5 romance da leggere in autunno per chi ha ancora voglia di credere nell’amore

Cinque romance queer da leggere in autunno per riscoprire storie d’amore capaci di parlare anche di paura, fiducia e seconde possibilità. Tra spiagge battute dalle onde, piste da hockey, misteri irrisolti e intrighi di corte, cinque romanzi molto diversi raccontano quanto possa essere difficile lasciarsi amare quando il passato continua a condizionare il presente.

5 romance da leggere in autunno per chi ha ancora voglia di credere nell’amore

L’autunno appartiene a quel momento dell’anno in cui tutto rallenta, le giornate diventano più corte e tornare ai libri significa anche concedersi storie nelle quali restare un po’ più a lungo. Il romance, quando riesce ad andare oltre la semplice costruzione della coppia, può diventare uno dei generi più adatti a questo periodo: racconta persone che si incontrano, ma soprattutto individui che devono imparare a riconoscere ciò che desiderano, abbandonare vecchie paure e accettare che amare qualcuno significhi inevitabilmente esporsi.

I cinque romance queer scelti per questa selezione percorrono strade molto diverse. C’è chi ha trascorso anni nascondendo una parte di sé, chi deve ricostruire la propria vita dopo una relazione che lo ha privato dell’indipendenza, chi scopre nell’amicizia un sentimento impossibile da ignorare e chi trova l’amore mentre intorno a sé incombono omicidi o complotti contro la corona. Cambiano le ambientazioni e i sottogeneri, dal romance sportivo al romantic suspense fino alla storia di corte, ma rimane una domanda comune: quanto coraggio serve per permettere a un’altra persona di conoscerci davvero?

5 romance queer da leggere in autunno tra nuovi inizi e seconde possibilità

Dipped in Sunshine. Surfing the Waves #2” di Fearne Hill, tradotto da Alessandra Pannozzo, Triskell Edizioni

Fifty ha quasi trent’anni, insegna surf, ha gli amici, il mare e una quotidianità apparentemente costruita esattamente come desidera. Esiste però una parte della sua vita che continua a proteggere dagli altri perché associata a un sentimento molto più difficile da sopportare della solitudine: la vergogna. La sua regola è quindi semplice, stare lontano da Otto Egyebraaten. Il problema è che Otto, diciannovenne e fratello del suo migliore amico, non sembra avere alcuna intenzione di rispettare quella distanza. Quando scopre casualmente ciò che Fifty ha sempre tenuto nascosto, la sicurezza costruita dall’uomo comincia lentamente a incrinarsi.

“Dipped in Sunshine”, secondo volume della serie “Surfing the Waves”, parte da una dinamica romantica riconoscibile, quella dell’age gap e del fratello dell’amico, ma la premessa permette a Fearne Hill di spostare il centro emotivo della storia su qualcosa di più profondo: la distanza che può esistere tra la vita che mostriamo agli altri e quella che ci concediamo davvero di vivere. Fifty non appare come un uomo al quale manchi qualcosa di evidente. Ha trovato il proprio spazio, lavora facendo ciò che ama e possiede una rete affettiva. Eppure proprio questa apparente serenità rende significativo il segreto che porta con sé, perché suggerisce come sia possibile costruire un’esistenza funzionante continuando comunque a nascondersi.

Otto rappresenta l’elemento capace di alterare quell’equilibrio. È più giovane, ma la differenza anagrafica non coincide automaticamente con una minore consapevolezza emotiva. Al contrario, dalla presentazione della storia emerge un interessante rovesciamento: Fifty dovrebbe essere quello più sicuro, mentre Otto sembra conoscere molto meglio ciò che prova. Il conflitto non nasce allora semplicemente dal desiderio proibito, ma dalla diversa capacità dei due uomini di accettarlo. È un meccanismo che rende la differenza d’età qualcosa di più di un trope romantico, perché la trasforma in una domanda su cosa significhi realmente essere maturi quando entrano in gioco vulnerabilità, desiderio e paura del giudizio.

