Libri scolastici: 10 consigli di valore per proteggerli, curarli e farli durare più a lungo

Guida pratica per far durare i libri scolastici più a lungo: dai consigli della Library of Congress alle migliori esperienze educative dal mondo.

Libri scolastici: 10 consigli di valore per proteggerli, curarli e farli durare più a lungo

Acquistare i libri scolastici è una delle spese che accompagna ogni anno la vita di milioni di famiglie. Si cercano i testi adottati, si confrontano edizioni e prezzi, si acquistano volumi nuovi oppure usati e, alla fine, quei libri entrano nello zaino e cominciano una vita quotidiana fatta di lezioni, compiti, sottolineature e continui viaggi tra casa e scuola.

Ma dietro ogni libro che arriva sul banco di uno studente ci sono anche soldi, tempo e spesso non pochi sacrifici da parte delle famiglie. Per questo prendersene cura non è un dettaglio e non significa semplicemente voler mantenere intatta una copertina.

Significa avere rispetto per ciò che è stato acquistato e fare in modo che mesi di utilizzo non trasformino troppo presto un libro ancora utile in un oggetto da sostituire o buttare.

E c’è qualcosa di ancora più importante. Un libro scolastico trattato bene può continuare la propria storia anche quando chi lo ha acquistato non ne ha più bisogno. Può passare a un fratello o a una sorella, essere rivenduto nel mercato dell’usato, donato a un altro studente oppure rimanere nella biblioteca di casa come strumento di studio e consultazione.

La cura, allora, diventa anche una forma di educazione. Insegnare a un bambino o a un ragazzo a non gettare lo zaino a terra, a tenere una borraccia lontana dai libri, a non strappare le pagine e a riporre correttamente un volume significa trasmettergli un principio semplice ma prezioso: le cose che possediamo richiedono tempo, lavoro e risorse per arrivare nelle nostre mani, e prendersene cura significa riconoscerne l’importanza.

È da qui che nasce una domanda molto pratica: come possiamo proteggere i libri scolastici e farli durare davvero più a lungo?

Quali sono i principali nemici dei libri scolastici

Prima ancora degli effetti atmosferici, il primo banco di prova per un libro scolastico è molto più vicino di quanto immaginiamo: lo zaino degli studenti.

È lì che il manuale trascorre buona parte delle sue giornate. Viene infilato spesso di fretta tra quaderni, astucci, tablet, righelli e altri libri; viaggia accanto alla borraccia e magari alla merenda; viene portato a scuola, appoggiato per terra, riaperto, richiuso e riportato a casa. E il giorno successivo si ricomincia.

Bambini e ragazzi, soprattutto quando sono più piccoli o semplicemente più distratti, difficilmente pensano alla conservazione di un libro mentre suona la campanella e devono preparare lo zaino in pochi minuti. Una copertina può piegarsi perché il volume è stato infilato male, una pagina può accartocciarsi, una penna può perdere inchiostro, una merenda dimenticata può lasciare briciole e residui. E poi c’è uno degli incidenti più temuti: la borraccia che si apre dentro lo zaino.

Non è un dettaglio. Anche Altroconsumo, occupandosi dell’organizzazione dello zaino scolastico, suggerisce di svuotarlo alla fine della giornata per controllare lo stato di libri e quaderni e liberarlo da ciò che vi si accumula: carte delle merende, eventuali avanzi di cibo, fazzoletti e piccoli oggetti sistemati in fretta al suono della campanella.

Lo zaino, quindi, non è soltanto il contenitore che trasporta i libri: può diventare il primo luogo nel quale imparare a prendersene cura.

Ci sono poi gli incidenti della vita quotidiana. Un libro può cadere dal banco o essere lasciato per terra, può essere schiacciato sotto altri oggetti, aperto con troppa forza, piegato per entrare in uno spazio troppo piccolo o afferrato continuamente dal dorso nel punto più fragile. Presi singolarmente sembrano gesti insignificanti; ripetuti per un intero anno scolastico possono lasciare segni evidenti.

E non è un problema che riguarda soltanto i bambini. La fretta e la distrazione fanno parte della normale vita scolastica anche dei ragazzi più grandi: il manuale viene utilizzato come base su cui scrivere, lasciato aperto con sopra altri libri, riempito di fogli, post-it e oggetti oppure dimenticato per giorni nello zaino.

A questi rischi quotidiani si aggiungono poi i veri nemici della conservazione: acqua, umidità, muffa, sporco, polvere, luce intensa e calore.

La Library of Congress, che dedica specifiche indicazioni alla conservazione domestica dei libri, sottolinea l’importanza di proteggerli dall’acqua e da condizioni ambientali sfavorevoli. Per la maggior parte dei volumi indica generalmente come sicura un’umidità relativa compresa tra il 30 e il 55%, mentre valori superiori al 60% aumentano il rischio di deformazioni e sviluppo di muffe.

