Un buon saggio può fare esattamente ciò che chiediamo alla lettura estiva: incuriosire, sorprendere e portarci altrove. La differenza è che, quando torniamo, abbiamo imparato qualcosa che prima non sapevamo oppure abbiamo trovato parole nuove per interpretare qualcosa che credevamo di conoscere.
I tre libri scelti percorrono territori lontanissimi tra loro. James Kakalios usa Superman e gli altri eroi dei fumetti per spiegare la fisica, Philippe Maynial recupera la storia vera delle donne dello Squadrone blu nell’Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale, mentre Corpi politici raccoglie prospettive transfemministe, queer e antirazziste per interrogare i rapporti di potere contemporanei. Tre modi molto diversi di fare saggistica e tre possibilità per trasformare qualche ora sotto l’ombrellone in una piccola deviazione dal nostro modo abituale di guardare il mondo.
3 saggi da leggere appassionanti come romanzi
“La fisica dei supereroi” di James Kakalios: Newton può spiegare Superman?, James Kakalios, La fisica dei supereroi, Einaudi
Quanto dovrebbe essere potente Superman per saltare fino al tetto di un edificio di trenta piani? E come può l’Uomo Invisibile attraversare un muro? Dietro domande che sembrano appartenere a una conversazione tra appassionati di fumetti, James Kakalios costruisce un modo sorprendentemente efficace per avvicinare il lettore alla fisica.
Professore di fisica, Kakalios parte infatti dai poteri dei supereroi per parlare di leggi di Newton, gravità, meccanica quantistica, termodinamica, relatività e fisica dei solidi. Il principio è semplice: invece di iniziare da una formula e cercare successivamente un esempio capace di renderla comprensibile, prende un personaggio che conosciamo e domanda quali leggi governerebbero davvero ciò che vediamo accadere sulla pagina.
Superman diventa così un problema di meccanica. Se immaginiamo un salto di circa duecento metri, non basta dire che l’eroe possiede una forza sovrumana: possiamo chiederci quale velocità iniziale gli servirebbe, quale accelerazione dovrebbe produrre e cosa questo racconterebbe del suo corpo. A quel punto Newton non è più il nome incontrato sui libri di scuola, ma lo strumento necessario per capire se una vignetta potrebbe funzionare.
È proprio questo rovesciamento a rendere La fisica dei supereroi una lettura adatta anche a chi non sceglierebbe spontaneamente un libro scientifico. Kakalios non chiede al lettore di amare la fisica prima di aprire il volume, perché parte dalla curiosità e lascia che sia quella a condurlo verso la scienza.
C’è inoltre qualcosa di particolarmente affascinante nel sottoporre l’impossibile alle regole del possibile. I superpoteri funzionano perché accettiamo un patto con la finzione, ma chiedersi cosa accadrebbe se quelle capacità esistessero davvero permette di comprendere quanto siano straordinarie anche le leggi che governano la nostra realtà.
Sotto l’ombrellone è quindi il libro ideale per chi vuole imparare senza avere la sensazione di essere tornato sui banchi di scuola. Si può leggere per curiosità, seguire un supereroe alla volta e scoprire, quasi incidentalmente, perché un corpo cade, come si muove l’energia o quanto la fantascienza dei fumetti abbia talvolta intuito idee scientifiche molto più interessanti di quanto immaginiamo.
“Le ragazze dello Squadrone blu” di Philippe Maynial, Ares edizioni
La guerra è finita, almeno ufficialmente. Nel 1945 in Francia può ricominciare a suonare La vie en rose, mentre nell’Europa orientale la pace assomiglia ancora terribilmente alla guerra. Ci sono città distrutte, prigionieri da rimpatriare, ospedali, campi, strade impraticabili e migliaia di persone disperse nel continente.
È in questo scenario che Philippe Maynial ricostruisce la storia di Madeleine Pauliac e delle donne che formarono quello che sarebbe diventato lo Squadrone blu.
Pauliac, medico dell’esercito francese, viene inviata dal generale Charles de Gaulle a Varsavia e partecipa alla complessa operazione per riportare in patria centinaia di migliaia di francesi rimasti nell’Europa dell’Est alla fine del conflitto. A raggiungerla sono undici infermiere e autiste della Croce Rossa francese, riconoscibili dalle uniformi blu donate dagli americani.
Queste donne compiono più di duecento missioni e percorrono circa quarantamila chilometri attraverso un continente devastato, mentre l’alleanza che aveva contribuito alla sconfitta del nazismo lascia rapidamente spazio alla contrapposizione tra blocco occidentale e Unione Sovietica.
La Storia, vista da qui, cambia dimensione. Non è più soltanto la sequenza di conferenze, eserciti e decisioni diplomatiche che conduce dalla Seconda guerra mondiale alla Guerra fredda, perché assume la forma concreta di persone che devono attraversare una strada distrutta, recuperare qualcuno da un ospedale o negoziare in un territorio sottoposto al controllo sovietico.
