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Luigi Spagnol, ”La scarsa abitudine alla lettura in Italia non è una scusa per abbassare il livello della nostra editoria”

Un ritorno alla letteratura come arte e non solo come intrattenimento, attraverso una novità negli argomenti e nel modo di raccontarli. In una parola, originalità. Sono questi i propositi alla base della creazione della nuova collana di Ponte alle Grazie, ''Scrittori''...
Luigi Spagnol, direttore editoriale di Ponte alle Grazie, presenta “Scrittori”, una nuova collana ideata con il proposito di ridare ai lettori un’offerta di qualità letteraria, nel segno dell’originalità

MILANO – Un ritorno alla letteratura come arte e non solo come intrattenimento, attraverso una novità negli argomenti e nel modo di raccontarli. In una parola, originalità. Sono questi i propositi alla base della creazione della nuova collana di Ponte alle Grazie, “Scrittori”. Fortemente voluta dal direttore editoriale Luigi Spagnol, insieme ai due editor Cristina Palomba e Vincenzo Ostuni, “Scrittori” si fa portavoce del cosiddetto “lettore forte”, attraverso un’offerta di qualità letteraria, di scoperta del nuovo e di riconoscimento di voci d’autore, sia italiane che straniere. In quest’intervista Luigi Spagnol approfondisce le caratteristiche della nuova offerta editoriale di Ponte alle Grazie, offrendoci infine una riflessione generale sullo stato dei lettori e dell’editoria italiani.

Ponte alle Grazie ha appena presentato una nuova collana editoriale, “Scrittori”. Per soddisfare quali necessità nasce e soprattutto a chi intende rivolgersi?
In un certo senso, potrei dire che la collana nasce per soddisfare una necessità mia. Per meglio dire, vorrebbe soddisfare le necessità di un tipo di lettore con il quale io mi identifico, nella convinzione, o nella speranza, o nell’illusione, di non essere l’unico rappresentante della categoria. Mi sono reso conto che, quando riesco ad andare in libreria a cercare libri da leggere per mio “diletto” (cioè che non devo leggere per ragioni professionali di editore), io ricerco un genere di autore sorprendentemente identificabile, anche se forse non facile da definire. Mi interessano gli scrittori contemporanei, con ambizioni letterarie (questo è ovviamente il concetto più difficile da definire, ma ho l’impressione che in realtà ci siano molte persone che capiscono che cosa voglio dire; forse non saremmo d’accordo se includere o meno l’uno o l’altro scrittore in questa categoria, ma in linea generale ci capiamo); che posseggono una voce originale; che cercano di dire cose nuove o modi nuovi per dirle, senza preoccuparsi dei “canoni” correnti della letteratura, né di essere troppo facili o troppo difficili. In altre parole, scrittori che concepiscono la letteratura come un’arte e non soltanto come la produzione di intrattenimento, per quanto un intrattenimento nobile. Ho anche avuto l’impressione che, da questo punto di vista, la produzione editoriale oggi non sia prodiga di indicazioni, preferendo invece definire il meglio possibile e senza possibilità di equivoci il genere letterario al quale appartengono i libri. Genere letterario che sta diventando sempre di più (pericolosamente, mi viene da dire) anche genere merceologico. Personalmente, invece, sono un lettore quasi completamente insensibile a questo tipo di suddivisioni. Se uno scrittore mi piace, trovo poco interessante sapere se ha scritto un libro di viaggi, una storia vera o una inventata, se il suo libro è ambientato oggi o nel passato o in un mondo fantastico, se tra i suoi personaggi principali ci sono assassini e poliziotti, draghi, cowboys o persone qualunque.

A fronte di questa nuova politica editoriale, inaugurata dagli “Scrittori”, quale tipo di qualità narrativa si intende ricercare?
In poche parole, aspiriamo fare una collana letteraria di qualità a cui i lettori possano rivolgersi con una certa sicurezza: non è detto che debbano essere d’accordo con tutte le nostre scelte, ma dovrebbero avere la garanzia di non trovarci mai libri che li lascino indifferenti o che diano un’impressione di déja vu. Non abbiamo la presunzione di fare qualcosa di nuovo né di unico nel panorama editoriale italiano, ma ci è parso che ci fosse spazio per una nuova collana di questo genere, e che forse ce ne fosse persino il bisogno.

A dare il via alla nuova collana è stato il romanzo di Laura Pugno, “La caccia”. Quali saranno i prossimi autori di punta?
Le caratteristiche le ho già elencate. Siamo usciti, oltre che con Laura Pugno, con “Il suono del Suo nome”, libro di viaggi nel mondo dell’Islam di Cees Nooteboom, il più importante scrittore olandese vivente. Abbiamo poi pubblicato il nuovo romanzo di Juan Gabriel Vasquez “Il rumore delle cose che cadono”, una delle voci più interessanti, insieme all’argentino Andres Neuman, della giovane letteratura latino americana. Il suo romanzo ha vinto il Premio Alfaguara, uno dei più prestigiosi premi letterari spagnoli.

Secondo i dati Istat e l’AIE (Associazione Italiana Editori), sono meno della metà gli italiani che leggono e fra questi un  45,6% non legge più di tre libri l’anno. Da editore pensa che sia solo un problema determinato dalla crisi?
Questo è il primo anno dal 2007 che si registra un calo; difficile non attribuirlo alla congiuntura economica. Tuttavia, i dati degli anni precedenti non segnavano crescite rilevanti, perciò non si può dare alla crisi  tutta la responsabilità della scarsa abitudine alla lettura degli italiani. E’ un fenomeno che trova le sue ragioni, a mio modo di vedere, sia nella storia del nostro paese sia in politiche culturali sbagliate attuate anche nel presente; ma affrontare qui la questione ci porterebbe troppo lontano. Vorrei invece dire che questa non può essere una scusa per abbassare il livello della nostra editoria. La percentuale di lettori è senz’altro bassa, ma la cifra assoluta è di oltre 25 milioni di lettori. Ci sono paesi, come ad esempio tutti gli scandinavi, che hanno un’editoria di primissima qualità potendo contare su bacini di abitanti molto meno numerosi dei lettori italiani. Gli svedesi sono 9 milioni in tutto, i danesi poco più di 5 (di abitanti, non di lettori, anche se ovviamente da loro i due numeri sono molto più ravvicinati che da noi). Eppure hanno proposte editoriali di grande raffinatezza e di grande coraggio. Ho l’impressione che in Italia (come in altre parti del mondo) si sia cercato disperatamente, negli ultimi anni, di catturare il così detto “lettore debole”, che è un’opera certamente meritoria; ma nel contempo si sia un po’ trascurato il lettore forte, e questo è un errore, non solo culturale ma anche commerciale.

22 ottobre 2012

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