LIBRI - Ricorrenze poetiche

Juan Ramón Jiménez, le poesie più belle del grande poeta spagnolo

Juan Ramón Jiménez, Premio Nobel per la Letteratura nel 1956, è stato uno dei più importanti intellettuali della generazione del '14. In occasione dell’anniversario della scomparsa del grande poeta spagnolo, vi proponiamo alcune delle sue poesie più belle...

Juan Ramón Jiménez, Premio Nobel per la Letteratura nel 1956, è stato uno dei più importanti intellettuali della generazione del ’14. In occasione dell’anniversario della scomparsa del grande poeta spagnolo, vi proponiamo alcune delle sue poesie più belle

D’un tratto, mi dilata

D’un tratto, mi dilata
la mia idea,
e più grande mi fa dell’universo.

Allora, tutto sta
dentro di me. Stelle
dure, mari profondi,
idee d’altri, terre
vergini, sono la mia anima.

E a tutto comando io,
mentre senza comprendermi,
tutto pensa a me.

 

Fusione

Col nuovo mattino,
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna.

 

Ristagno

L’amore, tra me e me,
è così impalpabile, così sereno, così in sé,
come l’aria invisibile,
come l’acqua invisibile, tra la luna
del cielo
e la luna del fiume.

 

Destino! Che albero invisibile e infinito

Destino! Che albero invisibile e infinito
dà il tuo frutto, che l’anima
a volte raccoglie, matur0?

Quali di queste idee sono i tuoi rami,
di questi sentimenti sono i tuoi fiori,
di queste canzoni sono i tuoi uccelli,
di questi sorrisi i tuoi profumi?

Cosa alimenta le tue radici?
In che modo, da dove, come in questo limone
dalla mia finestra, tu entri
nella nostra stanza più interna
e lì sfiori, dolcemente, il cuore?

 

Incontro di due mani

Incontro di due mani
in cerca di stelle,
nella notte!

Con che pressione immensa
si sentono le purezze immortali!

Dolci, quelle due dimenticano
la loro ricerca senza sosta,
e incontrano, un istante,
nel loro circolo chiuso,
quel che cercavano da sole.

Rassegnazione d’amore,
tanto infinita come l’impossibile!

Canzone

Quando le tue mani erano luna,
colsero dal giardino del cielo
i tuoi occhi, violette divine.

Che nostalgia, quando i tuoi occhi
ricordano, di notte, il loro cespo
alla luce morta delle tue mani!

Tutta la mia anima, col suo mondo,
metto nei miei occhi della terra,
per ammirarti, moglie splendida!

Non incontreranno le tue due violette
il leggiadro luogo a cui elevo
cogliendo nella mia anima l’increato?

Vita!

Giorno difficile, in cui il sole
e le nuvole combattono
a tratti aperto, fiore,
a volte chiuso, frutto,
per confondersi nella notte!

Vita!

Veglia in cui gli occhi
si aprono e si chiudono,
in un gioco stanco
di verità e menzogna,
per confondersi nel sogno!

Vita!

 

Nostalgia del mare

Quanto dolore,
bellezza!

L’odio accende fuochi di passione
sui fuochi lontani fari, grandi fiori rossi,
delle coste del mare; grida all’erta
di fiamma bianca e verde,
sulle grida di fiamme
dei sogni, che, come nei sogni,
non si sa, in verità, se furono…
E sono quelli ancor mal desti
che brutta espressione, che freddo!
contro quelli ancor mal addormentati
che brivido, che espressione ancor più brutta!

E la morte si unisce con la vita

inaspettatamente, qua e là, come in bagliori
di cento colori tragici ed acuti;
si unisce con il sogno,
che preferisce morire anzichè svegliarsi.
si unisce con il sogno.

Comincia a far giorno rosso e bianco.
Coste che fumano, nel primo sole,
per quelli che vivono ancora!

 

29 maggio 2015

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Commenti