6 libri sull’11 settembre per capire cosa è rimasto dopo le Torri Gemelle

A venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, sei libri tra romanzi e saggi per tornare su un evento che ha cambiato la storia contemporanea, raccontandone il trauma, le origini e le conseguenze politiche e umane.

6 libri sull’11 settembre per capire cosa è rimasto dopo le Torri Gemelle

L’11 settembre 2001 appartiene ormai alla storia, eppure continua a sembrare vicino. Nel 2026 sono trascorsi venticinque anni dagli attentati che colpirono gli Stati Uniti e le immagini degli aerei contro le Torri Gemelle, del fumo sopra Manhattan e delle persone in fuga rimangono parte della memoria collettiva anche di chi allora era troppo giovane per comprenderne pienamente la portata.

Quella giornata non terminò però con il crollo del World Trade Center: modificò il rapporto dell’Occidente con la sicurezza e il terrorismo, aprì una nuova stagione di guerre e cambiò il linguaggio politico con cui avremmo raccontato il mondo nei decenni successivi.

Anche la letteratura ha dovuto trovare un modo per confrontarsi con qualcosa che inizialmente sembrava impossibile da raccontare. Alcuni scrittori sono entrati nelle vite di chi era sopravvissuto, altri hanno raccontato bambini e famiglie rimasti davanti a un’assenza difficile persino da nominare.

Giornalisti e saggisti hanno invece cercato di ricostruire ciò che aveva preceduto gli attentati o di interrogare la narrazione politica costruita negli Stati Uniti immediatamente dopo. Questi sei libri permettono di attraversare proprio queste prospettive diverse: non soltanto per ricordare l’11 settembre, ma per comprendere il mondo che è venuto dopo.

6 libri da leggere a venticinque anni dall’11 settembre

L’uomo che cade” di Don DeLillo, Einaudi

Come si continua a vivere dopo essere usciti da una delle Torri Gemelle? Don DeLillo costruisce “L’uomo che cade” partendo proprio dal momento successivo alla catastrofe. Keith Neudecker si trova nella Torre Nord quando il primo aereo colpisce il World Trade Center e riesce a sopravvivere. Coperto di polvere e ancora incapace di comprendere pienamente ciò che è accaduto, torna dalla moglie Lianne e dal figlio Justin, che aveva lasciato tempo prima. Potrebbe sembrare l’inizio di una riconciliazione, ma DeLillo sceglie una strada molto più complessa: sopravvivere non significa automaticamente riuscire a ricominciare. 

Il trauma entra nella vita quotidiana modificandone i gesti più semplici. Keith si rifugia progressivamente nel poker, Lianne cerca una normalità possibile mentre Justin osserva il cielo aspettando nuovi aerei. Accanto alla storia della famiglia, DeLillo introduce anche il percorso di uno degli uomini coinvolti nell’attentato, portando le due traiettorie narrative verso il punto in cui inevitabilmente si incontrano. 

“L’uomo che cade” è allora soprattutto un romanzo sul dopo. DeLillo non cerca di spiegare l’11 settembre attraverso una grande teoria, ma osserva ciò che accade quando la Storia irrompe violentemente nell’esistenza privata e spezza il modo in cui le persone percepiscono tempo, famiglia e sicurezza. A venticinque anni di distanza resta uno dei romanzi fondamentali per comprendere la ferita psicologica lasciata dagli attentati.

Le altissime torri. Come al-Qaeda giunse all’11 settembre” di Lawrence Wright, Adelphi

Se DeLillo racconta ciò che viene dopo, Lawrence Wright compie il percorso opposto e prova a capire come si sia arrivati all’11 settembre. “Le altissime torri” ricostruisce la lunga storia che conduce alla nascita e allo sviluppo di al-Qaeda, partendo dalle radici ideologiche del jihadismo contemporaneo e seguendo personaggi, organizzazioni e avvenimenti che finiranno per convergere negli attentati del 2001. L’edizione Adelphi è tradotta da Giovanni Ferrara degli Uberti. 

