3 libri amati da Björk da leggere per scoprire il lato più libero e visionario della letteratura

Quali libri possono affascinare una delle artiste più originali della musica contemporanea? Tra le letture amate da Björk troviamo “Storia dell’occhio” di Georges Bataille, “Il cornetto acustico” di Leonora Carrington e i “Diari” di Anaïs Nin. Tre opere molto diverse, accomunate dal desiderio di esplorare la libertà individuale, l’immaginazione, il corpo e l’identità. Dalla trasgressione…

3 libri amati da Björk da leggere per scoprire il lato più libero e visionario della letteratura

La musicista islandese, Björk, ha attraversato generi, sperimentazioni sonore, arti visive e immaginari fantastici, dando vita a una produzione nella quale la natura incontra la tecnologia, il corpo diventa uno strumento espressivo e le emozioni assumono forme spesso imprevedibili. La sua musica sembra sfuggire continuamente alle classificazioni, proprio come i libri che hanno alimentato la sua immaginazione.

Conoscere le letture di un’artista come Björk significa avvicinarsi a un mondo culturale nel quale letteratura, filosofia, femminismo e surrealismo dialogano tra loro. Non sorprende, quindi, che tra gli scrittori e le scrittrici da lei apprezzati compaiano personalità che hanno sfidato le convenzioni artistiche e sociali del proprio tempo. Georges Bataille ha esplorato gli aspetti più controversi del desiderio e della trasgressione, Leonora Carrington ha trasformato il fantastico in uno strumento di libertà creativa e Anaïs Nin ha utilizzato la scrittura autobiografica per indagare la complessità della vita interiore femminile.

Questi tre nomi compaiono in una selezione pubblicata dal profilo culturale Instagram tsz.arts, dedicata ai libri preferiti della cantante. La loro presenza trova riscontro anche in dichiarazioni e interviste di Björk, sebbene non costituiscano una classifica ufficiale. Nel 2012, per esempio, la musicista parlava con entusiasmo del romanzo di Carrington in un’intervista al Guardian, mentre ha più volte raccontato il suo rapporto profondo con i diari di Anaïs Nin. Anche “Storia dell’occhio” compare da tempo nelle ricostruzioni delle sue letture predilette.

Sono libri che permettono di individuare alcuni elementi ricorrenti anche nell’opera musicale di Björk: l’interesse per le trasformazioni del corpo, la ricerca di linguaggi alternativi, l’importanza dell’immaginazione e il desiderio di esprimere emozioni difficili da ricondurre alle convenzioni sociali. Leggerli significa entrare in contatto con tre modi radicalmente differenti di intendere la letteratura, ma anche comprendere perché una musicista tanto sperimentale possa riconoscersi in autori che hanno scelto di mettere continuamente in discussione i confini della realtà.

3 libri letti e amati da Björk

“Storia dell’occhio” di Georges Bataille, SE Edizioni

Pubblicato originariamente nel 1928 sotto lo pseudonimo di Lord Auch, “Storia dell’occhio” è uno dei testi più provocatori della letteratura francese del Novecento. Georges Bataille costruisce un racconto breve ed estremo nel quale due giovani protagonisti, il narratore e Simone, intraprendono un percorso di trasgressione sessuale che conduce progressivamente verso esperienze sempre più inquietanti. Il romanzo intreccia desiderio, violenza, simbolismo e morte, trasformando la narrazione in un’esplorazione dei limiti dell’esperienza umana.

La particolarità dell’opera risiede soprattutto nella sua costruzione simbolica. L’occhio, apparentemente un elemento concreto del corpo, diventa il centro di una serie di trasformazioni visive e metaforiche attraverso le quali Bataille collega oggetti, gesti e immagini differenti. L’autore sviluppa così un linguaggio nel quale la realtà perde progressivamente i propri riferimenti abituali, mentre il corpo viene rappresentato come uno spazio nel quale desiderio e paura si incontrano. La provocazione non costituisce soltanto uno strumento per scandalizzare il lettore, ma diventa parte di una riflessione più ampia sui tabù e sui limiti imposti dalla cultura.

Per comprendere il significato del romanzo è importante considerare anche il pensiero filosofico di Bataille, profondamente interessato al rapporto tra erotismo, sacro e trasgressione. Secondo lo scrittore, l’essere umano vive all’interno di sistemi di regole necessari alla convivenza sociale, ma sperimenta continuamente il desiderio di oltrepassarli. La trasgressione nasce proprio da questa tensione, perché il limite esercita un fascino tanto maggiore quanto più appare invalicabile. Nel romanzo, il desiderio diventa quindi un’esperienza capace di destabilizzare le categorie attraverso le quali siamo abituati a interpretare il mondo.

Il collegamento con Björk risulta particolarmente interessante se osserviamo la centralità del corpo nella sua produzione artistica. Le sue canzoni e i suoi videoclip hanno spesso esplorato la fisicità come spazio di metamorfosi, vulnerabilità e invenzione, attraverso immagini che possono apparire sensuali, disturbanti oppure profondamente poetiche. Non significa che l’artista riproduca direttamente l’immaginario di Bataille, ma che entrambi riconoscono nel corpo una dimensione espressiva capace di andare oltre le convenzioni.

