Che cosa desideriamo davvero quando desideriamo qualcuno? Il suo corpo, la sua attenzione, il mondo al quale sembra poterci dare accesso oppure semplicemente la sensazione di esistere finalmente nello sguardo di un’altra persona? Jennette McCurdy parte da una relazione profondamente asimmetrica per costruire La metà dei suoi anni, il suo esordio nella narrativa dopo il successo internazionale del memoir Sono contenta che mia mamma è morta.
Al centro c’è Waldo, diciassette anni, irrequieta, intelligente, arrabbiata e affamata di esperienze, che concentra il proprio desiderio sul professor Korgy, insegnante di Scrittura creativa con moglie, figlio, mutuo, bollette e una vita adulta molto meno affascinante di quanto potrebbe sembrare agli occhi di una ragazza. Ma è proprio nello spazio tra ciò che Waldo vede e ciò che Korgy realmente è che il romanzo trova la sua domanda più interessante: forse non desideriamo sempre le persone, qualche volta desideriamo ciò che pensiamo possano farci diventare.
“La metà dei suoi anni” di Jennette McCurdy, tradotto da Matteo Curtoni e Maura Parolini, Mondadori
Waldo è difficile da contenere dentro una definizione. È insaziabile e ingenua, impulsiva e perspicace, forte e ferita, sola e costantemente attraversata dal desiderio. La contraddizione sembra essere il suo stato naturale, come spesso accade nell’adolescenza, quando possiamo sentirci già perfettamente capaci di comprendere il mondo e contemporaneamente non possedere ancora gli strumenti necessari per riconoscere i pericoli che contiene.
Fra tutte le cose che Waldo potrebbe volere, però, ce n’è una che finisce per occupare uno spazio sproporzionato nella sua immaginazione: il professor Korgy, l’uomo che le insegna Scrittura creativa.
Korgy non corrisponde affatto alla figura tradizionale dell’uomo irraggiungibile. È sposato, ha un figlio, un mutuo e le bollette da pagare; porta addosso sogni infranti, il corpo che cambia e quella stanchezza che appartiene a un’età molto distante dai diciassette anni di Waldo.
Eppure possiede qualcosa che per lei sembra irresistibile: conosce libri, cinema e mondi culturali che la ragazza non sa ancora nemmeno esistano, condivide con lei un particolare modo di osservare la realtà e soprattutto la vede. Il desiderio nasce allora dentro una zona ambigua nella quale attrazione sessuale, ammirazione intellettuale, bisogno di riconoscimento e fame d’amore diventano difficili da separare.
A diciassette anni essere visti può sembrare la stessa cosa che essere amati
La frase più importante nella presentazione del romanzo potrebbe essere proprio quella apparentemente più semplice: Korgy «la vede, ed è l’unico a farlo». Cambia completamente il significato della sua ossessione. Waldo non sta cercando soltanto un uomo. Sta cercando uno sguardo capace di confermare la propria esistenza.
L’adolescenza è anche il periodo nel quale costruiamo l’immagine di noi stessi attraverso il modo in cui crediamo che gli altri ci percepiscano. Essere ignorati può assumere dimensioni enormi, mentre l’attenzione di una persona che ammiriamo può sembrare improvvisamente la prova di possedere qualcosa di speciale.
Se poi quella persona appartiene al mondo adulto e occupa una posizione di autorevolezza, il riconoscimento acquista ancora più valore. Korgy conosce cose che Waldo non conosce, possiede esperienza, cultura e una vita già costruita. Essere scelta proprio da lui può allora diventare, nella mente della ragazza, una conferma della propria eccezionalità.
È qui che La metà dei suoi anni sembra spostarsi dal semplice romanzo sul desiderio a qualcosa di più doloroso: quanto siamo disposti a rischiare pur di sentirci finalmente riconosciuti da qualcuno?
Una ragazza e un professore: il desiderio non cancella lo squilibrio di potere
C’è però un elemento che non può essere eliminato dalla storia, indipendentemente dall’intensità con cui Waldo vive ciò che prova. Lei ha diciassette anni. Lui è il suo professore. Esiste quindi una disparità di età, esperienza e soprattutto posizione che impedisce di osservare il rapporto soltanto attraverso la lente dell’attrazione reciproca.