Wright ricostruisce figure come Sayyid Qutb, Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri, ma dedica grande spazio anche a John O’Neill, l’investigatore dell’FBI che per anni studiò la minaccia rappresentata da al-Qaeda. La sua vicenda assume un significato tragicamente simbolico: dopo aver lasciato l’FBI, O’Neill divenne responsabile della sicurezza del World Trade Center e morì proprio negli attentati dell’11 settembre. 

È probabilmente il libro più importante della selezione per chi desidera andare oltre il ricordo delle immagini televisive e comprendere la storia che le precede. “Le altissime torri” mostra come gli attentati non siano comparsi improvvisamente l’11 settembre 2001, ma rappresentino l’esito di processi politici, ideologici e geopolitici sviluppatisi per decenni. Un grande lavoro di giornalismo narrativo che permette di trasformare nomi diventati simboli del terrorismo globale in protagonisti di una storia molto più articolata.

Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer, Guanda

Jonathan Safran Foer sceglie lo sguardo di un bambino per raccontare una tragedia che persino gli adulti faticano a comprendere. Oskar ha nove anni e ha perso il padre nell’attacco alle Torri Gemelle. Tra gli oggetti dell’uomo trova una busta con la parola “Black” e una chiave della quale ignora la serratura. Da quel momento decide di attraversare New York alla ricerca di tutte le persone che portano quel cognome, convinto che una di loro possa conoscere il segreto nascosto dietro la chiave. 

La ricerca diventa il modo attraverso cui Oskar prova a mantenere aperto un rapporto che la morte ha interrotto. New York si trasforma così in una geografia del lutto: ogni porta alla quale il bambino bussa introduce una storia, un incontro e un frammento di umanità. Ma nel romanzo la memoria non riguarda soltanto l’11 settembre. Foer mette in comunicazione tragedie appartenenti a generazioni differenti, mostrando come il trauma possa attraversare le famiglie e sopravvivere molto oltre l’evento che lo ha provocato.

“Molto forte, incredibilmente vicino”, tradotto da Massimo Bocchiola, è uno dei romanzi più conosciuti nati dalla letteratura post 11 settembre.  La sua forza sta nell’avere trasformato un evento osservato da milioni di persone attraverso gli schermi in qualcosa di piccolissimo e privato: l’assenza di un padre e il tentativo di un bambino di attribuire un significato a ciò che sembra non averne alcuno.

Idee fisse. L’America dopo l’11 settembre” di Joan Didion, Il Saggiatore

Joan Didion non si concentra soltanto su ciò che accadde l’11 settembre, ma soprattutto sulle parole utilizzate per raccontarlo. “Idee fisse. L’America dopo l’11 settembre”, pubblicato in Italia da Il Saggiatore nella traduzione di Cristina Cecchi, parte dalla reazione personale della scrittrice alla notizia degli attentati e si allarga rapidamente a una riflessione sul modo in cui gli Stati Uniti trasformarono il trauma in una precisa narrazione nazionale. 

Didion osserva la nascita del discorso sulla “guerra al terrorismo” e mette in discussione l’apparente unanimità con cui determinate interpretazioni dell’11 settembre entrarono nel dibattito pubblico. Dietro le formule ripetute dai media e dalla politica individua questioni molto più profonde che riguardano nazionalismo, interessi economici, politica estera e potere. 

È un libro breve, appena 64 pagine nell’edizione italiana, ma proprio la sua concentrazione lo rende particolarmente efficace.  Rileggerlo venticinque anni dopo significa domandarsi non soltanto che cosa accadde nel 2001, ma come quell’evento fu raccontato e quanto quella narrazione abbia contribuito a determinare le decisioni degli anni successivi. Didion ricorda così una cosa essenziale: comprendere un avvenimento storico significa anche analizzare le parole e le immagini attraverso cui una società decide di ricordarlo.