“Storia dell’occhio” è una lettura impegnativa, destinata a un pubblico adulto e consapevole dei suoi contenuti sessualmente espliciti e violenti. È particolarmente interessante per chi desidera approfondire la letteratura della trasgressione, il rapporto tra erotismo e filosofia e quelle forme di sperimentazione narrativa che hanno contribuito a modificare profondamente il panorama culturale del Novecento.

“Il cornetto acustico” di Leonora Carrington, traduzione di Ginevra Bompiani, Adelphi

Se “Storia dell’occhio” esplora la trasgressione attraverso il corpo, “Il cornetto acustico” di Leonora Carrington ci conduce in un universo nel quale l’immaginazione sembra rifiutare qualsiasi regola razionale. Pubblicato originariamente negli anni Settanta, il romanzo rappresenta una delle espressioni più affascinanti della creatività surrealista e permette di entrare nel mondo di una scrittrice e pittrice che ha trasformato il fantastico in uno strumento di ribellione culturale. L’opera è disponibile in italiano grazie ad Adelphi, nella traduzione di Ginevra Bompiani.

La protagonista è Marian Leatherby, un’anziana signora di novantanove anni che vive con la famiglia e che, a causa della sordità, fatica a comprendere ciò che accade intorno a lei. Quando un’amica le regala un particolare cornetto acustico, Marian riesce finalmente ad ascoltare le conversazioni dei parenti e scopre che hanno intenzione di trasferirla in un istituto per anziane. Quello che potrebbe sembrare l’inizio di una storia malinconica sulla vecchiaia si trasforma rapidamente in un’avventura surreale, popolata da personaggi eccentrici, rituali misteriosi, edifici improbabili e situazioni che sembrano provenire direttamente da un sogno.

L’istituto nel quale Marian viene trasferita, la Confraternita del Pozzo di Luce, è un luogo dominato da un’organizzazione bizzarra, nella quale il linguaggio della spiritualità si mescola a pratiche di controllo e a un’autorità apparentemente incontestabile. Carrington utilizza questa ambientazione per costruire una satira delle istituzioni che pretendono di stabilire come le persone debbano vivere, comportarsi e pensare. La protagonista, considerata ormai troppo anziana per scegliere autonomamente il proprio destino, diventa invece il centro di una narrazione nella quale curiosità, immaginazione e indipendenza conservano tutta la loro forza.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo riguarda proprio la rappresentazione dell’età femminile. Marian appartiene a una categoria di donne che la società tende spesso a rendere invisibili, come se il valore di un’esistenza diminuisse progressivamente con l’invecchiamento. Carrington capovolge questa prospettiva, affidando a una donna anziana la possibilità di scoprire un mondo straordinario e di mettere in discussione le regole che la circondano. La vecchiaia smette così di essere soltanto una stagione di rinunce e diventa un territorio di trasformazione, attraversato da nuove esperienze e possibilità imprevedibili.

Il surrealismo dell’autrice possiede inoltre una dimensione profondamente femminista. Nel mondo di Carrington, la fantasia permette di sottrarsi alle classificazioni imposte dall’esterno, mentre le creature e gli eventi più assurdi rivelano spesso la natura arbitraria delle convenzioni sociali. L’immaginazione diventa quindi uno spazio di emancipazione, capace di offrire alternative a una realtà nella quale il potere pretende continuamente di definire ciò che è normale.

Non sorprende che Björk abbia espresso un entusiasmo particolare per questo libro. Nel 2012, intervistata dal Guardian, la musicista ne celebrava la libertà creativa, l’umorismo e la capacità di inventare regole proprie. Sono caratteristiche che ritroviamo anche nel suo universo artistico, dove creature fantastiche, metamorfosi naturali e immagini surreali convivono con riflessioni profondamente umane.

“Il cornetto acustico” è dunque una lettura ideale per chi ama le storie eccentriche, le protagoniste fuori dagli schemi e i romanzi che utilizzano il fantastico per raccontare qualcosa di profondamente reale. È anche una porta d’ingresso privilegiata all’opera di Leonora Carrington, artista che ha saputo trasformare la propria immaginazione in una forma di libertà.

“Diario. Vol. 1: 1931-1934” di Anaïs Nin, traduzione di Delfina Vezzoli, Bompiani

Tra le scrittrici che hanno influenzato maggiormente l’immaginario personale di Björk, Anaïs Nin occupa un posto particolare. La musicista ha raccontato più volte di aver letto e riletto i suoi diari durante la giovinezza, riconoscendo nella loro struttura un modo rivoluzionario di considerare l’esistenza femminile. In un’intervista del 2022 ha spiegato di essere rimasta affascinata dalla scelta di Nin di documentare la propria vita attraverso tutte le sue trasformazioni, attribuendo valore a ogni fase dell’esperienza umana. Un principio che Björk ha successivamente riconosciuto anche nel proprio percorso di artista.

