Leggere un classico significa anche costruirgli intorno un immaginario. Pensiamo ad Alice e immediatamente arrivano il Coniglio Bianco, il tè del Cappellaio Matto e quel Paese delle Meraviglie nel quale ogni regola sembra potersi capovolgere. Pronunciamo il nome di Jane Austen e compaiono abiti Regency, salotti, lettere, balli e passeggiate nella campagna inglese. Mary Shelley porta con sé le ombre del gotico, mentre Cime tempestose sembra inseparabile dalla brughiera battuta dal vento e dall’amore tormentato di Catherine e Heathcliff.
E se, almeno per una volta, invece di limitarci a immaginare questi mondi potessimo decidere noi che colore dare loro?
È l’idea alla base dei coloring book della collana I Messalini di Hop! Edizioni, illustrati da Mrs. Peggotty: piccoli libri che prendono la letteratura come punto di partenza e la trasformano in un’esperienza creativa. Non sostituiscono naturalmente la lettura delle opere a cui si ispirano, ma possono diventarne un curioso prolungamento, soprattutto per chi ama circondarsi di oggetti che raccontano la propria passione per i libri.
Colorare, inoltre, impone un tempo differente. Bisogna osservare un’immagine, scegliere una tonalità, soffermarsi su dettagli ai quali normalmente dedicheremmo pochi secondi. In un momento nel quale gran parte delle immagini viene consumata velocemente attraverso uno schermo, tornare alla carta, alle matite e a un’attività senza fretta possiede un fascino particolare.
Tra i volumi della collana ne abbiamo scelti quattro che attraversano alcuni degli universi più riconoscibili della letteratura.
4 coloring book per riscoprire i classici attraverso l’arte
“Alice nel Paese delle Meraviglie. Poetic coloring book” di Mrs. Peggotty, Hop!
Cominciamo dal libro che forse più naturalmente si presta a essere trasformato in un coloring book. L’universo creato da Lewis Carroll in Alice nel Paese delle Meraviglie nasce già come un’esplosione dell’immaginazione: animali che parlano, corpi che cambiano dimensione, carte da gioco trasformate in personaggi, gatti che scompaiono lasciando dietro di sé soltanto un sorriso.
Al centro rimane Alice, una bambina che attraversa un mondo governato da regole incomprensibili senza rinunciare completamente alla propria capacità di interrogarlo. È proprio questo aspetto a rendere il romanzo ancora così affascinante per gli adulti: il Paese delle Meraviglie non rappresenta soltanto un luogo fantastico, ma uno spazio nel quale la logica conosciuta smette improvvisamente di funzionare.
La descrizione del volume insiste proprio sull’infanzia che «interroga il mondo» e non accetta automaticamente una regola soltanto perché esiste. Il coloring book recupera questo spirito invitando chi lo possiede ad attraversare ancora una volta la tana del Coniglio Bianco, questa volta partecipando alla costruzione visiva del suo mondo.
Ed è qui che il colore acquista un significato divertente: di che colore è davvero il Paese delle Meraviglie? Non esiste una risposta corretta. Possiamo conservare nella memoria le interpretazioni che cinema e illustrazione ne hanno dato nel corso degli anni oppure dimenticarle e inventarne una completamente nostra.
Per un’opera fondata sull’assurdo e sulla possibilità che le cose siano sempre diverse da come sembrano, probabilmente è proprio questo il modo più coerente di tornarci.
“Jane Austen. Poetic coloring book” di Mrs. Peggotty, Hop!
Con Jane Austen cambia completamente l’immaginario. Lasciamo l’assurdo di Carroll ed entriamo nel mondo dei salotti, delle visite, delle passeggiate, dei balli e soprattutto delle conversazioni nelle quali una frase apparentemente innocente può dire molto più di quanto sembri.
L’immagine di Austen è oggi diventata parte della cultura popolare quasi quanto i suoi romanzi. Orgoglio e pregiudizio, Emma, Ragione e sentimento e Persuasione continuano a essere letti, adattati, riscritti e citati perché dietro le storie sentimentali si nasconde uno sguardo lucidissimo sulla società, sul denaro, sul matrimonio e sulle possibilità concesse alle donne.
Un coloring book dedicato alla scrittrice permette quindi di giocare con quell’estetica Regency che associamo immediatamente alle sue opere. Abiti, acconciature, fiori e decorazioni diventano una porta d’accesso visiva a un mondo che conosciamo soprattutto attraverso le parole e i numerosi adattamenti cinematografici e televisivi.
C’è anche qualcosa di piacevolmente paradossale nel trasformare Jane Austen in un’attività apparentemente romantica e delicata. Austen sapeva essere ironica, pungente e persino spietata nell’osservazione dei rapporti sociali. Dietro la bellezza di un abito e l’eleganza di un salotto continuavano a esistere convenzioni, differenze economiche e strategie matrimoniali.