Anche l’ambientazione legata al surf acquista un valore particolare. Il mare evoca libertà, movimento e un rapporto con il corpo che sembra opporsi alla rigidità con cui Fifty controlla la propria interiorità. C’è quasi un paradosso nell’immagine di un uomo perfettamente capace di affidarsi alle onde e molto meno disposto ad affidarsi a un altro essere umano. Il titolo stesso, con quel riferimento alla luce del sole, suggerisce un movimento opposto al nascondimento: uscire allo scoperto significa permettere che qualcosa venga finalmente visto.

Il punto più interessante del romanzo diventa così il percorso necessario per arrivare all’amore. Otto può desiderare Fifty, ma non può compiere al posto suo il passaggio decisivo. Fifty deve capire se è disposto a smettere di considerare una parte di sé qualcosa da custodire nel buio. È qui che “Dipped in Sunshine” può trovare la propria dimensione più tenera: nell’idea che una relazione non serva a salvare qualcuno, ma possa offrirgli uno spazio nel quale smettere di fuggire. Una storia particolarmente adatta a chi cerca un romance luminoso senza rinunciare alla fragilità, nel quale innamorarsi significa prima di tutto imparare a concedersi la possibilità di essere conosciuti.

Pink Game” di Aurora Di Perri, Triskell Edizioni

A venticinque anni Nolan Jonson possiede apparentemente ciò che molte persone potrebbero considerare una vita privilegiata. Vive a Detroit accanto a Luke Enderson, celebre giocatore dei Red Wings, circondato dal successo e dal benessere. Dietro quella perfezione, però, Nolan ha progressivamente smesso di riconoscersi. La relazione è diventata soffocante, i suoi progetti sono rimasti sospesi e l’indipendenza si è trasformata in qualcosa che appartiene al passato. Quando scopre il tradimento di Luke, decide finalmente di andarsene. Senza lavoro e senza l’appoggio della famiglia, torna a Denver insieme alla migliore amica Carol. Ad aspettarlo c’è Josh, fratello maggiore di Carol, capitano dei Colorado Avalanche e soprattutto uomo dal quale Nolan era fuggito cinque anni prima.

“Pink Game” costruisce quindi la propria storia d’amore partendo da una rottura. Prima ancora di chiedersi con chi Nolan possa costruire una nuova relazione, il romanzo mette davanti al protagonista una questione più importante: quale vita gli appartenga realmente. Il ritorno a Denver assume così il significato di un ritorno verso una versione di sé lasciata indietro. Nolan non abbandona soltanto un compagno infedele, ma una struttura nella quale aveva gradualmente rinunciato a desideri, autonomia e possibilità. È questa dimensione a rendere interessante la presenza di Josh, perché il nuovo amore rischierebbe di diventare semplicemente la sostituzione di un uomo con un altro se non fosse accompagnato dalla riconquista della propria individualità.

Josh appartiene contemporaneamente al passato e alla possibilità del futuro. I due erano inseparabili, fino a quando un doloroso malinteso ha portato Nolan ad allontanarsi senza spiegazioni. Il loro incontro porta quindi con sé tutto ciò che caratterizza le seconde possibilità: sentimenti mai completamente risolti, domande rimaste senza risposta e il timore che tornare significhi ripetere gli stessi errori. Ma cinque anni modificano le persone, e ciò che rende emotivamente promettente questa dinamica è proprio la necessità di conoscersi nuovamente invece di limitarsi a recuperare ciò che esisteva prima.

L’hockey attraversa entrambe le relazioni di Nolan, ma assume significati differenti. Luke rappresenta il lato del successo che può trasformarsi in una gabbia dorata, mentre Josh deve dimostrare che amare qualcuno non significa inglobarlo nella propria vita. La frase che chiude la presentazione del romanzo è significativa: il vero amore non rinchiude, offre un posto sicuro in cui tornare. Dietro il romanticismo dell’immagine c’è una distinzione fondamentale tra possesso e appartenenza. Nolan ha già sperimentato cosa accade quando la sicurezza viene pagata con la perdita di sé; la possibilità di amare Josh dipende anche dalla capacità di costruire un rapporto nel quale restare autonomo.

“Pink Game” sembra quindi utilizzare i meccanismi dello sport romance per raccontare qualcosa che riguarda soprattutto la ricostruzione. Il tradimento rappresenta l’evento che costringe Nolan a muoversi, ma la vera frattura precede l’infedeltà: è essersi progressivamente allontanato dalla propria identità. Tornare a Denver significa affrontare ciò che aveva lasciato irrisolto e capire che ricominciare non equivale necessariamente a cancellare il passato.

