3 fumetti da leggere durante il ponte del 25 aprile

Il ponte del 25 aprile è uno di quei momenti in cui ci si concede una pausa, ma non necessariamente il silenzio. Anzi, spesso è proprio in queste parentesi che nasce il desiderio di immergersi in storie che riescano a tenerci dentro, senza chiedere troppo, ma lasciando qualcosa. I fumetti sono un’ottima scelta per accompagnare…

3 fumetti da leggere durante il ponte del 25 aprile

Il ponte del 25 aprile è uno di quei momenti in cui ci si concede una pausa, ma non necessariamente il silenzio. Anzi, spesso è proprio in queste parentesi che nasce il desiderio di immergersi in storie che riescano a tenerci dentro, senza chiedere troppo, ma lasciando qualcosa. I fumetti sono un’ottima scelta per accompagnare queste letture.

Il fumetto, in questo senso, ha una capacità particolare. Non è solo narrazione, non è solo immagine. È un linguaggio che lavora per sottrazione e intensità, che può essere attraversato rapidamente ma che resta a lungo nella memoria. Un fumetto si legge in poche ore, ma continua a parlare anche dopo. I fumetti possono davvero arricchire la nostra esperienza di lettura.

Per questo il ponte diventa il momento perfetto per scegliere storie che non siano solo intrattenimento, ma esperienze. Tre fumetti molto diversi tra loro, ma accomunati da una stessa tensione: raccontare il mondo, e le persone che lo attraversano, senza semplificare. Non perdere l’occasione di scoprire nuovi fumetti.

3 fumetti da non perdere

Tre fumetti, tre modi diversi di raccontare il mondo. Un Medioevo duro e stratificato, una contemporaneità fragile e complessa, un’introspezione delicata sulle relazioni.

Il ponte del 25 aprile diventa così l’occasione per fermarsi e scegliere storie che non siano solo un passatempo, ma un modo per guardare meglio ciò che ci circonda. Perché a volte basta poche ore di lettura per cambiare prospettiva.

Rebecca”, di Anna Brandoli e Renato Queirolo, Oblomov

“Rebecca” è uno di quei fumetti che non cercano di piacere a tutti, e proprio per questo restano. La protagonista è una giovane donna in fuga, una zingara che decide di sottrarsi a una punizione brutale, il taglio del naso per adulterio, e di attraversare un mondo che non è fatto per accoglierla.

Il Medioevo raccontato da Anna Brandoli e Renato Queirolo non è mai decorativo. Non c’è romanticismo, non c’è nostalgia. È un ambiente duro, sporco, attraversato da violenza, superstizione e potere. Bande armate, soldati di ventura, eretici perseguitati. Tutto contribuisce a costruire un contesto in cui sopravvivere significa adattarsi continuamente.

Rebecca si muove dentro questo spazio con una forza che non è mai retorica. Non è un’eroina nel senso classico. È una figura complessa, intelligente, capace di leggere le situazioni e di usare ciò che sa per trovare un posto, anche temporaneo, dentro un sistema che la respinge.

La bellezza del personaggio sta anche nella sua imperfezione. Il volto disegnato da Brandoli è spigoloso, irregolare, lontano dagli standard estetici più rassicuranti. È una scelta precisa, che restituisce autenticità e che rafforza l’idea di una protagonista fuori norma.

Il fumetto lavora molto sul rapporto tra individuo e contesto. Rebecca porta con sé conoscenze, saperi, intuizioni che diventano strumenti di sopravvivenza. Ma allo stesso tempo crea legami, soprattutto con altre donne, costruendo una rete di solidarietà che emerge come una delle poche possibilità di resistenza.

La narrazione è densa, mai semplificata. Le tavole richiedono attenzione, ma restituiscono un’esperienza visiva e narrativa potente. “Rebecca” non è una lettura leggera nel senso più superficiale, ma è perfetta per chi vuole un fumetto che resti, che abbia peso, che non si esaurisca nell’immediato.

Sibylline”, di Sixtine Dano, Bao Publishing

“Sibylline” è un fumetto che lavora su una materia estremamente contemporanea, e lo fa con una delicatezza che spiazza. La storia di Raphaelle potrebbe essere quella di molte persone oggi. Arrivare in una grande città con un progetto, con un sogno, e scoprire che la realtà economica non lascia spazio.

Il punto di svolta è semplice e allo stesso tempo destabilizzante. Un’app. Un modo per incontrare uomini facoltosi e ottenere denaro. Non è una scelta che viene raccontata con giudizio, ma come una possibilità che si apre in un contesto preciso.

Il fumetto segue questa traiettoria senza forzature. Non cerca il dramma a tutti i costi, ma costruisce una narrazione fatta di piccoli passaggi, di decisioni che sembrano temporanee e che invece cambiano tutto. Raphaelle non è mai ridotta a un ruolo. Resta sempre una persona che cerca di capire cosa sta facendo e perché.

Uno degli elementi più forti del libro è il modo in cui affronta il tema del potere nelle relazioni. Non solo quello economico, ma anche quello emotivo, simbolico. Ogni incontro diventa uno spazio in cui si ridefiniscono equilibri, aspettative, confini.

Il titolo, “Sibylline”, richiama qualcosa di ambiguo, di non completamente leggibile. Ed è esattamente così che si sviluppa la storia. Non ci sono risposte nette, non c’è una direzione chiara. C’è un percorso che si costruisce mentre accade.

Il tratto grafico accompagna questa sensazione. Non è mai invadente, ma sostiene la narrazione, lasciando spazio alle emozioni. Le immagini non spiegano, ma suggeriscono.

“Sibylline” è un fumetto che parla del presente senza alzare la voce. E proprio per questo riesce a essere incisivo. Racconta la precarietà, il desiderio, la paura di perdere se stessi, senza mai trasformarli in slogan.

Quello che la pioggia non dice. Volume 2”, di Okaya Izumi, Bao Publishing

Il secondo volume di “Quello che la pioggia non dice” chiude una storia che ha scelto fin dall’inizio una direzione precisa. Non raccontare l’amore nel modo in cui siamo abituati a vederlo, ma interrogarlo.

Ame è una protagonista insolita. Non è sola perché non trova qualcuno, è sola perché sta bene così. Non sente il bisogno di una relazione sentimentale, e soprattutto non riesce a immaginare cosa significhi davvero averne una. Questo la rende un personaggio profondamente contemporaneo, perché mette in discussione un’idea considerata quasi obbligatoria.

Il fumetto costruisce un parallelo con la collega Kenbishi, che invece vive una relazione clandestina con un superiore. Due posizioni opposte, due modi di stare dentro o fuori il desiderio.

La narrazione si sviluppa come un’osservazione. Non c’è mai un giudizio, ma un continuo tentativo di capire. Cosa significa essere felici? Cosa significa sentirsi realizzati? E soprattutto, è necessario passare attraverso una relazione per rispondere a queste domande?

Il formato, che richiama quello di un reality, aggiunge un ulteriore livello. I personaggi si raccontano, si espongono, si osservano. Questo crea una distanza che permette al lettore di riflettere insieme a loro.

Il tratto è delicato, quasi leggero, ma non superficiale. Le emozioni emergono lentamente, senza mai essere forzate. È un fumetto che richiede attenzione, ma che restituisce molto.

“Quello che la pioggia non dice” è una storia che parla di identità, di relazioni e della possibilità di esistere anche fuori dalle aspettative. E lo fa con una dolcezza che non semplifica, ma accoglie.