È una distinzione fondamentale perché raccontare il desiderio di un’adolescente significa riconoscerne la realtà senza trasformarlo automaticamente in una relazione tra persone che possiedono lo stesso potere. Waldo può volere Korgy con tutta se stessa. Può essere lei a cercarlo, fantasticare su di lui e interpretare ogni gesto attraverso la propria attrazione. Questo non elimina la responsabilità dell’adulto né modifica la struttura della relazione docente-studentessa.
Ed è proprio questa tensione a rendere il romanzo interessante dal punto di vista psicologico. McCurdy non ha bisogno di negare la sessualità della protagonista per mostrarne la vulnerabilità. Si può desiderare qualcosa ed essere contemporaneamente troppo giovani per comprenderne tutte le conseguenze. Le due realtà possono esistere nello stesso momento.
Il sesso è anche una questione di potere
La presentazione di La metà dei suoi anni mette esplicitamente accanto sesso, classi sociali, consumismo, desiderio, internet, rabbia, intimità e potere. Non è un accostamento casuale. Il desiderio non nasce mai completamente separato dalle condizioni nelle quali viviamo e dalle immagini attraverso cui impariamo a riconoscere ciò che dovrebbe renderci felici.
Waldo vuole essere desiderata e amata, ma desidera anche accedere a qualcosa che Korgy rappresenta. Lui conosce libri e film, possiede un capitale culturale che apre davanti alla ragazza possibilità nuove. Il professore non è soltanto un corpo maschile: è la promessa di un mondo più grande. Questo rende la sua attrazione ancora più complessa, perché eros e aspirazione sociale possono finire per confondersi.
La differenza d’età del titolo assume così un significato che supera l’anagrafe. Tra Waldo e Korgy ci sono anni di esperienze, conoscenze, fallimenti e possibilità economiche. Non abitano semplicemente due età diverse: abitano due posizioni differenti nel mondo.
“La metà dei suoi anni”: un titolo che contiene già una distanza
Il titolo italiano possiede proprio questa forza. Prima ancora di conoscere i personaggi sappiamo che esiste una sproporzione. Qualcuno ha la metà degli anni di qualcun altro e questa distanza temporale diventa immediatamente parte della relazione.
A diciassette anni il futuro sembra sterminato. Ogni esperienza può apparire definitiva perché molte cose accadono per la prima volta. Nell’età di Korgy, invece, esistono già un matrimonio, un figlio, responsabilità economiche e sogni che non si sono realizzati. Waldo può guardare quell’uomo immaginando una maturità affascinante; Korgy abita invece dall’interno la banalità e le frustrazioni della propria vita adulta.
Il loro incontro mette così una di fronte all’altra due illusioni. Waldo potrebbe vedere nell’adulto una via d’accesso alla vita che desidera, mentre un adulto potrebbe riconoscere nella giovinezza di lei qualcosa che sente di avere perduto. Il rischio è che ciascuno smetta di vedere realmente l’altro e cominci a utilizzarlo come risposta alle proprie mancanze.
Desiderare qualcuno o desiderare la vita che rappresenta?
Waldo non sa spiegare fino in fondo perché voglia proprio Korgy. Ed è forse la parte più autentica della sua ossessione. Il desiderio raramente nasce attraverso un ragionamento ordinato. Possiamo costruire successivamente decine di motivazioni, ma rimane spesso una componente che sfugge alla spiegazione.
Eppure il romanzo dissemina possibili risposte. Korgy possiede esperienza. Conosce libri e film. Trasmette passione. Sembra condividere con Waldo un particolare filtro attraverso cui interpretare il mondo. E soprattutto presta attenzione a una ragazza che sente di non riceverne abbastanza altrove.
Forse, allora, Waldo desidera anche la versione di se stessa che esiste quando Korgy la guarda.
È un meccanismo che supera la storia specifica dei due protagonisti. Alcune persone ci attraggono perché sembrano vedere in noi qualcosa che vorremmo diventare. Ci fanno sentire più intelligenti, più interessanti, più belli, più adulti. Quando se ne vanno, non perdiamo soltanto loro: rischiamo di perdere anche quella versione di noi stessi.
Internet, consumismo e la fame di avere sempre qualcosa in più
Tra i temi dichiarati del romanzo compaiono anche internet e consumismo, apparentemente molto distanti dalla relazione centrale. In realtà appartengono allo stesso universo del desiderio. La società contemporanea ci espone continuamente a immagini di qualcosa che ancora non possediamo: un oggetto, un corpo, una relazione, uno stile di vita, un’esperienza. Il desiderio viene alimentato proprio dalla distanza tra ciò che abbiamo e ciò che potremmo avere.