Per questo la storia può parlare anche a chi ama i romance in cui il lieto fine non consiste soltanto nella formazione della coppia. Prima di poter scegliere Josh, Nolan deve riuscire a scegliere nuovamente se stesso. Ed è proprio in quella conquista che l’amore può smettere di essere una gabbia e diventare finalmente casa.

Shots on Net” di J.J. Mulder, tradotto da Federica Lemme, Triskell Edizioni

Per Carter Morgan III l’hockey non è semplicemente uno sport. Portiere titolare della squadra universitaria della South Carolina, Carter ha organizzato intorno al ghiaccio buona parte della propria identità. Quando gioca, tutto il resto scompare e rimane soltanto quello spazio nel quale sa perfettamente chi deve essere. Il problema è che il tempo universitario sta finendo e il sogno della NHL appare sempre meno certo. In questa fase sospesa della sua vita arriva Zeke Cassidy, che risponde a un annuncio per diventare suo coinquilino e porta con sé un bisogno differente ma altrettanto urgente: ricominciare.

“Shots on Net”, primo volume della serie “SCU Hockey”, utilizza una delle dinamiche più amate del romance, la convivenza forzata, per creare una vicinanza che nasce prima di tutto nella quotidianità. Carter è freddo, distante e difficile da interpretare; Zeke entra nel suo spazio senza possedere gli strumenti per comprenderlo immediatamente. La relazione ha quindi la possibilità di svilupparsi attraverso qualcosa che nei romance può risultare persino più coinvolgente dell’attrazione immediata: l’abitudine reciproca. I silenzi condivisi, i piccoli gesti e la presenza dell’altro costruiscono gradualmente un’intimità che Carter non sembra aver previsto.

È proprio l’amicizia il terreno più interessante della storia. Carter sa, o almeno crede di sapere, che per Zeke tra loro non potrà esserci nulla di diverso. Il sentimento nasce quindi in uno spazio nel quale dichiararsi significa rischiare di perdere qualcosa che già esiste. Il friends to lovers funziona quando rende percepibile questo pericolo: l’amore non arriva in un vuoto emotivo, ma minaccia un equilibrio che entrambi hanno imparato ad apprezzare. Più la loro amicizia diventa importante, più confessare ciò che si prova diventa difficile.

Parallelamente, l’hockey offre alla storia un secondo conflitto. Carter sembra avere costruito la propria sicurezza su una certezza che sta per scadere. Se il sogno della NHL dovesse fallire, chi sarebbe senza lo sport? È una domanda particolarmente efficace per un protagonista che fatica anche a riconoscere il proprio desiderio, perché carriera e sentimento finiscono per convergere sullo stesso problema: accettare che la vita possa prendere una forma diversa da quella immaginata.

La figura del portiere rende quasi inevitabile anche una lettura simbolica. Carter occupa per professione sportiva una posizione nella quale deve proteggere, respingere, impedire agli altri di oltrepassare un confine. La stessa postura sembra riflettersi nella sua personalità. Zeke, però, non forza quella barriera con un gesto spettacolare: entra progressivamente nella sua quotidianità. È questa gradualità a rendere promettente la componente romantica, perché sposta il desiderio dal colpo di fulmine alla costruzione della fiducia.

“Shots on Net” può quindi essere la scelta ideale per chi cerca un romance sportivo nel quale il ghiaccio non sia soltanto uno scenario. La partita più difficile di Carter sembra giocarsi lontano dalla porta che deve difendere: consiste nell’accettare che alcune cose importanti possano entrare nella sua vita soltanto quando smette di respingerle. E forse credere nell’amore significa proprio questo, capire che abbassare le difese non equivale necessariamente a perdere.