Anche cibo e bevande meritano attenzione. Residui e sporco possono macchiare le pagine e attirare infestanti, mentre una semplice bevanda rovesciata può danneggiare rapidamente carta e rilegatura.

Infine c’è quello che accade quando il libro smette temporaneamente di servirci. Un manuale dimenticato per mesi in una cantina umida, in un garage, in una soffitta molto calda o su uno scaffale continuamente esposto alla luce diretta può deteriorarsi anche senza essere mai aperto.

Il vero nemico dei libri scolastici, dunque, non è un singolo fattore. È la somma di piccoli incidenti, distrazioni quotidiane e condizioni sbagliate di conservazione.

Ed è proprio per questo che la cura può fare una grande differenza: non si tratta di trasformare bambini e ragazzi in conservatori di biblioteca, ma di insegnare loro pochi gesti semplici capaci di accompagnare un libro dall’acquisto alla fine dell’anno scolastico e, possibilmente, anche oltre.

Dieci suggerimenti dei grandi esperti internazionali per non rovinare i libri scolastici

Come proteggere allora i libri da tutti questi rischi? Alcune risposte arrivano da chi si occupa professionalmente di conservazione libraria. La Library of Congress degli Stati Uniti dedica un’intera guida alla corretta conservazione dei libri, mentre il Northeast Document Conservation Center (NEDCC) fornisce indicazioni specifiche sulla loro pulizia e manipolazione. A queste raccomandazioni si aggiungono esperienze educative internazionali che mostrano come la cura dei libri possa essere insegnata anche agli studenti.

Naturalmente un manuale che ogni giorno entra ed esce dallo zaino non può essere trattato come un volume raro custodito in una biblioteca. Molti principi indicati dagli specialisti, però, possono essere trasformati in piccoli gesti quotidiani alla portata di bambini e ragazzi.

1. Proteggere subito i libri: dal Laos al Giappone, la cura diventa educazione

Proteggere un libro appena comincia a essere utilizzato può sembrare un gesto banale. In realtà significa creare una prima difesa contro sporco, sfregamenti, pieghe e piccoli incidenti destinati ad accompagnare mesi di lezioni e continui viaggi nello zaino.

Per questo uno dei primi gesti da fare quando i libri scolastici appena acquistati arrivano a casa è proteggerli con una copertina adatta.

È un’abitudine che molte famiglie conoscono bene: si prendono i nuovi manuali, si controllano e si rivestono prima che comincino a passare ogni giorno dalla casa allo zaino, dal banco alla scrivania.

Una copertina protettiva rimovibile e della misura corretta aiuta a difendere soprattutto la copertina originale, i bordi e gli angoli, continuamente esposti a sfregamenti, sporco e piccoli urti. L’importante è applicarla senza stringere o deformare il volume e senza ostacolarne la normale apertura.

Ma quello che può sembrare soltanto un piccolo rito familiare prima dell’inizio delle lezioni, in alcuni Paesi è diventato anche un gesto educativo da insegnare agli studenti.

In Laos gli insegnanti mostrano ai bambini come proteggere i libri

Un esempio particolarmente significativo arriva dal Laos.

Nel 2024 il programma BEQUAL – Basic Education Quality and Access in Lao PDR ha raccontato una campagna realizzata dall’Information Media Center del Ministero dell’Istruzione e dello Sport, con il sostegno dell’Australia e di USAID, per sensibilizzare studenti, insegnanti e comunità sull’importanza di prendersi cura dei libri di testo.

E qui la protezione dei manuali diventa qualcosa di estremamente concreto: gli insegnanti vengono invitati a mostrare agli studenti come coprire i libri per proteggerli.

La campagna non si limita a questo. Ai ragazzi vengono insegnate anche altre buone abitudini: non piegare i libri, tenerli lontani da acqua, cibo e sporco, trasportarli con attenzione e conservarli correttamente anche a casa.

Dietro queste indicazioni c’è una ragione importante. I manuali rappresentano una risorsa preziosa e costosa e, se vengono mantenuti in buone condizioni, possono durare più a lungo ed essere utilizzati dagli studenti negli anni successivi.

Le attività di monitoraggio nelle scuole avevano infatti riscontrato libri danneggiati perché non sufficientemente protetti da acqua e polvere e volumi con pagine sporche o strappate.

In Giappone l’invito agli studenti è: abbiate cura dei vostri libri

Anche il Giappone offre un esempio interessante, seppure diverso da quello del Laos.

Qui i libri di testo utilizzati durante la scuola dell’obbligo vengono forniti gratuitamente agli studenti a spese dello Stato.

