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Intervista al Tom Clancy della letteratura italiana

Gianni Scapellato, ”Su Ustica non si è fatto ancora abbastanza per far emergere la verità”

SPECIALE USTICA - Responsabilità di qualcuno o tragica fatalità? Ciò che conta è che le vittime non siano dimenticate e si possa il prima possibile risalire alla verità sulla strage di Ustica. E’ questo il messaggio lanciato da Gianni Scapellato...

L’avvocato ed ex direttore di Aeroporto a Malpensa per l’Aviazione Civile Italiana dal 1984 al 2002, definito il “Tom Clancy” versione italiana, nel suo libro “Missione Scudo Bianco” fornisce una ricostruzione, romanzata ma con diversi elementi frutto di un’attenta documentazione, di quanto è successo la sera del 27 giugno 1980

SPECIALE USTICA – Responsabilità di qualcuno o tragica fatalità? Ciò che conta è che le vittime non siano dimenticate e si possa il prima possibile risalire alla verità sulla strage di Ustica. E’ questo il messaggio lanciato da Gianni Scapellato, avvocato ed ex direttore di Aeroporto a Malpensa per l’Aviazione Civile Italiana dal 1984 al 2002, definito il “Tom Clancy” versione italiana  per il suo libro “Missione Scudo Bianco”, romanzo composto da missioni segrete, intrighi, combattimenti aerei, in cui l’autore mescola bene elementi di fiction con elementi storici frutto di una corposa documentazione, allo scopo di far riflettere ed a fare chiarezza sul disastro aereo di Ustica, avvenuto il 27 giugno 1980, in cui gli 81 passeggeri del DC9 Itavia persero la vita nel cielo tra le isole di Ustica e Ponza, quando l’aereo si squarciò in volo senza preavviso e scomparve in mare. In questo romanzo, Scapellato fa rivivere ai lettori, con emozionante precisione di dettagli, una drammatica battaglia nel cielo del Mediterraneo. E forse è proprio questa la ricostruzione più plausibile di ciò che realmente avvenne la sera di quel funesto 27 giugno 1980.

 

Da cosa nasce l’idea di scrivere “Missione Scudo Bianco”?

Questo libro non è un’inchiesta, ma un romanzo, legato al periodo storico nel quale si svolge. Mi ha spinto nella scrittura la mia passione per il volo e la rabbia circa i fatti relativi alla strage di Ustica: in particolare il sentir dire che quell’aereo, Dc9 Itavia, era nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ciò non è assolutamente vero. Ustica non un isolotto sperduto, è casa nostra, e lo spazio aereo sopra Ustica è territorio italiano a tutti gli effetti. Quindi quell’aereo era dove doveva essere, nella sua aereo via e al momento giusto.

 

Il libro è il frutto di un approfondito lavoro di ricerca e di documentazione in cui, mescolando elementi di fiction e di storia, lei inizia con il raccontare un episodio avvenuto molto prima dell’incidente di Ustica…

Il romanzo parte un anno prima della strage di Ustica: nell’aprile del 1979, due Starfighter italiani decollano da Birgi per la missione “Scudo Bianco”. Durante il volo il capitano Scudetti si scontra con uno stormo di uccelli e perde il controllo del suo aereo, finisce in mare e viene raccolto e sequestrato da una nave militare straniera. Da qui partono una serie di intrighi e missioni segrete da parte dei vertici dell’Aeronautica e i Servizi Segreti per recuperare il militare, e che culminerà con la battaglia aerea tra quattro Starfighter italiani e due MiG nemici attirati in trappola, uno dei quali, per sfuggire all’attacco, finisce con l’inserirsi nella rotta del DC9 dell’Itavia in volo verso Palermo, se ne fa scudo, lo sfiora e ne provoca il collasso…

 

Il suo romanzo, quindi, vuol far intendere che ci sia stata una battaglia aerea quel giorno sopra Ustica?

In questo romanzo non voglio denunciare o puntare il dito su qualcuno, ma voglio solamente spingere a far riflettere. Il romanzo è un genere che non deve dare risposte, quello spetta ai saggi. Il romanzo è bello quando riesce a far riflettere, a porci una domanda. Certo è che se c’è stata una battaglia aerea a casa nostra, nel mar Mediterraneo, è impossibile che l’Italia non se ne sappia nulla. Una sentinella non può essere colta di sorpresa…

Ed è strano che si cerchino responsabili dovunque nel mondo, tranne che in Libia, che non pare essere messo in discussione come paese coinvolto nella battaglia.

Ma se c’è stata una battaglia, c’è stato un motivo a farla scatenare, è stata pianificata, è stata ordinata.

Di questo parla il mio “romanzo”.

27 giugno 2014
 
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