Tutto ciò che resta” di R.J. Scott, tradotto da Cristina Bruni, Triskell Edizioni

A Lancaster Falls il passato continua letteralmente a uccidere. L’agente federale Lucas Beaumont vuole essere assegnato all’indagine sugli apparenti omicidi seriali che stanno sconvolgendo la zona, trovare il responsabile e affrontare finalmente anche i fantasmi legati alla storia di suo nonno. Mentre il caso dell’assassino di Hell’s Gate diventa sempre più inquietante, Lucas trova una parentesi di tranquillità nella cucina del Falls Hotel e nella presenza del proprietario Josh. Ma anche Josh custodisce qualcosa: sta cercando disperatamente di salvare l’albergo e per mantenerlo in vita porta avanti un’attività non del tutto legale, nascosta persino a suo figlio.

Con “Tutto ciò che resta”, terzo volume della serie “Lancaster Falls”, R.J. Scott porta il romance in un territorio più cupo rispetto agli altri libri della selezione. Qui l’amore non nasce lontano dal pericolo, ma cresce mentre un’indagine continua a stringere i personaggi in una rete di segreti, violenza e memorie irrisolte. Il romantic suspense funziona proprio grazie a questa sovrapposizione: innamorarsi significa abbassare le difese nel momento esatto in cui tutto suggerirebbe di mantenerle alte.

Lucas e Josh occupano inoltre due posizioni potenzialmente incompatibili. Uno cerca la verità per professione e per necessità personale; l’altro ha costruito parte della propria sopravvivenza sulla necessità di nasconderla. L’attrazione non elimina questa opposizione, anzi la rende più pericolosa. Quanto possiamo avvicinarci a qualcuno quando sappiamo che conoscerci davvero potrebbe cambiare il modo in cui ci guarda? Il segreto di Josh non è allora soltanto un espediente narrativo utile a complicare la relazione, ma mette alla prova il concetto stesso di fiducia.

C’è poi il Falls Hotel, luogo particolarmente significativo. Josh ha investito ogni risorsa nel tentativo di salvarlo e Lucas vi trova gli unici momenti di pace durante l’indagine. L’albergo diventa così un rifugio fragile, uno spazio che entrambi cercano di preservare mentre all’esterno il passato continua a invadere il presente. È difficile non leggere questa casa temporanea anche come metafora della relazione: qualcosa di precario che potrebbe crollare, ma proprio per questo meritevole di essere difeso.

La presenza del figlio di Josh amplia ulteriormente il significato della storia. La possibilità di un futuro insieme non riguarda soltanto due uomini attratti l’uno dall’altro, perché ogni scelta ha conseguenze su una famiglia già esistente. Quando la violenza arriva a colpire Josh e suo figlio, la dimensione sentimentale e quella investigativa smettono definitivamente di poter essere separate. Lucas deve affrontare il male che sta cercando e, contemporaneamente, riconoscere quanto quelle persone siano ormai diventate importanti per lui.

“Tutto ciò che resta” sembra quindi interrogarsi sul significato della parola futuro quando il passato continua a reclamare spazio. Il titolo stesso porta con sé qualcosa di malinconico: ciò che resta può essere una rovina, un trauma, un segreto, ma anche quello che sopravvive dopo che tutto il resto è stato perduto. È il romance più autunnale della selezione proprio per questa atmosfera fatta di ombre e possibilità di rinascita.

Per chi ama le storie sentimentali contaminate dal thriller, è una proposta capace di affiancare al desiderio una tensione diversa. Qui credere nell’amore significa immaginare che, anche quando il passato ha lasciato macerie, ciò che rimane possa diventare il materiale con cui costruire qualcosa di nuovo.

Il capitano e la canaglia” di Sarah Honey, tradotto da Mariangela Noto, Triskell Edizioni

Thomas Malone ha finalmente ottenuto ciò per cui ha lavorato: è diventato Capitano delle Guardie del castello di Lilleforth. Il ruolo, però, assorbe praticamente tutta la sua esistenza e lascia pochissimo spazio a qualsiasi cosa non abbia a che fare con dovere, disciplina e responsabilità. L’arrivo a corte di Evan Devere, cugino del re e Duca di Ravenport, rappresenta quindi esattamente il genere di complicazione che Thomas preferirebbe evitare. Evan è affascinante, irritante, scandaloso e apparentemente incapace di prendere qualcosa sul serio. Quando una minaccia contro la corona costringe i due uomini a collaborare, però, Thomas scopre che dietro quella reputazione si nasconde una persona molto più astuta e pericolosa di quanto immaginasse.