Il MEXT – Ministero dell’Istruzione, della Cultura, dello Sport, della Scienza e della Tecnologia giapponese spiega che i libri di testo sono materiali fondamentali per l’insegnamento nelle scuole e dedica anche contenuti educativi ai ragazzi per raccontare come questi volumi vengono realizzati e distribuiti.

Ed è proprio rivolgendosi agli studenti che il Ministero, dopo aver spiegato che i libri della scuola elementare e media vengono forniti gratuitamente dallo Stato, li invita a utilizzarli con cura.

È importante distinguere i due esempi: in Laos abbiamo una campagna che indica esplicitamente di coprire e proteggere i manuali; per il Giappone, invece, la fonte documenta più in generale l’educazione alla cura dei libri scolastici.

A rafforzare questa cultura della cura c’è anche la Japan School Library Association, che fornisce indicazioni sulla manutenzione e sulla riparazione dei libri nelle biblioteche scolastiche. Tra le raccomandazioni rivolte agli studenti c’è anche quella di non tentare di riparare autonomamente un volume strappato utilizzando il comune nastro adesivo, un tema che ritroveremo più avanti.

2. Tenere lo zaino in ordine: è qui che i libri rischiano di rovinarsi ogni giorno

Una buona copertina può proteggere un libro, ma serve a poco se ogni mattina il volume viene infilato di fretta in uno zaino sovraccarico, piegato tra quaderni e astucci o schiacciato sotto altri oggetti.

Lo zaino è la seconda casa dei libri scolastici e, proprio per questo, il modo in cui viene organizzato può contribuire a mantenerli in buone condizioni.

La prima regola è evitare di riempirlo alla rinfusa. I libri dovrebbero essere inseriti ben chiusi, senza pagine o copertine ripiegate, possibilmente sistemando i volumi più grandi in modo che offrano una base stabile agli altri materiali. Meglio anche evitare di forzare un libro in uno spazio troppo piccolo: gli angoli e i bordi sono tra le parti che più facilmente finiscono per piegarsi e rovinarsi.

Attenzione poi a ciò che viaggia insieme ai manuali. Penne senza cappuccio, forbici, righelli, compassi e altri oggetti rigidi o appuntiti dovrebbero rimanere nell’astuccio o negli scomparti dedicati, invece di essere lasciati liberi a contatto con libri e quaderni.

E lo zaino andrebbe svuotato e controllato con regolarità.

Anche Altroconsumo, nei suoi consigli dedicati allo zaino scolastico, suggerisce di svuotarlo alla fine della giornata, controllando lo stato di libri e quaderni e togliendo ciò che si è accumulato all’interno, dalle carte delle merende agli eventuali avanzi di cibo, fino ai piccoli oggetti infilati frettolosamente durante la giornata.

Per i bambini più piccoli può diventare una buona abitudine da imparare insieme ai genitori: si apre lo zaino, si eliminano carte e briciole, si controllano i libri e si prepara soltanto il materiale necessario per il giorno successivo. Con i ragazzi più grandi, invece, può diventare una semplice routine di responsabilità personale.

C’è infine un gesto apparentemente innocuo che può vanificare tutte queste attenzioni: lanciare o lasciare cadere lo zaino a terra. Se all’interno ci sono libri pesanti sovrapposti, l’urto viene inevitabilmente assorbito anche da copertine, angoli e rilegature. Meglio quindi appoggiarlo, anziché lanciarlo, e non utilizzarlo come poggiapiedi o come seduta improvvisata.

Sono attenzioni molto semplici, ma hanno anche un valore educativo. Tenere in ordine lo zaino significa imparare a prendersi cura degli strumenti che utilizziamo ogni giorno, invece di accorgersi del loro valore soltanto quando sono ormai rovinati.

3. Tenere la borraccia lontana dai libri: l’acqua può rovinarli in poco tempo

Tra tutti gli oggetti che finiscono ogni giorno nello zaino, ce n’è uno che merita un’attenzione particolare: la borraccia.

Basta un tappo avvitato male, una guarnizione che non tiene o una bottiglietta dimenticata aperta perché l’acqua raggiunga libri e quaderni. E quello che sembra un piccolo incidente può lasciare conseguenze evidenti: pagine ondulate, copertine deformate, fogli che aderiscono tra loro e, se il volume rimane umido, condizioni favorevoli alla comparsa della muffa.

Nei manuali scolastici moderni c’è un rischio in più: la carta patinata, quella lucida utilizzata spesso per pagine ricche di fotografie e illustrazioni. I National Archives statunitensi avvertono che, quando questo tipo di carta si bagna, le pagine lasciate a contatto durante l’asciugatura possono aderire tra loro anche in modo irreversibile. È quindi importante intervenire rapidamente e maneggiare con particolare cautela le pagine bagnate.