Uomo nel buio” di Paul Auster, Einaudi

“Uomo nel buio” non è un romanzo sull’11 settembre nel senso più immediato del termine, ed è proprio per questo che diventa interessante inserirlo in questo percorso. IBS lo colloca tra i romanzi utili a esplorare il trauma e le conseguenze dell’attentato, insieme ad altri titoli della letteratura americana del nuovo millennio. 

Il protagonista è August Brill, critico letterario settantaduenne costretto a letto dopo un incidente. Incapace di dormire, durante la notte inventa una storia alternativa nella quale gli Stati Uniti sono precipitati in una seconda guerra civile e gli attentati dell’11 settembre non sono mai avvenuti. Questa America immaginaria diventa una possibilità parallela, un mondo nel quale la Storia ha imboccato un’altra direzione, mentre la realtà di Brill continua a essere attraversata dal dolore e dalla perdita.

Auster utilizza quindi l’11 settembre attraverso la sua assenza. Immaginare un mondo in cui l’attentato non è avvenuto permette paradossalmente di misurare quanto profondamente quell’evento abbia modificato la percezione americana della storia. Realtà e finzione, trauma privato e trauma collettivo finiscono per rispecchiarsi. È una scelta meno immediata rispetto a “L’uomo che cade” o “Molto forte, incredibilmente vicino”, ma particolarmente interessante per comprendere come la letteratura abbia cercato di elaborare l’11 settembre anche attraverso mondi alternativi e possibilità mai realizzate.

Il quinto quarto della luna” di Gilbert Sinoué, Neri Pozza

Con “Il quinto quarto della luna” lo sguardo si sposta ancora una volta, perché Gilbert Sinoué utilizza la narrativa per interrogare le tensioni tra Occidente e mondo arabo e il lungo percorso storico e politico che ha preceduto l’11 settembre. Il romanzo consente quindi di allargare il discorso oltre New York, guardando alle fratture geopolitiche, culturali e religiose che hanno segnato il Novecento e che continuano a pesare sul presente.

Sinoué costruisce la storia intrecciando destini individuali e grandi trasformazioni politiche, attraversando un mondo mediorientale nel quale identità, appartenenza, religione e rapporti con l’Occidente diventano inseparabili. Proprio per questo il libro può funzionare come lettura complementare agli altri titoli: mentre Wright ricostruisce attraverso l’inchiesta la nascita del jihadismo contemporaneo, Sinoué sceglie gli strumenti della narrativa per mostrare un universo storico molto più vasto, fatto di conflitti, aspirazioni, errori politici e incomprensioni reciproche.

Inserirlo in una selezione sull’11 settembre permette soprattutto di evitare una lettura isolata dell’attentato. Gli eventi del 2001 appartengono infatti a una storia precedente e molto più complessa, che coinvolge il rapporto tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente. In questo senso “Il quinto quarto della luna” può rappresentare il titolo più laterale dei sei, ma anche quello che invita maggiormente ad allargare lo sguardo.

Venticinque anni dopo, perché continuiamo a leggere l’11 settembre

Forse è proprio la distanza di venticinque anni a rendere questi libri ancora più necessari. Chi ricorda l’11 settembre conserva spesso prima di tutto delle immagini; chi è nato dopo il 2001 ha invece conosciuto soltanto il mondo che quell’evento ha contribuito a creare. Tornare ai libri significa ricostruire ciò che esiste intorno a quelle immagini: le persone sopravvissute, le famiglie rimaste, le origini del terrorismo jihadista, la risposta politica americana e le guerre che sarebbero seguite.

I sei titoli raccontano così sei modi differenti di confrontarsi con la Storia. DeLillo osserva il trauma, Foer il lutto, Auster immagina una realtà alternativa, Didion smonta il racconto politico e Wright ricostruisce ciò che precedette gli attentati, mentre Sinoué allarga lo sguardo alle fratture storiche tra mondi che troppo spesso vengono raccontati soltanto quando entrano in conflitto. A venticinque anni dall’11 settembre, ricordare può significare proprio questo: non fermarsi all’immagine delle Torri che cadono, ma provare a capire ciò che è accaduto prima e tutto ciò che è venuto dopo.