Colorare quel mondo significa allora concedersi il piacere della sua estetica senza dimenticare quanto fosse intelligente lo sguardo della donna che lo raccontò.
“Mary Shelley. Poetic coloring book” di Mrs. Peggotty, Hop!
Se Jane Austen richiama immediatamente l’eleganza Regency, Mary Shelley ci conduce verso un’altra faccia dell’Ottocento: quella del gotico, delle notti tempestose, della scienza che oltrepassa i propri confini e delle domande inquietanti su cosa significhi creare la vita.
Naturalmente il nome di Shelley rimane indissolubilmente legato a Frankenstein, pubblicato quando la scrittrice era giovanissima e destinato a diventare uno dei romanzi più influenti della modernità. Dietro la creatura che cinema e cultura pop hanno trasformato in un’icona dell’orrore, però, si trova una storia molto più complessa, attraversata dalla solitudine, dal rifiuto, dalla responsabilità del creatore verso ciò che ha generato e dal desiderio disperato di essere riconosciuti dagli altri.
Anche la vita di Mary Shelley possiede ormai una propria dimensione quasi leggendaria: figlia della filosofa e pioniera del pensiero femminista Mary Wollstonecraft e del filosofo William Godwin, compagna di Percy Bysshe Shelley, attraversò uno degli ambienti intellettuali più affascinanti del Romanticismo europeo.
Il coloring book permette di entrare in questo immaginario attraverso il disegno. E proprio il contrasto tra il bianco e nero iniziale delle illustrazioni e i colori scelti dal lettore sembra particolarmente adatto a un’autrice che ha costruito una parte fondamentale della propria fortuna letteraria giocando con luce e oscurità, vita e morte, bellezza e perturbante.
È probabilmente il volume da scegliere per chi ama la letteratura gotica e vuole qualcosa che vada oltre il semplice gadget dedicato a Frankenstein.
“Cime tempestose. Poetic coloring book” di Mrs. Peggotty, Hop!
Ci sono romanzi che ricordiamo per la trama e altri che finiscono per coincidere con un’atmosfera. Cime tempestose appartiene decisamente alla seconda categoria. Basta il titolo di Emily Brontë per immaginare la brughiera, il vento, una casa isolata e due personaggi legati da un sentimento tanto assoluto quanto distruttivo.
Catherine Earnshaw e Heathcliff sono diventati una delle coppie più celebri della letteratura, anche se definire Cime tempestose semplicemente una grande storia d’amore rischia di addolcirne enormemente il contenuto. Il romanzo parla anche di ossessione, vendetta, appartenenza sociale, violenza e incapacità di liberarsi dal passato. L’amore che racconta non mette necessariamente ordine nel mondo: spesso contribuisce a sconvolgerlo.
Proprio per questo l’estetica di Cime tempestose continua a esercitare un fascino enorme. La natura non funziona semplicemente da sfondo, ma sembra assorbire le passioni dei personaggi. La brughiera diventa libertà e isolamento, il vento inquietudine, la casa uno spazio nel quale passato e presente sembrano continuamente sovrapporsi.
Trasformare questo immaginario in un coloring book significa poter intervenire proprio sull’atmosfera. Toni cupi possono accentuarne l’anima gotica, mentre colori più accesi possono far emergere la componente romantica e selvaggia della storia. Il risultato dipende da quale Cime tempestose esiste nella memoria di chi colora.
Colorare i classici per guardarli con occhi diversi
Forse è questo l’aspetto più interessante dei quattro volumi. Non serve essere bambini per colorare e, soprattutto, non è necessario considerare il coloring book come una versione semplificata della letteratura. Può essere esattamente il contrario: un modo per fermarsi dentro un immaginario che conosciamo già.
Quando leggiamo, siamo noi a dare un volto a un personaggio, a immaginare una stanza o a decidere quanto sia scuro il cielo sopra la brughiera. Il coloring book rende visibile una piccola parte dello stesso processo. Il disegno offre i contorni, ma ciò che accade dentro quei confini dipende da noi.
Alice può quindi avere colori completamente diversi da quelli fissati nell’immaginario collettivo. Il mondo di Jane Austen può essere delicato oppure vivacissimo. Mary Shelley può uscire dal nero al quale il gotico sembra condannarla e la brughiera di Emily Brontë non deve necessariamente essere grigia.
È un gioco, certamente. Ma la letteratura ha sempre avuto molto a che fare con il gioco dell’immaginazione. E questi piccoli volumi della collana I Messalini ricordano qualcosa che rischiamo di dimenticare quando trasformiamo i classici in monumenti intoccabili: le grandi storie continuano a vivere proprio perché ogni generazione può entrarci dentro e immaginarle ancora una volta a modo proprio.

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