La prevenzione, in questo caso, è molto più semplice del rimedio. Borraccia e libri non dovrebbero stare a diretto contatto nello stesso scomparto dello zaino. Quando possibile, è preferibile utilizzare la tasca esterna o uno spazio separato e controllare sempre che il contenitore sia perfettamente chiuso prima di uscire di casa.

La Library of Congress, nelle sue indicazioni dedicate alla conservazione dei libri, considera l’acqua uno dei rischi da prevenire. Per aumentare la protezione durante il trasporto suggerisce anche che contenitori o involucri in materiali come polietilene o polipropilene possono costituire una barriera secondaria contro l’acqua.

Questo non significa, però, che un libro debba essere lasciato permanentemente sigillato nella plastica. In condizioni di elevata umidità, infatti, un involucro impermeabile può trattenere l’umidità e favorire problemi anziché risolverli. La protezione dall’acqua deve quindi andare di pari passo con una corretta conservazione.

Cosa fare se un libro scolastico si bagna?

Se la borraccia si apre nello zaino, la prima cosa da evitare è richiudere tutto e rimandare il problema a più tardi. Un libro bagnato deve essere tolto dallo zaino e fatto asciugare il prima possibile.

La Library of Congress raccomanda di asciugare all’aria i materiali bagnati in un ambiente fresco, asciutto e con una buona circolazione dell’aria. Per assorbire l’acqua possono essere utilizzati materiali assorbenti puliti e privi di stampe o coloranti che potrebbero trasferirsi sulla carta.

Il libro non va però maltrattato nel tentativo di farlo asciugare più velocemente. Le pagine bagnate sono più vulnerabili e devono essere maneggiate con particolare attenzione.

E se il volume è completamente zuppo?

Qui entra in gioco una procedura utilizzata anche nella conservazione professionale: il congelamento. Ma è importante capire quando e perché viene utilizzato.

La Library of Congress indica che, quando libri appena bagnati non possono essere asciugati all’aria entro circa due giorni, possono essere preparati per il congelamento. Non si tratta di un metodo casalingo per “riparare” magicamente un libro: il freddo serve soprattutto a stabilizzare temporaneamente il materiale e guadagnare tempo, rallentando i processi di deterioramento fino a quando sarà possibile procedere con un’asciugatura adeguata.

Per il normale incidente della borraccia, quindi, la parola d’ordine rimane una sola: rapidità. Togliere il libro dallo zaino, separarlo dagli altri materiali bagnati e iniziare ad asciugarlo correttamente può fare una grande differenza.

Ed è proprio questo il motivo per cui una precauzione apparentemente banale, tenere la borraccia separata dai libri, può evitare uno dei danni più difficili da recuperare.

4. Mani pulite e merenda lontana: briciole e sporco sono nemici dei libri

Studiare mentre si fa merenda, sfogliare velocemente il libro dopo aver mangiato o tenere una bibita accanto ai compiti sono situazioni normalissime nella vita di bambini e ragazzi. Ma proprio cibo, bevande e mani sporche possono lasciare sui libri segni molto più difficili da eliminare di quanto si immagini.

La prima regola è semplicissima: i libri andrebbero maneggiati con le mani pulite e asciutte.

A raccomandarlo è anche il Northeast Document Conservation Center (NEDCC), uno dei principali centri statunitensi specializzati nella conservazione di materiali librari e cartacei. Nelle sue indicazioni sulla corretta manipolazione dei volumi consiglia di lavare e asciugare accuratamente le mani prima di utilizzare materiali cartacei. Anche i National Archives britannici, nelle indicazioni dedicate alla cura dei libri, raccomandano di maneggiarli con le mani pulite.

Ma c’è un altro aspetto interessante: briciole e residui di cibo non sono soltanto una questione di macchie.

Il NEDCC spiega che insetti e roditori possono essere attratti da resti di cibo e ambienti sporchi e raccomanda quindi di non lasciare accumulare polvere, sporco e residui nelle aree in cui vengono conservati i materiali librari.

Tradotto nella vita quotidiana di uno studente significa adottare poche precauzioni: evitare di mangiare direttamente sopra il libro aperto, non lasciare briciole tra le pagine, tenere bicchieri e bevande lontani dai manuali e controllare che la scrivania sia pulita e asciutta prima di iniziare a studiare.

Non occorre quindi trasformare la scrivania di un ragazzo in una sala di conservazione. Basta insegnare una piccola routine: prima si mangia, poi si puliscono e asciugano le mani e soltanto dopo si riaprono i libri.

5. Niente “orecchie” alle pagine: per tenere il segno basta un segnalibro

È probabilmente uno dei gesti più comuni tra gli studenti: si arriva alla pagina da studiare, si piega l’angolo e il giorno successivo si ritrova immediatamente il punto in cui si era arrivati.