Per avvicinarsi a questa produzione autobiografica, un punto di partenza particolarmente interessante è “Diario. Vol. 1: 1931-1934”, pubblicato in italiano da Bompiani nella traduzione di Delfina Vezzoli, con la curatela di Gunther Stuhlmann. Il volume raccoglie gli scritti relativi a un periodo fondamentale della vita dell’autrice, quando Nin viveva nei dintorni di Parigi e frequentava ambienti artistici e letterari che avrebbero contribuito a definire la sua sensibilità intellettuale.

Tra gli incontri più significativi raccontati in queste pagine compaiono quelli con Henry Miller e June Miller, figure fondamentali nella costruzione dell’immaginario sentimentale e letterario della scrittrice. Accanto alle relazioni personali trovano spazio riflessioni sulla creazione artistica, sulla psicoanalisi, sul desiderio e sulla necessità di sviluppare una voce autonoma. Nin racconta le proprie esperienze senza limitarsi alla successione degli avvenimenti, ma trasformando ogni incontro e ogni emozione in un’occasione per interrogarsi sulla propria identità.

Il valore dei diari risiede proprio in questa capacità di considerare la vita interiore come un territorio degno di essere esplorato attraverso la letteratura. In un contesto culturale nel quale le esperienze femminili erano spesso rappresentate attraverso lo sguardo maschile, Anaïs Nin costruisce uno spazio narrativo nel quale desideri, paure, contraddizioni e ambizioni vengono raccontati dall’interno. La scrittura diventa un esercizio di conoscenza, ma anche una forma di libertà attraverso la quale sottrarsi alle aspettative sociali.

Particolarmente interessante è il rapporto tra autobiografia e invenzione letteraria. I diari di Nin non possono essere considerati una semplice registrazione neutrale degli avvenimenti, perché la scrittrice organizza e interpreta continuamente la propria esperienza. La memoria viene trasformata in racconto, mentre la costruzione dell’identità procede attraverso la selezione delle parole e dei ricordi. Questa caratteristica rende la sua opera particolarmente significativa per comprendere le origini di alcune forme contemporanee di scrittura autobiografica e autofinzionale.

La dimensione femminista della sua produzione emerge inoltre dalla volontà di attribuire importanza a esperienze considerate per lungo tempo secondarie. Le relazioni intime, il desiderio, il rapporto con il corpo e le trasformazioni psicologiche diventano argomenti attraverso i quali indagare la posizione delle donne nella società. Nin rivendica la possibilità di raccontare l’esistenza femminile nella sua complessità, senza ridurla a una sequenza di ruoli prestabiliti.

È proprio questo aspetto ad aver affascinato Björk. La musicista ha spiegato di aver riconosciuto nei diari una particolare attenzione al valore di tutte le età della vita. Ogni stagione dell’esistenza merita di essere raccontata, perché ogni trasformazione contribuisce alla costruzione dell’identità. Nel corso della sua carriera, Björk ha sviluppato un’idea della produzione artistica che attraversa il tempo insieme alla persona che crea, accogliendo i cambiamenti come parte integrante del proprio linguaggio.

I “Diari” di Anaïs Nin rappresentano quindi una lettura preziosa per chi ama la letteratura introspettiva, le scritture autobiografiche e i racconti che esplorano il rapporto tra creatività e identità. Sono opere che invitano a riconoscere nella propria esperienza quotidiana una materia narrativa degna di attenzione, ricordandoci che comprendere se stessi è un percorso destinato a trasformarsi continuamente.

Che cosa raccontano le letture di Björk del suo universo artistico?

Osservati insieme, questi tre libri permettono di riconoscere una particolare concezione della creatività. Georges Bataille esplora i confini del desiderio e della rappresentazione del corpo, Leonora Carrington utilizza il surrealismo per mettere in discussione le regole della realtà, mentre Anaïs Nin trasforma l’esperienza personale in uno strumento di conoscenza e di emancipazione. Ognuno di questi autori cerca, attraverso la letteratura, di dare forma a dimensioni dell’esistenza che spesso sfuggono al linguaggio ordinario.

È una ricerca che ritroviamo anche nella musica di Björk, dove le emozioni diventano paesaggi sonori, la natura si mescola alla tecnologia e l’identità viene rappresentata come qualcosa di vivo, mutevole e continuamente aperto alla trasformazione. La sua produzione artistica sembra ricordarci che la libertà creativa nasce spesso dalla capacità di attraversare linguaggi differenti, rifiutando le classificazioni che pretendono di separare rigidamente arte, esperienza e immaginazione.

Leggere “Storia dell’occhio”, “Il cornetto acustico” e i “Diari” di Anaïs Nin significa quindi scoprire tre esperienze letterarie profondamente diverse, accomunate dalla volontà di esplorare ciò che rende ogni essere umano irriducibile a una definizione. Ed è forse proprio questa la qualità che meglio rappresenta l’universo di Björk: la capacità di considerare la creatività come una forma di libertà attraverso la quale continuare a reinventare il proprio modo di abitare il mondo.