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Cosa induce un editore a scegliere un libro? Se ne è discusso a Bookcity Milano

In base a quali criteri un editore decide di pubblicare un libro piuttosto che un altro? È stato questo il tema di discussione dell'incontro tenutosi venerdì al Castello Sforzesco nell'ambito di Bookcity, dal titolo ''I mestieri del libro. Perché lui sì e io no? Che cosa induce un editore a scegliere un libro'', a cura di Mulini a Vento. A sviscerare l'argomento sono state Emilia Lodigiani di Iperborea, Claudia Tarolo di Marcos y Marcos, Daniela di Sora di Voland e Ginevra Bompiani di Nottetempo...

Durante un incontro al Castello Sforzesco alcuni editori italiani si sono confrontati sui criteri di scelta dei libri da pubblicare

MILANO – In base a quali criteri un editore decide di pubblicare un libro piuttosto che un altro? È stato questo il tema di discussione dell’incontro tenutosi venerdì al Castello Sforzesco nell’ambito di Bookcity, dal titolo “I mestieri del libro. Perché lui sì e io no? Che cosa induce un editore a scegliere un libro”, a cura di Mulini a Vento. A sviscerare l’argomento sono state Emilia Lodigiani di Iperborea, Claudia Tarolo di Marcos y Marcos, Daniela di Sora di Voland e Ginevra Bompiani di Nottetempo. Ha moderato Alessandro Beretta.

ATTENZIONE AL CATALOGO – Il coro degli editori è unanime: “Siamo sommersi dai manoscritti, non ci è fisicamente possibile rispondere a tutti.” Insomma, sembra che in Italia, per quanto si legga poco, chiunque abbia un proprio romanzo nel cassetto. Ma come farsi pubblicare? “Suggerisco innanzi tutto di dare una bella occhiata al catalogo dell’editore cui si manda la proposta”, consiglia Daniela di Sora, “per vedere se il libro in questione possa rientrarvi. Noi per esempio nasciamo come casa editrice dedita alla letteratura slava, e solo da qualche anno abbiamo aperto le porte al resto del mondo, mantenendo una propensione per l’area di specializzazione originaria e con una minore attenzione alla letteratura anglofona: sono già troppi gli editori che se ne occupano, noi preferiamo puntare su Paesi come la Catalogna, il Belgio, i Paesi Bassi. Tra i ventidue titoli che pubblichiamo all’anno ci sono invece pochissimi italiani: è difficile per un aspirante scrittore italiano far pubblicare il suo romanzo da noi.”

PROPOSTE MIRATE – “Fino a poco tempo fa noi accettavamo soltanto manoscritti cartacei”, afferma Ginevra Bompiani, “per mettere un freno alla marea montante di proposte in arrivo: la mail permette con un clic di mandare il proprio libro a centinaia di editori, noi invece vogliamo proposte mirate e ragionate per noi. Alla fine ci siamo arresi ad accettare anche i pdf inviati per posta elettronica, ma di solito fiutiamo quei manoscritti che non ci vengono mandati ‘in esclusiva’. Per quanto riguarda il nostro catalogo, non abbiamo un ambito specifico di scelta. Mi piace incarnare il tipo di editore che si occupa della sua lingua, per cui abbiamo sempre prestato molta attenzione all’Italia. A fianco alla letteratura italiana c’è poi il resto del mondo: in alcuni casi non si conosce neppure la lingua d’origine di un libro, e allora bisogna immaginarsi come possa essere questo testo leggendone alcune pagine in traduzione.”

IL GIOIELLO NASCOSTO NEL MUCCHIO – “Noi abbiamo con le buste o con i pdf che ci arrivano un rapporto ambivalente”, dice Claudia Tarolo. “Da un lato ne siamo sommersi: è difficile trovare qualcuno in Italia che non scriva, e quando salta fuori che siamo editori chiunque cerca di propinarci un suo romanzo. Può essere imbarazzante – pensate se, per dire, il professore di greco di vostro figlio vi chiede di leggere e valutare un suo romanzo! Pubblicare narrativa italiana ti crea potenziali nemici! Dall’altra parte si sa che nel mucchio c’è un gioiello, e scoprirlo è la parte più emozionante del lavoro.”

 

STRATEGIE DI DIFESA – “Il problema sollevato da Claudia esiste anche per noi, sebbene non ci occupiamo di narrativa italiana”, dichiara Emilia Lodigiani. “Anche noi cerchiamo di non far sapere a nessuno che siamo editori, per evitare l’imbarazzo di vederci arrivare la richiesta di leggere e valutare un romanzo. Rispondo che siamo una casa editrice specializzata in narrativa del Nord Europa, ma a volte questo non basta a far arrendere l’aspirante scrittore. Ci propongono addirittura di cambiare il loro nome per mascherare il fatto che sono italiani!”

CREDERE IN UN LIBRO – In generale il criterio di scelta è uno per tutti: bisogna trovare un titolo in cui credere. Ma cosa significa per un editore “credere in un libro”? “A noi piacciono libri che abbiano un ottimo livello letterario, che raccontino una storia appassionante e che affrontino grandi tematiche”, afferma Emilia Lodigiani. “E i nordici rispondono a queste caratteristiche: sono grandi narratori – il successo dei gialli degli ultimi anni lo testimonia – e hanno la capacità di trattare temi esistenziali importanti in maniera leggera, ironica, o fortemente introspettiva. Sono in grado di parlare a ognuno di noi. Trovare e proporre libri che rispondano a questi criteri fa sì che si crei uno zoccolo duro di lettori che ci sono fedeli.”

GUSTO PERSONALE E COMMERCIABILITÀ – “Bisogna scegliere un libro che piaccia”, interviene Ginevra Bompiani. “A volte si instaura un rapporto singolare, a tu per tu con un manoscritto”. “C’è poi l’aspetto della commerciabilità di un testo: il libro mi deve piacere, ma devo anche credere che sappia arrivare al grande pubblico”, aggiunge Daniela di Sora. “Se non ritengo che possa rispondere a questo requisito lo lascio perdere, a meno che non sia un autore su cui ho deciso di puntare: Voland fa una politica d’autore, una volta che si è scelto uno scrittore se ne pubblicano tutti i titoli, anche quelli più deboli, per farne conoscere l’intera proposta.” “Certamente, anche noi ci poniamo questo problema: un libro deve piacere, ma il criterio più importante per valutare se pubblicarlo o no è quello della leggibilità”, precisa Ginevra Bompiani. “In generale però il criterio della commerciabilità ha più peso per le grandi case editrici, con noi funziona meno: spesso se cediamo a un libro un po’ più commerciale con noi non vende, perché non è quello il tipo di proposta che ci si aspetta da noi.”

QUESTIONE DI TEMPISTICHE – “Un libro deve uscire con la casa editrice giusta”, riflette Claudia Tarolo. “Noi abbiamo provato a ripubblicare libri e autori che con altre case editrici, magari anche grandi, non avevano avuto successo e che con noi invece hanno venduto. È il caso per esempio di John Fante. Il fatto è che le grandi case editrici sono poco flessibili, non sono in grado di arrivare là dove invece noi arriviamo. A patto che si tratti di un libro che amiamo: non possiamo pubblicare libri che non ci piacciano, altrimenti non siamo in grado di batterci per difenderli. Probabilmente poi è anche una questione di tempistiche: un libro deve uscire al momento giusto.” “E deve rimanere anche abbastanza tempo in libreria perché possa essere scoperto”, aggiunge Emilia Lodigiani.

 

19 novembre 2012

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