Comodo, certamente. Ma non è una buona abitudine se vogliamo che un libro duri.

A dirlo sono anche gli specialisti della conservazione. Il Northeast Document Conservation Center (NEDCC) inserisce infatti le pieghe e le “orecchie” agli angoli delle pagine tra i danni fisici che si riscontrano comunemente nei libri a causa dell’uso e della manipolazione.

E la Library of Congress ha trasformato questa raccomandazione addirittura in un messaggio educativo rivolto ai lettori.

Tra i materiali realizzati dalla sua Preservation Directorate per insegnare a prendersi cura dei libri compare un’indicazione inequivocabile: “Don’t Dog-Ear – Use a Bookmark!”, cioè non fare le “orecchie” alle pagine, usa un segnalibro.

Il motivo è facilmente comprensibile. Ogni volta che pieghiamo l’angolo di una pagina creiamo una piega nella carta; se continuiamo a piegare e riaprire lo stesso punto, quella parte della pagina viene sottoposta ripetutamente a una sollecitazione. Con il tempo l’angolo può rimanere deformato, indebolirsi o strapparsi.

La soluzione è una delle più semplici dell’intero decalogo: utilizzare un segnalibro sottile.

Non è necessario acquistarlo. Può bastare una striscia di cartoncino o di carta abbastanza resistente, purché non sia così spessa da creare pressione quando il libro viene chiuso.

Meglio invece evitare di utilizzare come segnalibro ciò che capita sulla scrivania: penne, matite, evidenziatori, righelli e altri oggetti voluminosi lasciati tra le pagine. Quando il libro viene chiuso, infatti, questi oggetti possono esercitare una pressione inutile sulle pagine, sulla copertina e sulla rilegatura. Per questo è preferibile utilizzare un segnalibro sottile, che permetta al volume di richiudersi normalmente.

E attenzione anche a riempire eccessivamente il libro di fogli, appunti e altri materiali. Il NEDCC raccomanda cautela con gli oggetti lasciati all’interno dei volumi proprio perché possono sottoporre la struttura del libro a ulteriori sollecitazioni.

La regola, quindi, è elementare: le pagine si sfogliano, non si piegano. E per ricordarsi dove siamo arrivati esiste da secoli uno degli accessori più semplici ed efficaci inventati per chi legge: il segnalibro.

6. Non schiacciare il libro per tenerlo aperto: il dorso è una delle parti più delicate

Capita continuamente durante lo studio. Il libro è nuovo, spesso e tende a richiudersi; per tenerlo aperto sulla pagina giusta lo appoggiamo sul tavolo e premiamo con forza al centro, oppure lo apriamo completamente fino a far aderire entrambe le copertine alla scrivania.

È un gesto istintivo, ma costringere un libro a rimanere completamente piatto può mettere sotto stress la rilegatura.

La Library of Congress lo dice chiaramente nelle sue indicazioni sulla corretta manipolazione dei libri: un volume non dovrebbe essere forzato a rimanere completamente aperto e piatto. È preferibile rispettarne l’angolo naturale di apertura e, quando necessario, sostenere le copertine per diminuire la pressione esercitata sul dorso.

La raccomandazione trova conferma anche nelle indicazioni del Northeast Document Conservation Center (NEDCC): quando un libro viene mantenuto aperto, dovrebbe esserlo soltanto nella misura consentita naturalmente dalla sua rilegatura, senza costringerlo in una posizione completamente piatta.

Il principio è facile da applicare anche ai libri scolastici.

Un manuale nuovo e voluminoso può opporre una certa resistenza quando viene aperto. Non significa che dobbiamo “domarlo” schiacciandolo sul tavolo. Meglio lasciare che si apra secondo la propria struttura e accompagnare le pagine delicatamente.

Bisogna evitare soprattutto di piegare una metà del libro completamente all’indietro, come talvolta si fa per occupare meno spazio sul banco. La Library of Congress mette in guardia anche da questa abitudine: forzare l’apertura o ripiegare il volume su se stesso può danneggiare il dorso.

C’è poi un’altra abitudine frequente tra gli studenti: appoggiare sopra il libro aperto un astuccio, un altro manuale o un oggetto pesante per impedire alle pagine di richiudersi. Anche in questo caso è meglio evitare pressioni eccessive e utilizzare, quando serve, qualcosa di leggero che non deformi carta e rilegatura.

L’attenzione dovrebbe essere ancora maggiore con un libro che ha già qualche anno, acquistato usato o passato da un fratello maggiore. Se il dorso mostra segni di cedimento o alcune pagine cominciano a staccarsi, forzare ulteriormente l’apertura può aggravare il danno.