“Il capitano e la canaglia”, terzo volume della serie “Tales of Lilleforth”, gioca fin dall’inizio sull’opposizione tra due archetipi perfetti per il romance. Da una parte c’è l’uomo del dovere, che ha costruito la propria identità sulla capacità di mantenere ordine e controllo; dall’altra quello che sembra vivere secondo il principio opposto, trasformando l’imprevedibilità quasi in una forma d’arte. Il piacere della dinamica nasce inevitabilmente dallo scontro tra questi due mondi, ma il romanzo aggiunge un elemento interessante: l’immagine pubblica di Evan potrebbe essere una maschera.

In un’ambientazione di corte, reputazione e identità raramente coincidono. Essere osservati significa imparare a interpretare un ruolo, soprattutto quando politica e potere rendono pericoloso mostrare ciò che si è realmente. Evan appare frivolo perché gli altri hanno imparato a leggerlo in quel modo; Thomas, al contrario, sembra coincidere completamente con il proprio incarico. Eppure entrambi potrebbero essere intrappolati nell’immagine che il mondo ha costruito per loro. L’attrazione diventa allora uno strumento di smascheramento: avvicinarsi significa scoprire ciò che esiste dietro il titolo di capitano e dietro quello di duca.

Il complotto contro la corona permette inoltre alla relazione di svilupparsi attraverso la collaborazione. Thomas deve affidarsi proprio all’uomo che considera una fonte di guai e riconoscere progressivamente capacità che aveva sottovalutato. La diffidenza può trasformarsi in rispetto prima ancora che il desiderio diventi impossibile da ignorare. Quando i due scelgono un accordo senza impegno, credendo di poter separare perfettamente attrazione e sentimento, il romance entra nel territorio più classico e irresistibile del genere: quello dei personaggi convinti di poter controllare qualcosa che per definizione sfugge alle regole.

Il segreto custodito da Evan promette però di incrinare ulteriormente questo equilibrio. In una storia costruita intorno alle apparenze, il segreto non rappresenta soltanto il colpo di scena che può dividere la coppia, ma diventa una prova della capacità di Thomas di distinguere l’uomo dalla reputazione che lo precede. Il capitano abituato a riconoscere ogni minaccia deve imparare che non tutto ciò che mette in pericolo le sue certezze rappresenta necessariamente un nemico.

“Il capitano e la canaglia” porta così nella selezione una componente più avventurosa e giocosa, fatta di intrighi, titoli nobiliari, doveri di corte e attrazione proibita. Sotto questa superficie rimane però lo stesso interrogativo degli altri romanzi: cosa accade quando qualcuno riesce a vedere oltre il personaggio che abbiamo imparato a interpretare? Forse innamorarsi comincia proprio in quel momento, quando essere conosciuti smette di sembrare una minaccia e diventa finalmente una possibilità.

Perché leggere un romance queer questo autunno

Queste cinque storie raccontano l’amore da prospettive differenti, ma condividono soprattutto il desiderio di andare oltre l’idea che il lieto fine consista semplicemente nel trovare la persona giusta. Fifty deve affrontare la vergogna che lo tiene nascosto, Nolan deve riconquistare l’indipendenza perduta, Carter deve imparare a vivere oltre le certezze con cui ha costruito la propria identità, Lucas e Josh devono capire se la fiducia possa sopravvivere ai segreti, mentre Thomas ed Evan sono costretti a guardare oltre i ruoli che hanno imparato a interpretare.

È forse questo il motivo per cui il romance continua a funzionare quando riesce a raccontare bene i suoi personaggi: dietro la promessa dell’innamoramento c’è quasi sempre una storia sul cambiamento. Amare significa permettere a qualcuno di avvicinarsi abbastanza da vedere ciò che normalmente proteggiamo, e ciascuno di questi libri declina quella vulnerabilità in maniera differente. Tra il sole dell’oceano, il ghiaccio delle piste da hockey, le ombre di Lancaster Falls e le stanze di un castello, l’autunno può allora diventare la stagione giusta per tornare a quelle storie che ci ricordano una cosa molto semplice: credere nell’amore significa, prima ancora, credere che sia ancora possibile ricominciare.