Waldo viene presentata come «insaziabile». È una parola particolarmente significativa perché può descrivere sia il desiderio erotico sia una condizione culturale più ampia. Volere continuamente qualcosa significa vivere proiettati verso la prossima esperienza, nella convinzione che sarà finalmente quella capace di riempire ciò che manca.
McCurdy sembra così collocare la fame affettiva della protagonista dentro un mondo che ha trasformato la mancanza in un motore permanente. Se ci viene continuamente insegnato a desiderare, come impariamo a capire quali desideri ci appartengono davvero?
La rabbia di una ragazza che vuole troppo
Waldo è anche arrabbiata. E la rabbia femminile, soprattutto quando appartiene a una ragazza molto giovane, è ancora qualcosa che la narrativa e la cultura tendono spesso a rendere più accettabile trasformandola in fragilità, dolore o vittimismo.
Qui invece sembra convivere con tutto il resto. Waldo può essere ferita senza smettere di essere impulsiva. Può essere ingenua e contemporaneamente intelligente. Può compiere scelte sbagliate senza che questo cancelli la complessità delle ragioni che l’hanno portata a farle.
È un elemento importante perché evita di trasformare la protagonista in una figura puramente passiva. Raccontare gli squilibri di potere non significa necessariamente togliere agency al personaggio più giovane. Waldo desidera, decide, sbaglia, insiste e cerca di superare gli ostacoli che incontra. La sua libertà e la sua vulnerabilità convivono, come spesso accade nelle persone reali.
Dopo “Sono contenta che mia mamma è morta”, Jennette McCurdy sceglie la finzione
La metà dei suoi anni segna inoltre un passaggio importante nel percorso di Jennette McCurdy. Dopo essersi imposta come autrice con il memoir Sono contenta che mia mamma è morta, sceglie ora il romanzo e quindi la possibilità di affrontare questioni come desiderio, potere, solitudine e costruzione dell’identità attraverso personaggi di finzione.
È un passaggio interessante proprio perché modifica il patto con il lettore. Non siamo davanti a una confessione e Waldo non deve essere interpretata come un semplice alter ego dell’autrice. La narrativa permette a McCurdy di creare distanza, contraddizione e ambiguità, lasciando che il personaggio compia scelte che non devono necessariamente essere approvate per risultare comprensibili.
La letteratura diventa così il luogo nel quale una ragazza può desiderare la persona sbagliata senza che il romanzo debba trasformarsi né in una condanna né in una giustificazione. Può semplicemente entrare nella sua testa e provare a capire perché quel desiderio le sembri così indispensabile.
Perché leggere “La metà dei suoi anni”
La metà dei suoi anni sembra partire dalla storia di una diciassettenne innamorata del proprio professore, ma il suo territorio è molto più vasto. Jennette McCurdy utilizza un desiderio proibito e problematico per interrogare il modo in cui impariamo a riconoscere noi stessi attraverso gli altri, la distanza tra voler essere amati e voler essere desiderati, il rapporto tra sesso e potere e quella fame di esperienze che può rendere l’adolescenza contemporaneamente meravigliosa e pericolosa.
Waldo vuole tutto. Vuole conoscere, vivere, desiderare, essere desiderata. Vuole superare gli ostacoli che separano la realtà dalla vita che immagina. E in questa corsa rischia inevitabilmente di prendere anche strade sbagliate.
Forse è proprio qui che il romanzo trova il suo nucleo più doloroso. Crescere significa scoprire che non tutto ciò che desideriamo ci farà bene e non tutte le persone capaci di farci sentire speciali hanno il diritto di entrare nella nostra vita nello stesso modo. Ma significa anche imparare che il desiderio, persino quando ci conduce nel posto sbagliato, può rivelarci qualcosa di autentico su ciò che ci manca.
Waldo crede di volere Korgy. Dietro quell’uomo, però, potrebbe esserci una richiesta molto più semplice e molto più difficile da soddisfare: guardami, riconoscimi, dimmi che esisto. Ed è proprio trasformando questa fame in materia narrativa che Jennette McCurdy costruisce un ritratto dell’adolescenza capace di parlare anche a chi adolescente non lo è più.

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