La regola da insegnare ai ragazzi è quindi molto semplice: un libro si apre quanto la sua rilegatura permette, non quanto vorremmo costringerlo ad aprirsi.

Rispettarne l’apertura naturale significa sottoporre il dorso a meno sollecitazioni e aumentare le possibilità che il manuale arrivi in buone condizioni alla fine dell’anno e possa continuare a essere utilizzato.

7. Attenzione a come prendiamo e rimettiamo a posto i libri nella libreria di casa

C’è lo zaino, ma c’è anche il luogo in cui i libri scolastici trascorrono buona parte del tempo quando siamo a casa: la libreria della cameretta, una mensola, la scrivania o la classica pila di manuali accanto al luogo in cui si fanno i compiti.

Anche qui sono soprattutto i piccoli gesti ripetuti ogni giorno a fare la differenza.

Partiamo da un’azione che compiamo quasi senza pensarci: prendere un libro dalla libreria. Quando il volume che ci serve è stretto tra altri libri, viene spontaneo infilare un dito nella parte superiore del dorso e tirarlo verso di noi. È meglio evitare.

La Library of Congress, nelle sue indicazioni sulla corretta manipolazione dei libri, raccomanda di non estrarre un volume tirandolo dalla parte superiore del dorso. Meglio creare un po’ di spazio spostando leggermente i libri vicini e poi afferrare il volume ai lati, circa a metà del dorso.

Anche il Northeast Document Conservation Center (NEDCC) richiama l’attenzione sullo stesso gesto: tirare ripetutamente un libro dalla parte superiore del dorso può danneggiare quella parte della rilegatura e le sue giunture.

La stessa attenzione dovrebbe essere riservata al momento in cui rimettiamo il libro al suo posto.

Se lo spazio sullo scaffale è troppo stretto, non conviene spingere il manuale con forza tra gli altri volumi. Meglio allargare leggermente lo spazio, inserire il libro e poi risistemare quelli accanto.

Anche la disposizione conta. La Library of Congress raccomanda di conservare i libri verticalmente e ben sostenuti, evitando che rimangano fortemente inclinati. Se necessario possono essere utilizzati dei fermalibri, mentre i volumi particolarmente grandi possono essere sistemati in posizione orizzontale, purché siano completamente sostenuti dalla superficie sulla quale poggiano.

E se i libri scolastici non vengono rimessi ogni volta nella libreria?

È una situazione normalissima. Durante l’anno sulla scrivania o sul comodino si formano spesso pile di manuali utilizzati quotidianamente, pronti per essere riaperti il pomeriggio successivo.

Non è necessariamente un problema. L’importante è appoggiarli su una superficie piana e stabile, chiuderli correttamente prima di impilarli e controllare che non siano rimaste pagine o parti della copertina piegate sotto il peso degli altri volumi.

Meglio evitare, invece, di lasciare un libro aperto sotto altri manuali, di creare pile instabili o di sistemare un volume di traverso con altri libri pesanti appoggiati sopra.

Per i bambini più piccoli tutto questo può diventare l’ultimo gesto della routine dei compiti: chiudere il libro, controllare che le pagine siano a posto e sistemarlo correttamente nella libreria, sulla scrivania oppure nello zaino per il giorno successivo.

Sono pochi secondi, ma ripetuti ogni giorno possono diventare un’abitudine.

Perché prendersi cura dei libri scolastici non significa soltanto fare attenzione mentre li utilizziamo. Significa anche imparare a prenderli nel modo giusto e a rimetterli bene al loro posto quando abbiamo finito di studiare.

8. Togliere la polvere dai libri sì, ma senza rovinarli

Anche un libro scolastico che viene utilizzato spesso finisce inevitabilmente per raccogliere polvere e sporco. Succede soprattutto quando rimane per settimane sulla scrivania, su una mensola aperta o nella libreria di casa insieme agli altri manuali.

La parte superiore del libro è generalmente quella sulla quale la polvere tende ad accumularsi maggiormente. E basta osservare una fila di vecchi libri rimasti per qualche tempo su uno scaffale per accorgersene.

Pulirli periodicamente è quindi una buona abitudine, ma anche la pulizia deve essere fatta con delicatezza.

Il Northeast Document Conservation Center (NEDCC) dedica un’intera guida alla pulizia dei libri e degli scaffali e sottolinea un aspetto importante: eliminare regolarmente polvere e sporco può contribuire a prolungare la vita utile dei libri, ma una pulizia eseguita in modo scorretto può danneggiare rilegature fragili e pagine delicate.

Per un normale libro scolastico in buone condizioni non servono operazioni complicate.

