“Il libro dei ricordi” di Madeleine Thien, pubblicato in Italia da 66thand2nd è un romanzo che si muove tra passato e futuro, memoria e perdita, realtà e dimensione simbolica, costruendo una narrazione che sfida i confini tradizionali del genere letterario.
Madeleine Thien, autrice canadese di origine cinese e malese, è considerata una delle voci più importanti della narrativa contemporanea internazionale. Nei suoi libri il tema della memoria collettiva si intreccia spesso con la Storia, con le dittature, con le identità spezzate e con il modo in cui gli esseri umani cercano di sopravvivere al trauma. La sua scrittura ha qualcosa di profondamente letterario ma anche filosofico: non procede soltanto attraverso gli eventi, ma attraverso idee, immagini e riflessioni che continuano a riecheggiare molto dopo la fine della lettura.
“Il libro dei ricordi” rappresenta perfettamente questa poetica. È un’opera ambiziosa, stratificata, capace di attraversare epoche diverse senza perdere mai il suo nucleo emotivo. E soprattutto è un libro che riflette sul valore stesso delle storie: cosa resta di noi quando il mondo cambia? Quanto i ricordi costruiscono la nostra identità? E cosa accade quando qualcuno tenta di cancellarli?
“Il libro dei ricordi”: tra speculative fiction e romanzo storico: la memoria come ultimo rifugio umano
“Il libro dei ricordi” di Madeleine Thien, 66thand2nd
L’incipit del romanzo ha immediatamente qualcosa di inquieto e magnetico.
Lina e suo padre fuggono dalle devastanti inondazioni del Delta del Fiume delle Perle e trovano rifugio in un luogo chiamato Il Mare, un edificio enigmatico circondato dagli oceani, quasi sospeso fuori dal tempo. È uno spazio che sembra appartenere contemporaneamente al passato, al presente e al futuro. Un luogo di sopravvivenza ma anche di transizione, abitato da persone provenienti da epoche diverse.
Madeleine Thien non costruisce soltanto una distopia o un romanzo speculativo. Costruisce una biblioteca della memoria umana. Lina incontra infatti personaggi che provengono da tempi differenti: Bento, ebreo dell’Amsterdam del Seicento; Blucher, filosofa in fuga dalla Germania nazista; Giove, poeta cinese dell’epoca Tang. Figure che sembrano incarnare epoche, culture e tragedie differenti, ma che condividono tutte la necessità di preservare storie e ricordi.
Passato e presente si sfiorano continuamente, come se la Storia fosse una materia viva che continua a ripetersi e a trasformarsi. Questo rende “Il libro dei ricordi” un’opera profondamente politica, anche quando assume i toni della favola filosofica.
Le dittature, le persecuzioni, le guerre e i totalitarismi attraversano infatti tutto il libro. Ma Madeleine Thien non li racconta mai in modo schematico. Li mostra attraverso le conseguenze intime che producono sulle persone: la paura, l’esilio, la perdita della lingua, la distruzione dei legami, il tentativo disperato di conservare tracce di sé stessi.
Per Thien ricordare non significa semplicemente conservare il passato. Significa resistere. Significa impedire che il potere cancelli le vite considerate sacrificabili. I libri custoditi ne Il Mare diventano allora qualcosa di più di semplici oggetti: sono archivi di esistenze, testimonianze di ciò che il tempo e la violenza cercano continuamente di distruggere.
Dal punto di vista stilistico, il romanzo colpisce per la sua straordinaria eleganza.
La prosa di Madeleine Thien è raffinata, lenta nel senso più nobile del termine, costruita su immagini evocative e riflessioni che richiedono attenzione. Non è una scrittura che cerca l’effetto immediato, ma una lingua che lavora per stratificazioni emotive e intellettuali.
In questo senso “Il libro dei ricordi” ricorda alcune grandi opere della narrativa contemporanea che mescolano speculative fiction e letteratura alta, avvicinandosi a nomi come David Mitchell, Olga Tokarczuk o Emily St. John Mandel. Ma Thien possiede una voce estremamente personale, soprattutto nella capacità di trasformare il trauma storico in una riflessione universale sull’identità umana.
Anche il rapporto tra memoria individuale e collettiva è trattato con enorme profondità.
Lina comprende progressivamente che le storie non appartengono mai soltanto ai singoli individui. Ogni vita è intrecciata a quelle che l’hanno preceduta. Ogni trauma storico continua a produrre conseguenze nel presente. Ed è forse per questo che il romanzo riesce a risultare così attuale.
Dietro l’impianto fantastico si nasconde infatti una riflessione molto concreta sul nostro tempo: sulla crisi climatica, sulle migrazioni, sui conflitti, sulla fragilità delle democrazie e sulla manipolazione della memoria collettiva.
La forza del libro sta proprio nel non separare mai dimensione intima e dimensione politica.
Le storie personali dei personaggi diventano il modo attraverso cui comprendere movimenti storici enormi. E il lettore si ritrova così immerso in un romanzo che parla contemporaneamente di filosofia, poesia, storia, identità e sopravvivenza.
Uno degli aspetti più riusciti è anche il modo in cui Madeleine Thien riflette sul potere delle narrazioni. Nel libro le storie non sono semplici intrattenimenti, ma strumenti capaci di modellare il mondo. Raccontare significa tramandare memoria, creare connessioni, opporsi all’oblio.
Ed è impossibile non percepire, tra le righe, anche una riflessione sulla letteratura stessa. Che cosa può fare un romanzo in tempi oscuri? Può salvare qualcosa? Può conservare umanità laddove tutto sembra crollare? “Il libro dei ricordi” sembra rispondere di sì.
Non attraverso soluzioni facili o consolatorie, ma mostrando come la memoria e le storie rappresentino forse una delle ultime forme di resistenza contro la disumanizzazione.
Il risultato è un romanzo potente, colto e profondamente emotivo, che attraversa i generi senza appartenere completamente a nessuno. Un’opera che può affascinare gli amanti della speculative fiction, della narrativa storica e della letteratura filosofica, ma che soprattutto parla a chi cerca libri capaci di lasciare una traccia duratura.
Perché Madeleine Thien non costruisce soltanto una storia. Costruisce un labirinto di vite, epoche e ricordi dentro cui il lettore finisce inevitabilmente per interrogare anche sé stesso.