Ed è proprio questa prospettiva a rendere il libro particolarmente interessante. Quando pensiamo al 1945, siamo abituati a immaginare la fine: la liberazione, la resa, il ritorno. Le ragazze dello Squadrone blu racconta invece ciò che viene dopo, ricordandoci che una guerra non termina nello stesso momento in cui viene firmato un documento. Per milioni di persone il dopoguerra significò continuare a sopravvivere tra le conseguenze materiali e politiche del conflitto.
La vicenda di Madeleine Pauliac aggiunge poi un altro elemento: recuperare il ruolo delle donne in una storia del Novecento raccontata per molto tempo principalmente attraverso figure maschili. Non come presenze laterali, ma come protagoniste di operazioni che richiedevano coraggio, competenze e capacità di prendere decisioni in condizioni estreme.
Pauliac morirà nel 1946, a trentatré anni, durante una missione, in un incidente automobilistico. Maynial, suo nipote, recupera la sua vicenda anche attraverso gli archivi familiari, trasformando una memoria privata in una storia collettiva. La sua esperienza ha inoltre contribuito a ispirare Agnus Dei, film del 2016 diretto da Anne Fontaine.
È il saggio da scegliere se in vacanza cercate una storia vera capace di avere il ritmo e l’intensità emotiva della narrativa, ma volete anche conoscere una pagina meno frequentata dell’Europa del dopoguerra.
“Corpi politici. Analisi transfemministe, queer e antirazziste“, a cura di Sara Garbagnoli e Francesca R. Recchia Luciani, manifestolibri
Che cosa significa dire che un corpo è politico? La domanda può sembrare astratta finché non cominciamo a osservare quante decisioni apparentemente personali siano attraversate dalle aspettative sociali: come dovremmo apparire, quali identità vengono riconosciute, quali relazioni sono considerate legittime, chi può occupare determinati spazi, quali corpi vengono protetti e quali sono maggiormente esposti alla discriminazione.
Corpi politici parte precisamente da questo terreno e raccoglie contributi nati nell’ambito dei seminari dello Sherocco Festival, mettendo in dialogo studi di genere e sessualità, prospettive queer, transfemministe, antirazziste e teorie intersezionali.
Il punto centrale non è offrire una spiegazione unica del presente, ma interrogare ciò che siamo abituati a percepire come naturale. Molte gerarchie, categorie e norme sembrano infatti ovvie proprio perché sono state interiorizzate; ricostruirne la dimensione storica e politica significa capire che ciò che una società considera normale non è necessariamente universale né immutabile.
Qui diventa fondamentale l’approccio intersezionale, perché genere, classe, razzializzazione, sessualità e altre dimensioni dell’esperienza non agiscono in compartimenti separati. Le disuguaglianze possono sovrapporsi e produrre condizioni differenti a seconda della posizione occupata da ciascuna persona nella società.
Il corpo diventa allora il luogo in cui strutture apparentemente astratte acquistano conseguenze concrete. Parlare di potere non significa soltanto parlare di governi o istituzioni, ma osservare chi può essere visibile senza correre rischi, chi viene ascoltato, chi deve continuamente giustificare la propria esistenza e quali vite vengono considerate conformi alle aspettative sociali.
La natura collettiva del volume permette inoltre di incontrare voci e prospettive differenti, tra cui contributi di Juliet Drouar, Alice Coffin, Irene Villa, Adriano Habed, Francesca R. Recchia Luciani, Ethan Bonali, Francesca Fadda e Agnieszka Graff.
Tra i tre libri proposti è certamente quello che richiede maggiore disponibilità a fermarsi sulle idee, ma è anche quello che può accompagnare meglio una lettura frammentata: un contributo, una pausa, una riflessione, poi magari un altro capitolo. Non serve affrontarlo come un manuale universitario da terminare per forza in ordine. Può diventare piuttosto una raccolta di strumenti con cui tornare a osservare il presente.
Perché mettere un saggio nella borsa da mare
Un supereroe che sfida la gravità, undici donne che attraversano le rovine dell’Europa e una raccolta che interroga il rapporto tra corpi e potere sembrano non avere nulla in comune. In realtà raccontano tre delle cose che la saggistica sa fare meglio: prendere qualcosa che crediamo di conoscere, cambiare il punto di osservazione e restituircelo più complesso.
Kakalios mostra che dietro una vignetta può nascondersi una lezione di fisica; Maynial recupera persone rimaste ai margini del grande racconto storico; Corpi politici ci invita invece a riconoscere strutture sociali proprio là dove siamo abituati a vedere soltanto scelte individuali.
Forse, allora, il saggio giusto per l’estate non deve necessariamente essere più leggero. Deve essere abbastanza interessante da farci dimenticare che stiamo imparando qualcosa e, tra una nuotata e un pomeriggio all’ombra, possiamo tornare dalle vacanze con qualche domanda in più rispetto a quando siamo partiti.

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