Il NEDCC raccomanda innanzitutto di tenere il libro ben chiuso mentre si elimina la polvere dall’esterno, in modo da evitare che lo sporco finisca tra le pagine. Suggerisce inoltre di cominciare dalla parte superiore del volume, dove generalmente si trova il maggiore accumulo di polvere, e di procedere delicatamente dal dorso verso l’esterno.

Una precauzione che può essere facilmente applicata anche a casa: il libro si chiude, si tiene fermo e si rimuove delicatamente la polvere superficiale, evitando movimenti aggressivi o continui sfregamenti avanti e indietro.

Meglio invece non improvvisare con prodotti detergenti, spray o panni impregnati di sostanze chimiche direttamente sul libro. Il NEDCC mette in guardia da alcuni comuni panni per la pulizia che possono contenere sostanze capaci di lasciare residui sui volumi.

E attenzione a non confondere la polvere con problemi più seri. Se un libro presenta pagine molto fragili, una rilegatura che si sta staccando, macchie sospette o segni di muffa, non è il momento di strofinare energicamente nel tentativo di farlo tornare come nuovo. La stessa fonte sottolinea che i materiali fragili richiedono maggiori precauzioni proprio perché anche la pulizia può provocare danni.

C’è poi lo scaffale.

Togliere la polvere dai libri e rimetterli immediatamente su una mensola ancora sporca serve a poco. Quando si pulisce la libreria di casa, quindi, può essere utile rimuovere i volumi, pulire anche il ripiano e aspettare che sia completamente asciutto prima di rimettere i libri al loro posto.

È un gesto semplice, che può diventare anche l’occasione per controllare lo stato dei manuali: verificare se una copertina si è rovinata, se qualche pagina è rimasta piegata o se un libro ha bisogno di una piccola riparazione.

La polvere, insomma, non richiede interventi complicati. Meglio una pulizia semplice e delicata che il tentativo di “lavare” o strofinare un libro con prodotti non adatti.

E se durante la pulizia scopriamo una pagina strappata o un dorso che comincia a cedere? Anche in quel caso la soluzione più immediata, prendere un pezzo di nastro adesivo e attaccarlo, non è necessariamente quella migliore.

9. Una pagina si è strappata? Attenzione prima di prendere lo scotch

Prima o poi può succedere. Una pagina viene girata troppo velocemente e si strappa, un foglio comincia a staccarsi dalla rilegatura oppure il dorso del libro mostra i primi segni di cedimento.

La reazione più immediata è quasi sempre la stessa: prendere un pezzo di nastro adesivo e sistemare il danno.

Ma è davvero la soluzione migliore?

La Library of Congress, nelle sue indicazioni dedicate alla conservazione dei libri, invita alla cautela proprio nei confronti dei comuni nastri autoadesivi. Per le riparazioni destinate a durare nel tempo, il normale scotch non è considerato una soluzione appropriata.

Il problema è che una riparazione apparentemente semplice può diventare difficile da rimuovere e, con il passare del tempo, il nastro e il suo adesivo possono deteriorarsi e lasciare conseguenze sulla carta. Per questo, davanti a un danno, la prima regola dovrebbe essere non intervenire impulsivamente.

Naturalmente stiamo parlando di libri scolastici utilizzati ogni giorno, non di volumi antichi conservati in una biblioteca. Se il danno è minimo, l’obiettivo pratico è soprattutto evitare che peggiori.

Una piccola pagina strappata, per esempio, dovrebbe essere maneggiata con maggiore attenzione, evitando di continuare a tirare o piegare la zona danneggiata. Se invece alcune pagine cominciano a staccarsi, il dorso si apre o la copertina si separa dalla rilegatura, continuare a utilizzare il libro senza alcuna precauzione può aggravare il problema.

In questi casi, soprattutto per i bambini più piccoli, meglio chiedere l’aiuto di un adulto prima di tentare una riparazione.

E c’è una cosa da non fare: trasformare il libro in una specie di mosaico di strisce di scotch, aggiungendone una nuova ogni volta che qualcosa cede. Una riparazione improvvisata può nascondere temporaneamente il problema senza risolverlo e rendere più complicato un eventuale intervento successivo.

Se proprio si deve intervenire su un piccolo strappo, è meglio evitare il comune scotch trasparente. Il Northeast Document Conservation Center (NEDCC), nelle sue linee guida per la rilegatura e la riparazione dei materiali librari, indica per alcune riparazioni della carta l’uso di nastri a base cartacea con adesivo acrilico al posto dei comuni nastri domestici a base plastica. La Library of Congress invita comunque alla prudenza con i nastri autoadesivi, anche quando vengono venduti come prodotti adatti alla conservazione dei documenti, soprattutto quando si tratta di libri di valore o di riparazioni destinate a durare nel tempo.

Questo vale ancora di più se il libro non dovrà essere utilizzato soltanto fino alla fine dell’anno. Se l’intenzione è passarlo a un fratello o a una sorella, rivenderlo oppure donarlo, conservarne il più possibile l’integrità acquista un’importanza ancora maggiore.

