la paura che sembrano non avere segreti per la sua penna, abile anche  nel tratteggiare descrizioni naturalistiche, ricche di sfumature intense.

Alessandra Pavan 

24 settembre 2014

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