La regola, quindi, non è “non riparare mai un libro”. È piuttosto un’altra: prima di incollare, fermarsi e capire che tipo di danno abbiamo davanti. Per un piccolo incidente può bastare evitare ulteriori sollecitazioni; per un problema alla rilegatura o un danno più esteso è meglio scegliere una soluzione appropriata invece di affidarsi automaticamente al primo rotolo di nastro adesivo trovato nel cassetto.

Anche sapere quando non intervenire d’impulso è un modo per prendersi cura dei propri libri.

10. Finita la scuola, non abbandonare i libri: possono avere una seconda vita

Arriva un momento in cui quel libro che per mesi è entrato e uscito dallo zaino non serve più tutti i giorni. L’anno scolastico è terminato, si passa alla classe successiva e molti manuali finiscono inevitabilmente su uno scaffale, dentro una scatola o in qualche angolo della casa. È proprio allora che vale la pena decidere che cosa farne, invece di riporli frettolosamente e dimenticarli.

Un libro scolastico ancora in buone condizioni può essere conservato per consultarlo in futuro, passare a un fratello o a una sorella, essere rivenduto nel mercato dell’usato, scambiato oppure donato a un altro studente. Ed è qui che acquistano senso tutte le attenzioni raccontate finora, perché una copertina ancora integra, pagine non strappate, un dorso in buone condizioni e un volume conservato correttamente aumentano le possibilità che quel libro possa continuare a essere utilizzato.

Prima di metterlo da parte, quindi, vale la pena dedicargli qualche minuto, togliendo eventuali fogli rimasti tra le pagine, controllando che non ci siano angoli piegati, eliminando delicatamente la polvere e verificando che il volume sia completamente asciutto.

Se deve essere conservato per diversi mesi, conta anche il luogo che scegliamo. La Library of Congress raccomanda per i libri un ambiente fresco, relativamente asciutto e stabile e sconsiglia luoghi come cantine, soffitte e garage, dove temperatura e umidità possono essere più difficili da controllare. Per la maggior parte dei libri indica generalmente come sicuro un intervallo di umidità relativa compreso tra il 30 e il 55%.

Anche il Northeast Document Conservation Center (NEDCC) osserva che gli ambienti normalmente abitati della casa tendono a offrire condizioni più adatte rispetto a soffitte e cantine, maggiormente esposte a variazioni di temperatura e problemi di umidità. Meglio quindi evitare la soluzione apparentemente più semplice, cioè chiudere i vecchi libri scolastici in uno scatolone e dimenticarli per anni in un ambiente umido o eccessivamente caldo.

Conservarli, però, non è l’unica possibilità. Prima di riempire uno scaffale con manuali che probabilmente non apriremo più, possiamo chiederci se quei libri potrebbero essere utili a qualcun altro. È proprio in questa possibilità di passare da uno studente all’altro che la cura di un libro acquista un significato che va oltre il suo utilizzo individuale.

Un’esperienza interessante arriva dalla Papua Nuova Guinea, dove nel 2025 la Japan International Cooperation Agency (JICA) ha raccontato un’attività realizzata alla Popondetta Primary School, nella quale 35 studenti di sesta classe sono stati coinvolti nella riparazione dei libri scolastici.

L’iniziativa partiva da una realtà molto concreta: i manuali sono risorse condivise che devono poter continuare a essere utilizzate dagli studenti più piccoli e dalle classi successive. Alcuni dei libri avevano copertine danneggiate o altri segni dell’uso quotidiano e i ragazzi hanno imparato a intervenire per prolungarne la vita, trasformando così la manutenzione dei volumi in un’esperienza educativa.

Quello che accade in questa scuola della Papua Nuova Guinea trasmette un messaggio che può valere ben oltre quel contesto: prendersi cura di un libro significa anche pensare a chi potrebbe utilizzarlo dopo di noi.

Nelle nostre case il meccanismo può essere diverso, ma il principio rimane valido: proteggere un libro durante l’anno non significa soltanto mantenerlo in buone condizioni, ma anche conservarne l’utilità e rendere possibile una nuova vita nelle mani di un’altra persona.

Dietro ogni libro scolastico ci sono carta, lavoro, risorse economiche e, come abbiamo ricordato all’inizio, anche l’impegno sostenuto dalle famiglie per acquistarlo. Fare in modo che quel libro possa continuare a essere letto e studiato diventa così un modo concreto per riconoscerne il valore.

Se lo abbiamo trattato con cura, la fine dell’anno scolastico non deve necessariamente coincidere con la fine della vita di un manuale, ma può diventare semplicemente l’inizio della sua seconda vita.